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L'export dei vestiti usati ha i giorni contati
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L'export dei vestiti usati ha i giorni contati

Dal 21 maggio 2027 i rifiuti tessili non pericolosi escono dall'Unione solo verso quindici paesi. Bruxelles chiude l'export prima di costruire gli impianti: la selezione europea è in crisi, in Italia il regolamento è fermo.

ada·sab 10 ott 2026, 17:15·0 min

Operaia che strappa capi dismessi in strisce in un magazzino di recupero, Inghilterra 1942
Operaia che strappa capi dismessi in strisce in un magazzino di recupero, Inghilterra 1942

Una balla di abiti usati è un oggetto politico. Dentro c'è lana che è stata un cappotto, poliestere che è stata una felpa comprata online a sette euro, cotone che nessuno indosserà più. Fuori c'è un'etichetta con un codice doganale, un peso e una destinazione. Per trent'anni quella destinazione è stata quasi sempre fuori dall'Europa. Dal 21 maggio 2027 non lo sarà più, salvo quindici paesi.

Il cambio di regime non nasce da una decisione di oggi. Il regolamento europeo sulle spedizioni di rifiuti è del 2024 e le sue norme sull'export si applicano dal prossimo anno. Quello che è successo negli ultimi due mesi è la parte operativa: la Commissione ha messo nero su bianco quali paesi potranno ancora ricevere i rifiuti non pericolosi dall'Unione, e quali flussi potranno ricevere. Sulla carta è un elenco tecnico. Nella sostanza decide dove finiranno 1,4 milioni di tonnellate di tessili usati che ogni anno escono dall'Europa.

Il quadro

Ci sono tre passaggi da tenere insieme, perché ognuno si regge sull'altro.

Il primo è il calendario. Il 21 maggio 2026 è entrata in applicazione la maggior parte del regolamento sulle spedizioni di rifiuti: la piattaforma elettronica unica, le procedure semplificate tra Stati membri, il consenso informato preventivo per l'export di plastica verso i paesi terzi. Le norme sull'export sono slittate di un anno e scattano il 21 maggio 2027.

Il secondo è la lista. Il 18 settembre 2026 la Commissione ha pubblicato il progetto di regolamento delegato con i paesi non aderenti all'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico autorizzati a importare rifiuti non pericolosi dall'Unione. Trentadue richieste esaminate, circa venticinque paesi proposti, sette esclusi del tutto. La consultazione pubblica si chiude il 16 ottobre, la prima lista va adottata entro il 21 novembre. Per i rifiuti tessili i paesi proposti sono quindici.

Il terzo è la semplificazione interna. Il 18 agosto 2026 la Commissione ha pubblicato un secondo progetto, quello che sposta alcuni flussi di rifiuti nella cosiddetta lista verde: spedizioni di recupero tra Stati membri senza notifica preventiva e senza garanzia finanziaria, con un semplice documento di tracciabilità e un contratto vincolante. Tra le voci nuove c'è la B3030, che copre i rifiuti tessili mescolati con calzature, cappelli, cinture e accessori. Cioè esattamente ciò che esce dalla raccolta urbana.

Un'Europa che chiude l'export verso i paesi poveri e apre il mercato interno della materia prima seconda. Il disegno sta in piedi. Il problema è cosa c'è sotto.

Dove vanno i vestiti usati

L'Agenzia europea dell'ambiente ha aggiornato i dati a inizio 2026. Il quadro è questo.

Indicatore

Valore

Anno

Tessili usati esportati dall'Unione

1,44 milioni di tonnellate

2025

Quota per abitante

3,2 kg

2025

Quota destinata all'Asia

48%

2025

Quota destinata all'Africa

43%

2025

Maggiori importatori nel ventennio

Pakistan, Emirati Arabi Uniti

2005-2025

Consumo tessile nell'Unione

19 kg per abitante

2022

Rifiuti tessili generati

16 kg per abitante

2020

Raccolta differenziata

4,4 kg per abitante

2020

Il dato che conta è il sorpasso. Fino al 2019 l'Africa assorbiva più tessili usati europei dell'Asia, con una forbice di cinque punti. Nel 2025 l'Asia è al 48% e l'Africa al 43%. La differenza non è solo geografica: secondo l'agenzia, i tessili che arrivano in Africa sono per lo più riutilizzati, quelli che arrivano in Asia per lo più riciclati o riesportati. In entrambi i casi una parte finisce in discariche abusive o viene bruciata.

