Le sementi, i brevetti e il conto di chi coltiva
Dal 2028 l'Europa tratterà le piante modificate come quelle convenzionali, ma i brevetti restano e le licenze si trattano in privato. Oggi è un prezzo, domani può essere il diritto di coltivare
Strasburgo, 17 giugno 2026. Il Parlamento europeo approva in via definitiva il regolamento sulle nuove tecniche genomiche e la relatrice, la svedese Jessica Polfjärd, lo definisce "una vittoria storica per il futuro dell'Europa e per gli agricoltori europei". Fuori dall'emiciclo, il giorno prima, una coalizione di agricoltori, allevatori, ambientalisti e cittadini ha manifestato per chiedere il respingimento del provvedimento: tra loro Slow Food, Greenpeace, il Centro Internazionale Crocevia.
La riforma è passata con un largo consenso e un dettaglio che vale più del consenso. Nella prima lettura, nell'aprile 2024, il Parlamento aveva chiesto il divieto di brevettare le piante ottenute con queste tecniche. Il divieto non c'è.

Di cosa parliamo
Il regolamento (UE) 2026/1388 è in vigore dal 16 luglio 2026 ma si applica dal 17 luglio 2028: due anni di vuoto, in cui la Commissione deve scrivere gli atti attuativi e le piante modificate restano sotto le vecchie regole sugli organismi geneticamente modificati. Il testo divide le piante in due categorie, toglie l'etichettatura ai prodotti della prima, esclude le nuove tecniche dal biologico e lascia i brevetti dove sono. Sopra i brevetti c'è una piattaforma privata, creata dai maggiori sementieri, che dichiara di coprire il 95 per cento dei tratti brevettati nelle varietà commerciali. Sotto ci sono gli agricoltori europei, i piccoli costitutori, la filiera biologica e — questa è la parte che si vede meno — i sistemi agricoli dei paesi che comprano sementi invece di produrle.
Come funziona
Le nuove tecniche genomiche modificano il DNA di una pianta senza inserire geni di altre specie: mutagenesi mirata e cisgenesi. La differenza con gli organismi geneticamente modificati classici è che il risultato può essere indistinguibile da una mutazione naturale, e questo è l'argomento su cui si regge la riforma.
Il regolamento costruisce due corsie. Le piante di categoria 1 sono quelle con modifiche limitate, considerate equivalenti a varietà ottenibili con la selezione convenzionale: escono dal regime OGM, non vanno etichettate come tali e non richiedono una valutazione del rischio. Resta un obbligo di etichettatura sui sacchetti di sementi e l'iscrizione in una banca dati pubblica, per consentire all'agricoltore una scelta informata. Le piante di categoria 2 restano sotto la normativa OGM, con valutazione del rischio, autorizzazione preventiva ed etichettatura. Le nuove tecniche sono escluse dalla produzione biologica, e gli Stati possono vietare la coltivazione delle categoria 2 sul loro territorio.
Il calendario che conta
Cinque luglio 2023: la Commissione presenta la proposta. Aprile 2024: prima lettura del Parlamento. Quattordici marzo 2025: il Consiglio adotta il mandato negoziale. Sei maggio 2025: primo trilogo. Tra il 3 e il 4 dicembre 2025 l'accordo provvisorio, sotto presidenza danese. Ventuno aprile 2026: il Consiglio adotta formalmente la sua posizione. Diciassette giugno 2026: approvazione finale. Sedici luglio 2026: entrata in vigore. Diciassette luglio 2028: applicazione.
I due anni non sono una pausa tecnica. Entro il 2028 la Commissione deve adottare gli atti delegati e di esecuzione che definiscono come si verifica lo stato di categoria 1 e come si presenta la domanda per la categoria 2. La consultazione pubblica preparatoria si è chiusa il 28 settembre 2026, la conferenza di implementazione è convocata per il 3 dicembre 2026. In quella finestra si decide la parte operativa: quali dati servono, chi li verifica, quanto costa stare nel sistema. Fino al 2028 la vecchia direttiva del 2001 resta in vigore, e con essa l'etichettatura.
