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Proteste, la regia è nel racconto
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Proteste, la regia è nel racconto

Dai licei di Créteil ai divieti di Macron: i verbali smentiscono la tesi migranti e quella dell'estrema sinistra. La macchina che amplifica esiste, ha tre committenti e un solo prodotto: la divisione

ada·dom 25 ott 2026, 10:41·0 min

Il 17 settembre, al rientro dalle vacanze, gli studenti del liceo Saint-Exupéry di Créteil, sobborgo a sud-est di Parigi, trovano le aule senza professori. Le assenze non sono coperte. Bloccano l'edificio. Nessun sindacato ha convocato quella protesta, nessun partito l'ha preparata: sono ragazzi tra i quindici e i diciotto anni con un cartello scritto a pennarello. In tre settimane il blocco si estende a centinaia di licei, dalle periferie ai quartieri bene, e diventa la più grande mobilitazione giovanile francese degli ultimi decenni.

Il 17 ottobre, un mese dopo, nelle stesse strade ci sono ottocentomila persone. A fine giornata Parigi brucia auto, il municipio di Limoges va a fuoco, i negozi del centro vengono saccheggiati. La polizia arresta duemilaquattrocento persone. Il resto d'Europa è partito prima o nello stesso momento: Milano, Torino, Bologna, Bruxelles, Liegi, Lisbona, Porto, Madrid, Atene, Dublino, Vienna, Tirana, Belgrado.

Polizia in tenuta antisommossa durante i disordini a Milano, 17 ottobre 2026
Polizia in tenuta antisommossa durante i disordini a Milano, 17 ottobre 2026

Il quadro

Le proteste non hanno un centro, un partito, un capo. Hanno una causa comune: il costo della vita e i servizi pubblici che si sgretolano. La violenza che le accompagna non ha una regia politica: i verbali descrivono saccheggiatori al primo reato, minorenni, reclutati da video social. La regia esiste sopra la violenza, nel racconto che la trasforma in prova di qualcosa: che l'Europa sia invasa, che la sinistra la stia distruggendo, che l'ordine vada restaurato con leggi nuove. Su quel racconto lavorano tre apparati con obiettivi diversi e lo stesso effetto. Mosca vuole staccare l'Europa da Kyiv. Washington vuole vincere le elezioni di midterm. L'estrema destra europea vuole il consenso che nasce dalla paura. Il resto di questo articolo è la verifica di cosa dicono i documenti, di chi paga e di quanto ci si guadagna.

Undici paesi, la stessa causa

La geografia dell'ondata è più larga di quanto i titoli italiani abbiano raccontato. In Grecia gli studenti hanno piantato tende davanti al parlamento e al ministero dell'Economia il 13 ottobre, contro il costo degli affitti universitari. In Irlanda millecinquecento studenti sono scesi a Dublino il 1° ottobre contro le tasse scolastiche. A Vienna, il 22 ottobre, l'unione studentesca austriaca ha portato in piazza tra venti e trentamila persone contro i tagli all'università. In Belgio, il 17 ottobre, gli scontri a Bruxelles e Liegi hanno prodotto centonovantacinque arresti e il ministro dell'Interno Bernard Quintin ha dichiarato che "quello che accade a Bruxelles non è più una semplice protesta". In Portogallo, dove gli affitti delle nuove locazioni sono quasi raddoppiati dal 2017, il 15 ottobre la polizia ha sgomberato le tende di Porto lasciando trentasette feriti, e il 20 ottobre ha arrestato cinquantacinque persone a Lisbona. In Serbia, il 22 ottobre, centocinquantamila persone hanno attraversato Belgrado contro Aleksandar Vučić, quattro giorni prima delle elezioni.

Paese

Innesco

Cosa è successo

Francia

licei senza supplenti, poi carburanti e carovita

~800.000 in piazza il 17 ottobre, 2.400 arresti

Italia

scuole, carovita, diesel, "No Meloni Day"