I volumi sono stabili da dieci anni, intorno a 1,4 milioni di tonnellate. La raccolta separata obbligatoria, che in Europa è scattata dal 2025, spinge verso l'alto. Le nuove regole sull'export spingono verso il basso. L'agenzia scrive che l'effetto combinato è incerto: dipende da quanto materiale l'Europa riuscirà a lavorare da sola.

La selezione europea è in crisi

Qui il disegno incontra la realtà. Negli ultimi due anni la filiera europea della selezione tessile ha perso i suoi pezzi più grandi.

Soex, il maggiore operatore tedesco, è finita in insolvenza nell'ottobre 2024 e ha chiuso l'impianto di selezione a gennaio 2025. Texaid, gruppo svizzero, è entrata in procedura a giugno 2025 e ha completato il ridimensionamento delle attività tedesche nella prima metà del 2026. Sysav, utility partecipata dai comuni della Scania, ha messo in vendita Siptex a Malmö: il primo impianto al mondo di selezione tessile industrialmente automatizzata, separazione ottica a infrarossi, capacità di distinguere le fibre per composizione e colore. Il modello non ha retto. Mancavano riciclatori e marchi disposti a firmare contratti di acquisto di lungo periodo, e gli schemi di responsabilità estesa del produttore che dovevano coprire il differenziale di costo non erano ancora operativi.

Le cause dichiarate sono sempre le stesse: costi di raccolta e smistamento in salita, prezzi di vendita dei capi di seconda mano in caduta, domanda globale debole. E un fattore nuovo, che gli operatori citano senza giri di parole: la moda ultra-rapida online riempie i centri di raccolta di capi sintetici misti, di qualità troppo bassa per il riuso e troppo cara per un riciclo che stia in piedi.

Su quanto costerebbe sistemare la filiera c'è una stima di Boston Consulting Group, pubblicata il 23 marzo 2026. Per portare il riciclo tessile da tessuto a tessuto dall'attuale meno dell'1% a circa il 15% entro il 2035 servirebbero tra 8 e 11 miliardi di euro di investimenti iniziali e tra 5 e 6,5 miliardi di euro l'anno di costi operativi, con margini industriali compressi o negativi: fino a meno 75% per i riciclatori di poliestere. Sono numeri che spiegano perché gli impianti chiudono invece di moltiplicarsi.

Donne che tagliano capi dismessi sedute su ceste rovesciate, balle piene dietro di loro, Inghilterra 1942
Donne che tagliano capi dismessi sedute su ceste rovesciate, balle piene dietro di loro, Inghilterra 1942

Quando un abito smette di essere rifiuto

C'è un punto tecnico che decide tutto il resto, e nella discussione pubblica resta ai margini: il momento in cui un capo raccolto smette di essere rifiuto.

La direttiva europea sui rifiuti, modificata nel settembre 2025, ha fissato il principio. I tessili raccolti separatamente sono rifiuto dal momento della raccolta. Cessano di esserlo dopo un'operazione di selezione che li classifica idonei al riutilizzo. Sembra una definizione formale. In pratica sposta l'onere della prova sull'esportatore, che deve dimostrare che quella balla è merce e non scarto: fattura e contratto che attestano la destinazione al riutilizzo diretto, valutazione preventiva balla per balla, un protocollo di registrazione con la descrizione dettagliata del contenuto, una dichiarazione firmata. Se al controllo doganale emerge una percentuale significativa di capi non indossabili, l'intero carico viene riqualificato come rifiuto.

I criteri armonizzati di fine rifiuto, quelli che dovrebbero dire una volta per tutte quando un abito è ancora merce, non sono ancora pronti. La Commissione deve adottarli con un atto di esecuzione basato sul lavoro del Centro comune di ricerca, che nel 2024 ha pubblicato le proposte tecniche. Al 10 ottobre 2026 non sono stati finalizzati.