La richiesta caduta sul brevetto
Nella prima lettura dell'aprile 2024 il Parlamento europeo aveva chiesto di vietare la brevettabilità delle piante di entrambe le categorie, per evitare incertezza giuridica, aumento dei costi e dipendenza di agricoltori e allevatori. L'accordo di trilogo del dicembre 2025 ha stabilito che la materia resta regolata dalla direttiva 98/44 sulla protezione delle invenzioni biotecnologiche. Il testo finale non contiene restrizioni sui brevetti delle sementi: la possibilità di brevettare c'è, con le regole ordinarie, più una tutela sul diritto dell'agricoltore di conservare e reimpiantare il seme.
Il 3 giugno 2026, due settimane prima del voto, IFOAM Organics Europe aveva scritto che l'accordo "non contiene alcuna disposizione efficace per limitare la portata dei brevetti e proteggere la libertà operativa dei costitutori europei tradizionali". Il 17 giugno la deputata dei Verdi Cristina Guarda, in commissione Agricoltura, ha messo la domanda in forma diretta: "Vogliamo rendere gli agricoltori più liberi di autogestire la propria attività e ridurre i costi di produzione oppure vogliamo renderli più dipendenti dalle grandi multinazionali che decidono il bello e il cattivo tempo?". Ha aggiunto un rischio concreto: se una varietà sviluppata in azienda somiglia a una brevettata, la contaminazione accidentale può diventare un contenzioso.
La piattaforma che gestisce l'accesso
Se i brevetti restano, la domanda successiva è chi li amministra. La risposta è una società privata senza scopo di lucro creata nel 2023 dai maggiori sementieri europei: l'Agricultural Crop Licensing Platform.
Cosa |
Dato |
|---|---|
Soci fondatori | BASF, Bayer, Corteva, Elsoms-Ackerman, Europlant, HZPC, KWS, Limagrain, Syngenta |
Copertura dichiarata | circa il 95% dei tratti brevettati nelle varietà commerciali di colture agricole |
Dove si dichiarano i brevetti | database PINTO, ospitato sul sito di Euroseeds, l'associazione sementiera europea |
Come si fissa il prezzo | contratto standard, royalty negoziato bilateralmente e in modo riservato |
Se non si trova l'accordo | dopo sei mesi decidono tre arbitri indipendenti |
Durata dell'impegno dei fondatori | fino ad aprile 2031, con cinque anni di validità residua delle licenze in caso di uscita |
Estensione | dal febbraio 2026 anche colture ornamentali, frutticole e forestali |
I numeri sono dichiarati dalla piattaforma stessa, e sono la parte più interessante della vicenda. Una riforma che doveva regolare la materia affida l'accesso ai caratteri genetici a un'infrastruttura privata governata dalle imprese che l'hanno voluta, con il prezzo delle licenze coperto da riservatezza e le controversie risolte in arbitrato. La piattaforma sostiene che il suo ruolo è impedire situazioni monopolistiche e dare certezza giuridica, soprattutto alle piccole e medie imprese sementiere, e che il costo di adesione è contenuto.
Cosa viene brevettato
Il 9 giugno 2026 l'iniziativa No Patents on Seeds ha pubblicato una ricerca su un fenomeno che la legge avrebbe dovuto chiudere. Nel 2025 sono state individuate circa quaranta domande di brevetto internazionali che rivendicano piante alimentari ottenute con selezione convenzionale, presentando come invenzione tecnica varianti genetiche presenti in natura. Nel 2017 una modifica alle regole dell'Ufficio europeo dei brevetti doveva escludere la brevettabilità dei procedimenti essenzialmente biologici. L'ufficio continua a concedere quei brevetti: casi recenti riguardano mais, lattuga, spinaci e pomodori ottenuti selezionando le varianti rivendicate e incrociandole. La coordinatrice del progetto, Johanna Eckhardt, ha riassunto la distanza tra le dichiarazioni e i fatti: secondo l'Ufficio, i rappresentanti dell'industria e i politici le piante da selezione convenzionale non sono brevettabili, e la ricerca mostra che accade l'opposto.
Sul fronte delle nuove tecniche il conteggio è di altra scala. L'organizzazione austriaca Arche Noah, il giorno del voto, ha stimato in circa duemila le domande di brevetto presentate nel mondo su piante ottenute con le nuove tecniche genomiche, citando tra gli esempi un brevetto concesso alla tedesca KWS su un mais a digeribilità migliorata, ottenuto con selezione classica.