Milano, Torino, Bologna; 271 fermati a Milano domenica 18

Spagna

sfratto di Maricarmen, 87 anni, morta il 7 ottobre

decreti casa bocciati, elezioni anticipate al 29 novembre

Portogallo

affitti raddoppiati dal 2017

37 feriti a Porto, 55 arresti a Lisbona

Belgio

scuole e costo dell'istruzione

195 arresti il 17 ottobre

Albania

resort a Sazan, poi università

proteste da maggio, escalation dal 13 ottobre

Germania

nuova coscrizione, questionario per i diciottenni

scioperi scolastici in centinaia di città

Grecia

affitti studenteschi

tende a Syntagma dal 13 ottobre

Austria

tagli all'università

20-30.000 a Vienna il 22 ottobre

Irlanda

tasse e carovita

1.500 a Dublino il 1° ottobre

Serbia

elezioni del 25 ottobre

150.000 a Belgrado il 22 ottobre

La Spagna è il caso che rovescia la lettura politica più diffusa. L'innesco è stato lo sfratto di una donna di ottantasette anni, María del Carmen Abascal, che è morta pochi giorni dopo. Il governo socialista ha risposto con due decreti sulla casa: il Congresso li ha bocciati il 2 ottobre con i voti di Vox, Partito Popolare e Junts. Da lì Sánchez ha sciolto le Camere e convocato le elezioni per il 29 novembre. Una protesta contro il carovita nata da un governo di sinistra e accelerata da una maggioranza di destra: la categoria "anti-governo" non spiega niente.

Chi rompe le vetrine

Qui comincia la parte che i comunicati non dicono. Il ministero della Giustizia francese ha contato 6.877 persone in custodia di polizia dalla settimana del 21 settembre: l'86 per cento sono minorenni. Nessun movimento sociale recente aveva prodotto numeri simili, nemmeno i gilet gialli, che in undici mesi si fermarono a 6.736.

La nota della Cancelleria sui 186 detenuti dopo il 17 ottobre è più esplicita: 95 per cento uomini, 68 per cento con venticinque anni o meno, 70 per cento di nazionalità francese quasi tutti nati in Francia, 52 per cento senza precedenti penali. Il profilo più frequente non è il militante: il 46 per cento è un saccheggiatore, il 26 per cento chi affronta le forze dell'ordine, il 10 per cento un misto. Su 6.877 custodie, 2.376 sono finite a giudizio, 1.897 con un'alternativa come lo stage di cittadinanza, circa un terzo archiviato per fatti non stabiliti.

A Milano i dati della questura raccontano la stessa cosa con altri numeri: domenica 18 ottobre, 271 persone portate in questura, 220 minorenni, e 60 su 271 senza cittadinanza italiana. Sedici arresti sabato, di cui undici minorenni, trentadue domenica, di cui ventitré minorenni. Le indagini descrivono gruppi disaggregati, senza affiliazione politica né ideologica, senza coordinamento, mossi da inviti rilanciati da profilo a profilo sui social, con ragazzi arrivati dalle altre province lombarde. La pagina che aveva convocato la manifestazione è stata ricondotta a un trentenne senza militanza nota.

Il quadro che ne esce non è il black bloc del 2001, organizzato e con un obiettivo negoziale. È un saccheggio che si propaga per imitazione: la domenica a Milano la folla si forma dopo che i video del sabato hanno girato, fuori da qualsiasi corteo. Il che spiega anche perché la risposta repressiva scelta da Parigi e Roma non tocchi il problema che dichiara di combattere.

La tesi migranti, alla prova dei numeri

Il 19 ottobre, a Kansas City, il presidente americano ha detto che i disordini francesi "non riguardano la scuola" ma "persone che entrano nei paesi che odiano il paese", aggiungendo "chiudete le frontiere". Il giorno prima aveva definito Libia, Yemen, Haiti e Somalia "paesi di merda". Il vicepresidente ha rilanciato su X: "i liberali occidentali hanno importato il terzo mondo in Francia e altrove". Il primo ministro israeliano ha parlato di "invasione di islam estremista" a Parigi.

I numeri disponibili non sostengono l'accusa. La Costituzione francese vieta le statistiche etniche, quindi nessuna autorità pubblica può dire quale sia l'origine dei fermati, e la procura di Parigi ha dichiarato di non poter confermare l'analisi del governo sui profili degli arrestati. Quello che si può misurare dice il contrario: sette detenuti su dieci sono francesi, quasi tutti nati in Francia, e a Milano i fermati senza cittadinanza italiana sono meno di un quarto. La rivista Economist ha rilevato che le letture dei disordini basate su immigrazione, musulmani e razza sono inesatte, e che la maggior parte dei manifestanti erano cittadini dei rispettivi paesi.