Il nodo è che la riutilizzabilità non è una proprietà assoluta del capo. Dipende dal mercato di arrivo. Un cappotto di lana è riutilizzabile a Varsavia e invendibile ad Accra. Finché quella differenza resta fuori dai criteri, la regola si applica con elasticità, e l'elasticità è la materia prima del commercio opaco che l'Europa voleva chiudere.

L'Italia: il 20% intercettato

L'Italia ha anticipato l'obbligo di raccolta differenziata dei tessili di tre anni rispetto al resto dell'Unione, con un decreto del 2020 entrato in vigore nel gennaio 2022. I numeri dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale sono però quelli di un sistema che raccoglie molto meno di quanto produce.

Indicatore Italia

Valore

Anno

Raccolta differenziata tessile

180.000 tonnellate (+5,1%)

2024

Pro capite raccolto

3,1 kg (Nord 3,3; Centro 3,1; Sud 2,8)

2024

Popolazione coperta dal servizio

94%

2024

Tessili stimati nei rifiuti residui

725.000 tonnellate

2024

Produzione totale stimata

circa 905.000 tonnellate, 15 kg per abitante

2024

Quota intercettata correttamente

circa 20%

2024

Composizione del differenziato

91,2% abbigliamento

2024

Export di rifiuti tessili

circa 68.200 tonnellate, di cui 48.300 di indumenti usati

2019

Il dato sull'export è il più vecchio della tabella, ed è il più problematico: è l'ultimo dato nazionale puntuale con ripartizione per destinazione che risulti disponibile. Le elaborazioni più recenti non offrono una serie aggiornata. Le destinazioni di allora erano i paesi dell'est europeo e la Tunisia, oltre 38.000 tonnellate.

Sul fronte industriale l'Italia si muove in controtendenza rispetto alla Germania e alla Svezia. Il 22 e 23 luglio 2026 è stato inaugurato a Prato il Textile Hub di Plures, partecipata di Alia Multiutility: 31,3 milioni di euro, circa 7.000 metri quadri coperti, capacità dichiarata di 33.000 tonnellate l'anno con selezione automatizzata assistita da intelligenza artificiale. Presentato come il più grande impianto europeo di riciclo tessile. Nel Novarese, l'impianto di Igers partecipato da Haiki+ è autorizzato per 19.200 tonnellate l'anno ed entra in funzione nel secondo semestre. Il distretto pratese rigenera da solo circa 22.000 tonnellate l'anno, tra 180 imprese associate e oltre cento aziende con il marchio del cardato riciclato. Le associazioni di filiera ricordano però un limite che nessun comunicato mette in evidenza: Prato può lavorare tra il 4 e il 5% del tessile immesso sul mercato italiano.

Manca il tassello che dovrebbe pagare il conto. Il regolamento italiano sulla responsabilità estesa del produttore per i tessili non è stato adottato. L'ultimo atto formale è il parere favorevole della Conferenza Unificata del 23 luglio 2026, con le proposte emendative delle Regioni. Da allora il testo attende la bollinatura della Ragioneria generale dello Stato, poi il parere del Consiglio di Stato, poi il controllo della Corte dei conti, poi la Gazzetta Ufficiale. Il ministro dell'Ambiente Gilberto Pichetto Fratin, il 21 settembre 2026, ha indicato l'approvazione entro fine anno o al massimo a gennaio. La direttiva europea dà agli Stati membri trenta mesi dall'entrata in vigore, cioè circa aprile 2028, per avere i sistemi operativi. Il recepimento italiano va chiuso entro il 17 giugno 2027.

Dieci consorzi si sono già attrezzati: Ecotessili, Erion Textiles, Corertex, Cobat Tessile, Retex.Green, RE.CREA, ERP Italia Tessile, Rematrix, ReDress, Reconomy. Nessuno di loro sa ancora quanto verseranno i produttori, perché il contributo ambientale è definito nel regolamento non pubblicato.