Il conto per chi non può pagarlo
In Europa il brevetto sul seme è un costo di produzione. In gran parte dell'Africa è un'altra cosa.
La maggior parte del seme che si pianta nell'Africa subsahariana arriva da sistemi informali: selezione in azienda, scambio tra agricoltori, mercati locali. È il motivo per cui la protezione delle varietà vegetali, quando viene introdotta, cambia la vita quotidiana e non solo il conto economico: la pratica di conservare e scambiare il seme è l'infrastruttura.
Quella pratica è sotto pressione da anni. Il Centro Sud, organismo intergovernativo dei paesi in via di sviluppo, ha documentato che l'Organizzazione regionale africana per la proprietà intellettuale, l'Organizzazione africana per la proprietà intellettuale e alcuni blocchi commerciali del continente hanno adottato normative sulla protezione delle varietà vegetali modellate sull'Atto del 1991 della convenzione internazionale per la protezione delle nuove varietà vegetali, senza esservi obbligati. Il Protocollo di Arusha, adottato nel 2015 dall'organizzazione regionale africana, estende quel modello. A giugno 2025 la stessa organizzazione è entrata nel sistema di deposito elettronico delle domande di protezione varietale, che rende l'iter più rapido per chi brevetta.
In parallelo, i processi di armonizzazione delle leggi sul seme promossi dalle comunità economiche regionali hanno puntato a uniformare registrazione delle varietà e commercio, con l'effetto di restringere la circolazione del seme non certificato. Le organizzazioni contadine africane hanno contestato questi percorsi per un motivo semplice: un sistema costruito sulla registrazione formale e sui diritti esclusivi sposta l'accesso al seme dal campo al contratto.
Qui l'Europa conta anche quando non decide per gli altri. Le regole europee sui brevetti e sulla protezione delle varietà sono il modello che i negoziati commerciali esportano, e le multinazionali che dominano il mercato sono le stesse. Una riforma pensata per l'agricoltura europea definisce uno standard tecnico che viaggia.
Il caso che mostra che si può fare diversamente
Ci sono esempi che smentiscono l'idea che il brevetto porti necessariamente alla rendita. Il progetto TELA, mais transgenico tollerante alla siccità e resistente agli insetti sviluppato con la fondazione africana per la tecnologia agricola e il centro internazionale di miglioramento del mais, è stato sublicenziato senza royalty alla fondazione e alle aziende sementiere africane, che lo moltiplicano localmente. La tecnologia è protetta, il prezzo per il piccolo agricoltore no. Il modello esiste, è documentato, e non è quello che l'Europa ha scelto.
C'è anche il caso opposto, e serve a capire che il problema non è l'ideologia. Il Burkina Faso ha avviato nel 2016 la dismissione del cotone geneticamente modificato che aveva adottato anni prima: la fibra era più corta e il prodotto si vendeva a un prezzo inferiore. Gli agricoltori avevano guadagnato di più, la filiera industriale no. La tecnologia che non si adatta al contesto torna indietro, e il conto lo paga chi è più esposto.
L'Italia
L'Italia si è mossa prima del regolamento. Il progetto TEA4IT, coordinato dal Consiglio per la ricerca in agricoltura e l'analisi dell'economia agraria, lavora su vite, agrumi, riso, frumento, melanzana e pomodoro, con sperimentazioni in campo autorizzate dal Ministero dell'Ambiente. Sei prove sono già partite, altre tre sono previste nel 2026. Le piante sviluppate vengono analizzate per verificare la corrispondenza tra i risultati di laboratorio e il comportamento reale in campo.
Sul riso, che è la coltura dove l'Italia ha un vantaggio competitivo europeo, la sperimentazione è la parte visibile di una questione meno visibile: chi possiederà i caratteri di resistenza che rendono una varietà coltivabile con meno acqua e meno trattamenti. Se quei caratteri finiscono in un brevetto, la varietà italiana si coltiva pagando una licenza.