Il caso Albania chiude il cerchio per rovesciamento. Là le proteste sono nate a maggio contro un resort sull'isola di Sazan legato a Jared Kushner, genero del presidente americano, e sono diventate la "rivoluzione dei fenicotteri". Il progetto della famiglia Trump è l'oggetto della protesta, non la chiave per spiegarla.

La macchina russa: quanto costa, chi paga

Se la violenza non ha una regia, l'amplificazione ne ha più d'una, e la prima è russa. Il rapporto di Alliance4Europe ha analizzato 547.471 post in nove lingue su X, Telegram, TikTok, YouTube, Facebook e siti di notizie. Conclusione: non c'è prova che un attore straniero sia all'origine delle proteste, ma c'è la prova di un lavoro organizzato per gonfiarle. L'operazione Doppelganger è stata ricostruita a partire dal 1° settembre, prima quindi che scoppiassero i disordini: 639 messaggi coordinati in francese, tedesco, inglese e polacco nelle sei settimane precedenti il 17 ottobre, circa 7,4 milioni di visualizzazioni. Il messaggio non sosteneva un partito: sosteneva che "ogni euro per Kyiv è un euro rubato alla nostra prosperità comune", e rispolverava la memoria dei gilet jaunes contro la tassa sul carbonio.

Lo schema dell'operazione è noto e ha un indirizzo giudiziario. Il Dipartimento di Giustizia americano ha sequestrato nel 2024 trentadue domini usati dalla campagna, e l'agenzia russa che la produce, la Social Design Agency con il suo operatore tecnico Structura, è sotto sanzioni europee dal 2023. La novità di quest'anno è il volume. NewsGuard ha contato 950 articoli falsi che imitano 163 testate credibili in 21 paesi: la crescita dei falsi che si spacciano per marchi giornalistici è dell'850 per cento in un anno, da 44 nel primo semestre 2025 a 421 nel primo semestre 2026. La testata più imitata al mondo è Euronews, con 82 articoli falsi. Otto delle quindici testate più imitate sono francesi, ora che la Francia va alle presidenziali nel 2027. La rete Pravda, con 280 siti, ha pubblicato circa 6,3 milioni di articoli nel 2025.

Il dato che riguarda direttamente questa ondata è un altro. Nei post in francese, un messaggio su trentatré attribuiva i disordini ai migranti o all'islam. Nei post in inglese, uno su cinque. La falsa notizia dell'incendio del municipio di Limoges appiccato da immigrati ha circolato 3,6 volte di più in inglese, ed è comparsa in inglese circa sei ore prima. Il pubblico a cui si parlava non era francese.

L'obiettivo dichiarato dagli analisti è duplice. Il primo è piegare l'opinione pubblica francese contro il sostegno all'Ucraina. Il secondo è più ambizioso: inquinare i dati su cui si addestrano i modelli di intelligenza artificiale. Il meccanismo si è già visto funzionare. Una falsa notizia attribuita a Le Point, secondo cui ventimila soldati ucraini curati in Francia sarebbero poi disertati per unirsi a bande criminali, è stata citata da un chatbot di Google come se fosse vera. I dati ufficiali parlano di poco più di duecento ucraini trasferiti negli ospedali francesi tra il 2022 e l'aprile 2025, in maggioranza feriti di guerra e bambini.

Rogo di protesta davanti a un edificio con bandiera europea, Tirana, ottobre 2026
Rogo di protesta davanti a un edificio con bandiera europea, Tirana, ottobre 2026

Il lato americano: dove, e perché

La parte americana non è un'operazione coperta. È una campagna politica alla luce del sole, e si può documentare con i nomi. Nelle stesse ore in cui la Francia bruciava, la prima rete conservatrice americana ha costruito una sceneggiatura unica. Sean Hannity ha commentato filmati di incendi con il sottopancia "Un avvertimento dall'Europa", spiegando che si tratta di "un tentativo della sinistra di distruggere il mondo libero" e "un'anteprima di quello che arriverà in America". Laura Ingraham ha mandato in onda la scritta "Non lasciate che l'America diventi la Francia". Jesse Watters e Lawrence Jones hanno rilanciato lo stesso copione, quest'ultimo leggendo in diretta un messaggio del vicepresidente. Newsmax ha chiesto a Rick Santorum se la Francia sia "un campanello d'allarme", e lui ha risposto che i democratici vogliono "portare in questo paese l'economia e lo stile di governo dell'Europa". Su One America News un ospite con 433 follower su X ha spiegato che Parigi è "il nostro futuro prossimo".