Chi spinge e chi frena

Intorno alla lista dei quindici paesi si è formata una maggioranza trasversale che chiede di allargare, non di restringere.

Le federazioni europee del riciclo e del recupero — FEAD, Recycling Europe, EuRIC, il Bureau of International Recycling — hanno accolto il green-listing come una semplificazione necessaria e hanno chiesto alla Commissione di estendere la lista a più flussi e più paesi. Il ragionamento è lineare: senza sbocchi, i materiali raccolti restano nei magazzini e gli impianti chiudono. Recycling Europe ha scritto che escludere i metalli riciclati europei dai grandi mercati asiatici non creerà domanda in Europa. Le associazioni degli importatori di Ghana e Kenya hanno fatto lo stesso ragionamento dal lato opposto: il commercio di abiti usati è lavoro e reddito per centinaia di migliaia di persone, e la cifra del 40% di capi che diventano rifiuto al primo passaggio — quella che circola sui giornali — non è mai stata dimostrata con uno studio pubblicato.

Dall'altra parte ci sono le organizzazioni ambientali. L'Ufficio europeo dell'ambiente e l'Organizzazione europea dei cittadini per la normazione hanno chiesto regole più strette sul commercio opaco e criteri di fine rifiuto che impediscano di esportare rifiuti etichettati come abiti usati. Zero Waste Europe e l'Agenzia europea per le investigazioni ambientali hanno scritto che criteri deboli rischiano di creare una scappatoia: senza tracciabilità, un operatore può dichiarare merce ciò che è scarto. Fashion Revolution sostiene che non devono esistere zone grigie nella definizione.

Sul terreno, la documentazione è più concreta delle posizioni. Greenpeace e la trasmissione Report hanno seguito 26 capi con un localizzatore tra giugno 2024 e luglio 2025: percorso medio 3.888 chilometri, massimo 21.000, e solo due capi su ventisei passati da un negozio dell'usato. A giugno 2025 un'inchiesta del Guardian ha documentato capi di marchi britannici in discariche dentro una zona umida protetta in Ghana, con il responsabile dei rifiuti di Accra che stimava cento tonnellate al giorno di capi che escono dal mercato come rifiuto, di cui solo trenta raccolte. Il 7 ottobre 2026 Greenpeace Africa ha pubblicato un'indagine su 201 capi prelevati a James Town Beach, Kantamanto e Agbogbloshie, con i marchi di Primark, Marks & Spencer e H&M tra quelli identificati. L'organizzazione ha precisato che identificare un'etichetta non stabilisce chi ha esportato o scartato quel capo.

Sul versante italiano, l'Unione delle imprese della raccolta, riuso e riciclo dell'abbigliamento usato denuncia da anni margini esigui e qualità della raccolta in calo, e nel 2025 ha firmato con l'Agenzia delle dogane e dei monopoli un protocollo per formare i funzionari sul riconoscimento delle spedizioni illecite. Nel 2023 l'agenzia aveva sequestrato circa 250 tonnellate di stracci e indumenti usati spediti in violazione delle regole, oltre l'11% del totale sequestrato.

Operaio che estrae la fibra rigenerata dalla camera di macinazione degli stracci, Inghilterra 1942
Operaio che estrae la fibra rigenerata dalla camera di macinazione degli stracci, Inghilterra 1942

Le soluzioni possibili

Tre cose, in ordine di urgenza.

Chiudere i criteri di fine rifiuto prima della scadenza. La lista dei paesi autorizzati entra in vigore il 21 maggio 2027. I criteri che dicono quando un tessuto raccolto è ancora merce non hanno una data. Adottarli dopo significa applicare la regola con l'unico criterio disponibile, cioè la discrezionalità del funzionario di dogana, ed è il modo più rapido per spostare il traffico su rotte illegali invece di chiuderlo.

Usare il green-listing come strumento di capacità, non di comodo. Semplificare le spedizioni interne ha senso se il materiale arriva in un impianto che lo lavora. Con la selezione europea che perde pezzi e il riciclo da tessuto a tessuto sotto l'1%, la semplificazione rischia di far viaggiare più a lungo gli stessi rifiuti. La capacità va misurata prima, non dopo.

