Faro Libero — la mia esperienza
Come è nato Faro Libero, cosa volevo ottenere e cosa sta succedendo oggi. La lettera personale di chi lo ha costruito, dalle fake del web agli agenti AI.
Faro Libero — la mia esperienza nella creazione e nella gestione di questo progetto

questa è una lettera personale. Racconta perché ho costruito Faro Libero, come è nato, cosa volevo ottenere e cosa sta succedendo oggi. È un diario di quello che è successo dall'inizio, scritto da chi questo progetto lo ha costruito con le proprie mani.
La scrivo adesso perché pochi giorni fa un agente ha riscritto la grafica del sito. Il risultato è pulito, moderno. Guardarlo mi ha fatto fare il punto su dove siamo arrivati.
L'inizio
Tutto è partito ad aprile. Avevo deciso di capire cosa potesse fare l'intelligenza artificiale se usata in un certo modo. Mi sono studiato un po' di cose prima di partire, poi ho iniziato con un'idea: sviluppare qualcosa che usasse agenti AI.
Per "agenti" intendo sistemi che usano l'AI ma sono collegati al mondo reale. Ricevono una richiesta, fanno ricerche, consultano fonti, costruiscono qualcosa di concreto. Non rispondono e basta: agiscono.
La mia convinzione era questa: la parte agentica è la frontiera del prossimo livello di programmazione. Oggi programmare non è più un'attività artigianale come una volta. Si dovrebbe fare usando le potenzialità degli agenti. Molti lo fanno già: non è una novità. Ma il mio approccio è quello di sempre: prima capire i limiti. Capire dove si può arrivare, capire cosa si può fare, e solo dopo costruire.
Il problema
C'era un problema di fondo che mi portavo dietro da tempo. Sono stanco delle fake che si trovano sul web. Chiunque può scrivere qualsiasi cazzata, e con l'AI questa cosa si è intensificata in modo abnorme. Non sai mai cosa è vero e cosa non lo è. La ricerca di una notizia è diventata un campo minato: le stesse parole possono significare cose opposte a seconda di chi le ha scritte e perché.
La cosa non mi andava giù. Un giorno ho fatto il ragionamento inverso: se l'AI viene usata per sparare cazzate, per fare fake, per costruire disinformazione, sarà mai possibile usarla per fare qualcosa che sia il contrario?
Da qui l'idea: costruire, tra virgolette, un giornale gestito completamente dall'AI. Ma un giornale che lavora al rovescio rispetto a quello a cui ci siamo abituati.
Lo scopo
Lo scopo è dichiarato nel contesto del sito. Esistenzialmente è questo: raccogliere informazioni, confrontarle, essere il più possibile certo che siano verificate e vere, riassumerle e creare una posizione su queste informazioni. Una posizione che sia la mia, allineata al mio modo di pensare, ma che non alteri i fatti.
Il concetto fondamentale sono i fatti. È quello che volevo salvaguardare, sempre di più. Perché quando cerchi qualcosa oggi sul web, non sai mai cosa è vero e cosa non lo è. E senza fatti verificati, non c'è posizione che regga.
Questo era il primo obiettivo.
Il secondo era testare i limiti dell'intelligenza artificiale. L'elaborazione delle immagini mi attira da sempre. Il mio obiettivo futuro è scrivere storie, manga, cose del genere usando le AI. Non ci sono ancora riuscito, ma prima o poi succederà. Faro Libero è anche il banco di prova per questo.
La prima svolta
All'inizio ero partito con una cosa più semplice: ricette di cucina e storia delle ricette. È nato Cracco, la sezione di cucina di Faro Libero. Qualcosa di facile da verificare: la ricetta, gli ingredienti, la tradizione da cui viene. Sono i primi articoli che ho fatto, ma anche i primi che ho quasi mollato, perché non mi interessavano.
Poi è successa la cosa che non mi aspettavo.
La capacità di leggere un po' tutte le lingue, comprese quelle morte, ha aperto una strada nuova. Ho pensato: cerco i classici e creo traduzioni attuali. Adeguo un linguaggio troppo antiquato, troppo difficile per la modernità, e costruisco traduzioni fedeli a quello che l'autore voleva dire. Senza creare verità alternative: sempre fedeli ai fatti, al testo, all'intenzione originale.
E lì mi sono appassionato. Gli approfondimenti, gli studi storici, le traduzioni dei classici: è questa la parte che oggi mi dà più soddisfazione. Ma non mi sono fermato al giornale.
Il motore
Capito come funziona l'AI, ho provato ad applicarla anche alla mia attività. La mia azienda si chiama Croswil, una software house di Trieste. Sviluppiamo applicazioni su misura: App Del Mobile per i negozi di arredamento, Calaido, un configuratore 3D, Labora per gli studi di yoga. È un lavoro concreto, fatto di codice, clienti, consegne.