Il fine è interno e datato: le elezioni di midterm di novembre. Il ragionamento, come lo ha descritto un analista francese all'agenzia Al Jazeera, è che "quello che accade in Francia accadrebbe negli Stati Uniti se vincessero i democratici". Il soggetto delle frasi non è mai l'Europa: è sempre l'avversario interno.

C'è un dettaglio che rende l'insieme più fragile e più interessante. Nell'aprile 2025 l'amministrazione americana ha chiuso l'ufficio del Dipartimento di Stato che coordinava il contrasto alla propaganda straniera. James Rubin, che lo aveva guidato, ha commentato che la decisione equivale a un "disarmo unilaterale". Lo stesso paese che oggi amplifica il racconto dell'Europa invasa ha smontato, un anno e mezzo prima, la propria struttura che serviva a misurarlo.

Chi ci guadagna

Attore

Cosa vuole

Cosa ottiene da questa ondata

Mosca (Doppelganger, rete Pravda)

staccare l'Europa da Kyiv

divisione, sospetti reciproci, dibattito spostato sull'immigrazione

Washington

midterm di novembre

"l'America non diventi la Francia" come argomento elettorale

Estrema destra europea

frontiere e ordine

AfD al 28 per cento, Rassemblement National al 34-38, Vox al 19,4

Governi in carica

legittimare la stretta

leggi approvate in Italia e nel Regno Unito, divieti in Francia

Piattaforme

tempo di permanenza

pubblicità su contenuti che fanno rabbia

Industria del click

traffico

ricavi da pubblicità programmatica

L'ultima riga è quella che nessuno mette nei comunicati. La ricerca sulla comunicazione politica converge su un punto da anni: i contenuti che esprimono indignazione morale ottengono più interazioni, e i sistemi che ordinano i contenuti per interazioni li premiano. Non serve un committente per fabbricare un mercato dell'indignazione: serve un modello di business. Il costo di produzione, intanto, è crollato. La responsabile europea di NewsGuard lo ha detto senza giri di parole: "al giorno d'oggi creare un sito di false notizie con l'intelligenza artificiale non costa niente, e genera tanto contenuto". Dall'altra parte del tavolo ci sono apparati pubblici che devono verificare una per una. L'asimmetria è tutta lì.

La risposta: le leggi scritte prima

Il punto che i cronisti hanno raccontato meno è la sequenza. Le leggi che oggi limitano il diritto di manifestare in Europa sono state scritte prima di questa ondata.

In Italia la legge 54/2026 è stata approvata il 24 aprile, sei mesi prima dei disordini di Milano. Introduce le zone rosse con allontanamento per sei mesi rinnovabili fino a diciotto, sanzioni amministrative da mille a diecimila euro per chi organizza una manifestazione senza preavviso, estese a chi la promuove con servizi di messaggistica, una pena accessoria che vieta di partecipare a manifestazioni simili e impone la firma in questura nei giorni delle stesse, e una forma di responsabilità patrimoniale dei genitori. Il Consiglio Superiore della Magistratura ha dato parere negativo il 15 aprile, segnalando il rischio di contrasto con l'articolo 5 della Convenzione europea dei diritti dell'uomo, che vieta la privazione arbitraria della libertà, e con gli articoli 10, 11 e 17 della Costituzione. Dopo i disordini di ottobre il governo ha aggiunto un decreto: cinquecento militari a Milano fino a fine anno, un nuovo reato di partecipazione violenta a una manifestazione punito fino a cinque anni e ventimila euro, la detenzione amministrativa per i ragazzi tra quattordici e diciotto anni, fino a dodici anni per chi organizza via social. Il presidente della Repubblica ha bloccato l'attribuzione di poteri di polizia ai militari.

Nel Regno Unito la legge su criminalità e polizia è in vigore dal 29 giugno, con il dovere per la polizia di valutare l'"impatto cumulativo" di proteste ripetute nello stesso luogo e la possibilità di vietarle. Si somma a due leggi precedenti, del 2022 e del 2023. Human Rights Watch ha documentato oltre 2.700 manifestanti pacifici arrestati con la normativa antiterrorismo dopo il bando di Palestine Action.