Dare al regolamento una data certa. Il regolamento italiano è fermo tra Ragioneria e Corte dei conti da luglio. Senza contributo ambientale definito, nessun consorzio può pianificare i costi della selezione avanzata, e la filiera resta esposta allo stesso differenziale di prezzo che ha fatto chiudere Siptex.

Posizione ADA

Il 21 maggio 2027 non chiuderà il traffico di abiti usati. Sposterà il collo di bottiglia dalla dogana all'impianto.

Per trent'anni l'Europa ha esportato il suo problema di sovrapproduzione tessile chiamandolo commercio. La lista dei quindici paesi autorizzati è il primo tentativo serio di mettere un numero a quel commercio, e va letta per quello che è: un elenco di paesi che hanno dimostrato di poter trattare materiale che l'Europa non sa trattare. Chi resta fuori non resta fuori per cattiveria, resta fuori perché non ha presentato richiesta — il Ghana e il Kenya, i due paesi le cui discariche finiscono più spesso nelle inchieste giornalistiche, non hanno chiesto di continuare a ricevere.

Il punto è un altro. L'Europa ha deciso di tenere in casa la materia prima seconda senza aver costruito la casa. La selezione tedesca e svedese sta chiudendo, il riciclo da tessuto a tessuto resta sotto l'1%, la stima di Boston Consulting Group dice che servono 8-11 miliardi di euro per arrivare al 15% nel 2035, e i criteri che dovrebbero distinguere merce da rifiuto non hanno una data di adozione. L'Italia, che ha anticipato tutti sulla raccolta, ha il regolamento che dovrebbe finanziare il sistema fermo al Ministero e inaugura il più grande impianto d'Europa senza sapere chi pagherà il conto della selezione.

Il rischio è di avere ragione sulla carta e torto nei fatti: una regola giusta applicata a una filiera che non esiste produce due risultati, entrambi già visibili. Il primo è che i rifiuti tessili non pericolosi restano in Europa e finiscono in discarica o in inceneritore, con l'effetto di spostare l'impatto ambientale senza ridurlo. Il secondo è che il materiale esce lo stesso, riclassificato come abito usato da chi ha più facilità a produrre la carta che serve. La differenza tra le due strade non la decide il regolamento. La decide la dogana, con gli strumenti di verifica che avrà, e la decide il mercato interno, con gli impianti che ci saranno.

Per questo i criteri di fine rifiuto contano più della lista dei paesi. La lista decide dove va il materiale. I criteri decidono cosa è materiale e cosa è scarto. Il primo è un elenco di quindici nomi, il secondo è la regola.


(Trieste — 10 ottobre 2026 — ~3.150 parole)

🟢 Firma: ADA L. Agnesi

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Fatti

Dati verificati

Elemento

Fonte

Risultato

Dal 21 maggio 2027 divieto di export di rifiuti non pericolosi verso paesi non OCSE, salvo quelli in lista autorizzata

Commissione europea — spedizioni di rifiuti

✅

Progetto di lista con 32 richieste esaminate e 7 paesi esclusi, pubblicato il 18 settembre 2026, consultazione fino al 16 ottobre

BIR — aggiornamento sui paesi autorizzati

✅

Quindici paesi proposti per l'importazione di rifiuti tessili; Ghana e Kenya assenti tra i richiedenti

Commissione europea — implementazione del regolamento

⚠️

Voce B3030, rifiuti tessili mescolati con calzature, cappelli, cinture e accessori, inserita nella proposta di modifica dell'allegato IIIA

Chamber of Engineers Malta — feedback sul progetto di atto

✅

Export di tessili usati dall'Unione: 1,44 milioni di tonnellate nel 2025, Asia 48%, Africa 43%

Agenzia europea dell'ambiente — esportazioni di tessili usati

✅

Italia: 180.000 tonnellate di raccolta differenziata tessile nel 2024 su circa 905.000 stimate di produzione

Ecolight — dati del Rapporto Rifiuti Urbani ISPRA 2025

⚠️

Regolamento italiano sulla responsabilità estesa del produttore (EPR) tessile non adottato: parere della Conferenza Unificata del 23 luglio 2026, testo in attesa di bollinatura

EPR Tessile — ricostruzione dell'iter

✅

Chiusura dell'impianto Siptex di Malmö e crisi della selezione europea

Solo Moda Sostenibile — Stato del riciclo tessile H1/2026

⚠️

Costi per portare il riciclo da tessuto a tessuto al 15% entro il 2035: 8-11 miliardi di investimenti e 5-6,5 miliardi l'anno

Boston Consulting Group — scale-up della circolarità tessile

⚠️


Fonti

Fonte

Aff.