Posizione ADA
La riforma europea ha fatto una cosa giusta e una cosa comoda. Giusta: separare le piante che si possono ottenere anche con incroci tradizionali da quelle che richiedono una valutazione del rischio, perché il regime del 2001 era scritto per una tecnologia che non esisteva più. Comoda: togliere l'etichetta ai prodotti di categoria 1 senza toccare la rendita dei brevetti.
Il punto che sposta il giudizio non è la brevettabilità in sé. È che l'accesso ai caratteri genetici passa per una piattaforma privata in cui nove aziende dichiarano il 95 per cento dei tratti brevettati nelle varietà commerciali, il prezzo delle licenze è riservato e le controversie si chiudono in arbitrato. Il pubblico ha regolato l'etichetta e ha lasciato a un consorzio privato la funzione di infrastruttura. È la stessa scelta fatta con le autostrade e con le reti: la regola la scrive chi gestisce.
E c'è la parte che riguarda il futuro degli altri. Un sistema in cui il diritto di coltivare dipende dal prezzo di una licenza non è un problema africano: è la direzione in cui si muove un mercato che ha già concentrato la filiera. Oggi il conto si paga in euro per ettaro, e lo pagano gli agricoltori europei. Domani, in un continente dove il seme si scambia di mano tra vicini, si paga in accesso. La differenza tra le due cose la fanno i brevetti, e su quelli l'Europa ha deciso di non decidere.
(Trieste — 25 ottobre 2026 — ~2.700 parole)
🟢 Firma: ADA L. Agnesi
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Fatti
Dati verificati
Elemento |
Fonte |
Risultato |
|---|---|---|
Regolamento (UE) 2026/1388 adottato il 17 giugno 2026, in vigore dal 16 luglio, applicabile dal 17 luglio 2028 | ✅ | |
Nella prima lettura dell'aprile 2024 il Parlamento chiese il divieto di brevettare le piante NGT di entrambe le categorie | ✅ | |
La piattaforma di licenza dei sementieri dichiara di coprire circa il 95% dei tratti brevettati nelle varietà commerciali | ✅ dichiarazione di parte | |
Nel 2025 circa 40 domande di brevetto internazionali su piante alimentari da selezione convenzionale | ✅ | |
Circa 2.000 domande di brevetto nel mondo su piante ottenute con nuove tecniche genomiche | ✅ | |
ARIPO, OAPI e alcuni blocchi africani hanno adottato normative di protezione varietale basate sull'Atto UPOV 1991 senza obbligo | ✅ | |
Il mais TELA è sublicenziato senza royalty alla fondazione africana e alle aziende sementiere locali | ✅ |
Fonti
Fonte |
Aff. |
Bias |
Distorsioni |
|---|---|---|---|
5/5 | Istituzionale | Presenta la riforma come innovazione, non discute la brevettabilità | |
4/5 | Europeista | Dà ampio spazio alle critiche dei Verdi | |
4/5 | Economia circolare | Ricostruzione tecnica, poco sulle pressioni industriali | |
2/5 | Rivista di settore | Riporta le posizioni della piattaforma senza verifica | |
No Patents on Seeds — brevetti su piante da selezione convenzionale | 3/5 | Campagna, parte in causa | Interesse a dimostrare la violazione della regola del 2017 |
3/5 | ONG per la biodiversità agricola | Contro la deregolamentazione per statuto | |
3/5 | Federazione del biologico | Parte in causa, esclusa per legge dalle NGT | |
4/5 | Intergovernativo dei paesi in via di sviluppo | Prospettiva dichiaratamente critica sui diritti di proprietà intellettuale | |
3/5 | Parte del progetto | Descrive il modello di licenza dal suo punto di vista | |
3/5 | Ambientalista | Lettura critica delle biotecnologie | |
ACB — armonizzazione delle leggi sul seme in Africa orientale e australe | 3/5 | ONG africana | Contraria per statuto all'armonizzazione commerciale |
3/5 | Studio legale | Prospettiva dei professionisti della proprietà industriale | |
2/5 | Rivista di settore | Nessuna verifica indipendente dei numeri | |
4/5 | Centro di ricerca pubblico | Descrizione istituzionale del progetto | |
Consilium — il Consiglio adotta la posizione il 21 aprile 2026 | 5/5 | Istituzionale | Comunicato di parte istituzionale |