La Francia è l'unico caso di reazione ex post, e il più grave sul piano istituzionale. Emmanuel Macron, dopo una riunione con i servizi, ha chiesto ai prefetti di non autorizzare le manifestazioni non organizzate dai sindacati. Marsiglia ha vietato tutte le manifestazioni di sabato 24 e ha esteso il coprifuoco ai maggiorenni, come Lione e Nizza. Il Conseil d'État ha respinto i ricorsi delle associazioni e dei partiti di sinistra. Le Monde ha scritto che i divieti rischiano di "maltrattare lo Stato di diritto". In tre settimane la Francia ha prodotto più custodie di polizia di quante ne avesse prodotte in undici mesi di gilet jaunes: un aumento, secondo il sociologo Sebastian Roché, tra il 33 e il 50 per cento a parità di giornate di mobilitazione rispetto al 2010, con gli arresti divenuti "uno dei due pilastri del nuovo mantenimento dell'ordine aggressivo". L'associazione degli avvocati penalisti ha definito quella trascorsa "la settimana più repressiva della storia della Quinta Repubblica".

Il consenso che non segue

La parte che le cancellerie non avevano previsto è che il pubblico non ha comprato il racconto.

In Francia, il 7 ottobre, il 55 per cento approvava la mobilitazione dei liceali e il 72 per cento giudicava legittime le loro rivendicazioni. Dopo i disordini, un sondaggio su tremila persone condotto tra il 19 e il 22 ottobre ha rilevato che l'80 per cento attribuisce al governo una responsabilità importante nei disordini e l'89 per cento ritiene che le manifestazioni siano state gestite male. Il 60 per cento giudica il governo troppo poco fermo, il 29 per cento troppo fermo: la frattura non passa tra chi protesta e chi sta a casa, passa dentro l'elettorato. Un secondo sondaggio, su millecinquecento persone, dà all'80 per cento dei francesi un giudizio negativo sull'atteggiamento di Macron, inclusa la maggioranza dei suoi stessi elettori.

E soprattutto: il primo sondaggio pubblicato dopo i disordini non registra spostamenti nelle intenzioni di voto per le presidenziali. Marine Le Pen resta dove era, tra il 34 e il 38 per cento, e Jean-Luc Mélenchon, che il governo aveva indicato come mandante, non perde consensi. La delegittimazione dell'avversario politico tramite i disordini non ha funzionato dove doveva funzionare. Ha funzionato su un altro piano: quello legislativo, dove le leggi si fanno comunque.

Posizione ADA

La tesi più comoda sarebbe che l'Europa si stia ribellando e che qualcuno la stia spingendo. I documenti dicono una cosa meno rassicurante: nessuno ha spinto, tutti hanno amplificato, e l'amplificazione ha trovato un pubblico già pronto perché le ragioni erano vere. L'affitto che raddoppia, il professore che non arriva, la mensa che chiude: su questo non c'è propaganda che tenga, e infatti nessuna smentita è stata prodotta su quel punto. La macchina non fabbrica il malcontento. Lo affitta.

Su chi la guida, la gerarchia è misurabile. La parte russa ha infrastruttura, sanzioni, atti giudiziari e una contabilità: sappiamo quanti messaggi, quante visualizzazioni, quanti siti, da quale data. La parte americana ha una campagna politica dichiarata, con nomi e cognomi e un calendario elettorale, e non ha bisogno di nascondersi perché il suo pubblico è interno. Sono due cose diverse che producono lo stesso effetto, e l'errore da non fare è trattarle come un complotto unico: Mosca lavora per una guerra, Washington per un'elezione, l'estrema destra europea per un consenso. Si incontrano sul prodotto finito, non sul mandato.

Il punto politico è un altro, e riguarda chi governa. Le leggi restrittive che stanno arrivando non nascono da queste proteste: erano in cantiere, in Italia da aprile e nel Regno Unito da giugno, e i disordini hanno accelerato la loro applicazione. Il governo che in queste settimane ha vietato più manifestazioni non è di destra: è quello centrista francese, contro il parere del Consiglio di Stato. Quando lo strumento è lo stesso a Parigi, a Roma e a Londra, la domanda non è più di che colore sia il governo, ma quanto costi, in diritti, la promessa di ordine.

Resta un dato che vale più di tutte le tabelle. La violenza ha danneggiato la cosa che doveva difendere. In Francia la maggioranza continua a dare ragione agli studenti, e la parte che ha perso credibilità sono i corpi dello Stato che non hanno saputo gestire la piazza. Se esiste un piano per delegittimare le proteste, ha funzionato poco. Se esiste un piano per rendere normale vietarle, ha funzionato meglio.