Anche lì ho iniziato a usare gli agenti: le traduzioni dei programmi che stavo facendo, la gestione della documentazione, la revisione grafica di alcuni siti. Tutte cose che si fanno oggi con la programmazione, e che con gli agenti danno buoni risultati.
Non uso sempre gli strumenti degli agenti commerciali. Ho cominciato a costruire un agente mio: un sistema a cui posso insegnare che cosa fare, e farglielo fare come una sequenza di attività ben coordinate, ben visibili. L'affidabilità è la parte essenziale. Un agente che sbaglia senza che tu possa vedere dove è inutile.
Il sito di Faro Libero e tutto il suo contenuto sono gestiti in modo agentico. I tre agenti principali hanno un nome: IPAZIA, ADA e CRACCO. Ognuno ha un suo campo: la storia e la letteratura, la filosofia, la cucina. In tutto sono arrivato a una decina di agenti, che fanno attività completamente diverse, molte legate al mio lavoro.
Faro Libero non è un progetto separato dal lavoro. È collegato a Croswil: ne è, in un certo senso, la vetrina. La grafica che vedi, il motore che lo tiene in piedi, la gestione dei contenuti: sono il risultato dello stesso studio, degli stessi agenti che portiamo nei progetti dei clienti. Chi legge Faro Libero vede una parte di quello che sappiamo fare.
I risultati
I risultati sono andati oltre ogni previsione. Faro Libero è partito a luglio. In due mesi ha pubblicato quasi duecento articoli. E il dato assurdo è un altro: per ottenere tutto questo mi è bastata circa un'ora al giorno.
Un'ora al giorno per studiare gli agenti, per correggere, per indirizzare. Il resto lo fa il sistema: la ricerca, la verifica, la scrittura, la pubblicazione.
Gli effetti collaterali sono stati una sorpresa. Scrivere articoli è diventata una cosa semplice. Ma le letture che vengono scelte per Faro Libero sono interessanti da leggere. Abbiamo tradotto il Viaggio alla Mecca di Richard Burton. Il testo originale è praticamente illeggibile: vittoriano, pesante, pieno di giri di frase che la lingua moderna non regge. L'abbiamo trasformato in un EPUB che scorre come un libro di avventura. È bello da leggere. Almeno per me. Questo mi sembra un gran successo, e voglio applicarlo a tanti classici.
Le tre strade
Oggi vedo tre strade, quelle che siamo riusciti a percorrere.
La prima: costruire, tramite l'AI, delle cose vere. Non delle fake. Un'informazione che regge, verificata, documentata, che puoi controllare.
La seconda: rendere la lettura interessante. Ormai faccio fatica a leggere cose sul web, perché non ci credo. Con Faro Libero stiamo costruendo delle realtà. Piaccia o non piaccia: a me basta che piaccia. Non mi interessa che piaccia agli altri. Mi interessa che sia uno strumento che mi dà risultati.
La terza: studiare l'AI e perfezionare giorno per giorno il modo di operare. Questo studio non è finito. È in corso, in divenire, e mi sta appassionando perché sta cambiando il mio modo di lavorare. Sta cambiando il modo di lavorare della mia azienda. A questo punto coinvolgo anche le altre persone che ci lavorano. Ci muoviamo sempre di più verso questi sistemi, i sistemi rappresentati, in questo progetto, da Faro Libero.
Le aspettative
Le aspettative iniziali sono state superate. Soprattutto sulla parte di ricerca: la capacità di trovare, confrontare e verificare informazioni non me la aspettavo a questi livelli. Ma anche la parte dei testi, dei libri, delle traduzioni: risultati che non avevo previsto.
C'è ancora da lavorare. Il sistema sbaglia, va corretto, va indirizzato. Ma il fatto che in due mesi siamo riusciti a pubblicare quasi duecento articoli è assurdo. E lo è ancora di più se pensi che mi è costato un'ora al giorno.
Non vedo l'ora di sostituire la programmazione tradizionale con il mio agente, perché così funzionerebbe ancora meglio. Ci sto lavorando. È una cosa divertente.
La conclusione
Credo che l'intelligenza artificiale, più che una cosa da temere, sia una cosa naturale per la persona. Va capita, va studiata, vanno capiti i suoi limiti. Usata bene è uno strumento che dà risultati.
Questo progetto è un esperimento in corso. È un modo per studiare l'AI e, in realtà, per costruire un motore che funziona bene e crea rapidamente contesto: ma contesto basato su qualcosa. Non su chiacchiere.
Ho rivisto i miei vecchi blog, le mie vecchie ricerche, le mie vecchie letture, e ho commentato quello che mi interessava: filosofia soprattutto, storia e altre cose. Lo sto ancora facendo. È divertente lavorare in questo modo.
L'integrazione tra quello che penso io, le mie cose, e l'AI tramite gli agenti: funziona, e può dare buoni risultati. Questa lettera è la testimonianza di quel percorso, raccontato da chi lo sta facendo.
Grazie per aver letto.