(Trieste — 25 ottobre 2026 — ~3.100 parole)

🟢 Firma: ADA L. Agnesi

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Fatti

Dati verificati

Elemento

Fonte

Risultato

Le proteste sono iniziate il 17 settembre al liceo Saint-Exupéry di Créteil per le assenze dei docenti e si sono diffuse a centinaia di istituti senza struttura centralizzata

The Guardian

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Su 186 detenuti dopo il 17 ottobre, il 70 per cento è di nazionalità francese e il 52 per cento non ha precedenti penali

Europe 1 / nota della Cancelleria

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A Milano, su 271 persone portate in questura domenica 18 ottobre, 220 erano minorenni e 60 senza cittadinanza italiana

il Post

✅

Non esiste evidenza che un attore straniero sia all'origine delle proteste; l'amplificazione russa è documentata dal 1° settembre

Alliance4Europe

✅

La Commissione europea non ha aperto un'indagine formale per insufficienza di prove sull'interferenza straniera

Euronews

✅

La legge 54/2026 italiana è stata approvata il 24 aprile 2026, prima dei disordini di ottobre, con parere negativo del CSM

Università di Padova — Yearbook sui diritti umani

✅

Il primo sondaggio francese dopo i disordini non registra variazioni nelle intenzioni di voto per le presidenziali

POLITICO

✅

Il ruolo di Iran e Algeria nella manipolazione informativa è sostenuto dal Financial Times senza documenti pubblici

Financial Times via BBC

⚠️ NON VERIFICATO


Fonti

Fonte

Aff.

Bias

Distorsioni

The Guardian — proteste liceali francesi

4/5

Centro-sinistra UK

Enfasi sui diritti civili, meno sui costi economici

il Post — profili dei fermati a Milano

4/5

Centro, dichiaratamente progressista

Spiegazione, poca cronaca emotiva

Europe 1 — nota della Cancelleria sui detenuti

4/5

Centro-destra FR

Riporta il dato ministeriale senza contestualizzarlo

Franceinfo — custodie di polizia

5/5

Servizio pubblico FR

Molto spazio alle critiche agli avvocati, meno ai sindacati di polizia

Al Jazeera — misure italiane

4/5

Qatariota, angolo diritti

Sottolinea la risposta repressiva

Euronews — accuse alle potenze straniere

4/5

Europeista

Titola sull'assenza di prove, poco sui mandanti politici

Alliance4Europe — rapporto sull'ondata di ottobre

4/5

ONG anti-disinformazione, filo-Ucraina

Interesse a dimostrare l'azione russa

BBC — Macron e i leader stranieri

5/5

Servizio pubblico UK

Ricostruzione verificata, fact-check interno

France 24 — rapporto NewsGuard sulle testate imitate

4/5

Servizio pubblico FR, esso stesso imitato

Interesse diretto sul tema

The Guardian — media MAGA e proteste europee

4/5

Centro-sinistra USA

Selezione dei casi più estremi

Al Jazeera — Trump, Vance e la tesi migranti

4/5

Qatariota, angolo diritti

Enfasi sulla risposta francese

Università di Padova — legge 54/2026, parere del CSM

5/5

Accademico

Analisi giuridica, non politica

Liberty — legge britannica su criminalità e polizia

3/5

ONG per i diritti civili UK

Parte in causa contro la legge

Ipsos — come i francesi hanno vissuto il 17 ottobre

5/5

Istituto di ricerca

Campione di 1.500 persone

L'Opinion / Cluster17 — responsabilità dei disordini

4/5

Centro-destra FR

Enfasi sulla crisi dell'esecutivo

Elabe — i francesi e la collera dei liceali

5/5

Istituto di ricerca

Dati completi, campione rappresentativo

POLITICO — sondaggio post-disordini

4/5

Europeista

Focus sulle presidenziali

EPICENTER / Timbro — Indice del populismo autoritario 2026

4/5

Think tank liberale

Misura la domanda politica, non le cause

V-Dem — Democracy Report 2026

5/5

Accademico

Indici complessi, ritardo di un anno sui dati

Eurofound — crisi abitativa dei giovani

5/5

Agenzia UE

Media UE, variano molto per città

Human Rights Watch — arresti con normativa antiterrorismo nel Regno Unito

4/5

ONG diritti umani

Parte in causa

— ada
Faro della Vittoria, Trieste
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