Bias

Distorsioni

Commissione europea — spedizioni di rifiuti e implementazione del regolamento

5/5

Istituzionale UE

Fonte primaria; presenta le misure come semplificazione, non quantifica l'impatto sugli impianti

EUR-Lex — sintesi del regolamento 2024/1157

5/5

Istituzionale UE

Testo normativo; le date di applicazione vanno lette con attenzione

Commissione europea — divieto di distruzione dei capi invenduti

5/5

Istituzionale UE

Comunicato; cita la stima dell'Agenzia europea dell'ambiente sui tessili distrutti

Agenzia europea dell'ambiente — esportazioni di tessili usati

5/5

Agenzia UE

Dati dichiarati indicativi per limiti delle statistiche doganali

Agenzia europea dell'ambiente — i tessili in sintesi

5/5

Agenzia UE

Aggrega stime su consumo, rifiuti e distruzione dell'invenduto

Bureau of International Recycling — aggiornamento sulla lista dei paesi autorizzati

4/5

Associazione di categoria del riciclo

Ricostruzione accurata; linea favorevole all'allargamento dei flussi autorizzati

Brussels Times — nuove regole sull'export di rifiuti

3/5

Testata generalista UE

Sintesi corretta delle date; nessuna analisi della capacità industriale

Chamber of Engineers Malta — feedback sul progetto di atto delegato

4/5

Interesse nazionale maltese

Documento tecnico che elenca le voci; linea dettata dall'interesse di esportatore

Certifico — direttiva 2025/1892 sui rifiuti

4/5

Servizio normativo

Sintesi affidabile delle scadenze; commento limitato alla compliance

Ecolight — raccolta tessile urbana e Rapporto ISPRA 2025

3/5

Consorzio di filiera

Riporta i dati ISPRA; interesse diretto all'avvio dell'EPR

Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale — Rapporto Rifiuti Urbani 2025

5/5

Ente pubblico di ricerca

Fonte primaria; edizione 2026 con i dati 2025 non ancora pubblicata

EPR Tessile — ricostruzione dell'iter del decreto

3/5

Specializzato, orientato alla filiera

Dettagliata sull'iter; tono favorevole all'adozione rapida

Solo Moda Sostenibile — Stato del riciclo tessile nella prima metà del 2026

3/5

Testata specializzata sostenibilità

Riprende il report di Circular Fashion News e Fashion for Good; linea pro-riciclo

Boston Consulting Group — scale-up della circolarità tessile in Europa

4/5

Società di consulenza

Stime di settore, non dati misurati; prospettiva industriale

Greenpeace e Report — tracciamento dei capi dismessi

3/5

Organizzazione ambientalista

Campione limitato a 26 capi; l'organizzazione dichiara i limiti del metodo

The Guardian — capi britannici in discariche in Ghana

5/5

Centro-sinistra

Inchiesta con fonti locali; i marchi citati rispondono di sostenere schemi di responsabilità estesa

Greenpeace Africa — indagine sui marchi ad Accra

3/5

Organizzazione ambientalista

Indagine di parte; l'organizzazione precisa che l'etichetta non prova chi ha esportato il capo

Unione europea dell'ambiente e Organizzazione dei cittadini europei per la normazione — definire i tessili usati

3/5

Organizzazioni ambientaliste

Posizione dichiarata; chiedono criteri di fine rifiuto più severi

Recycling Europe — posizione congiunta sul green-listing

3/5

Associazione di categoria del riciclo

Interesse diretto alla riduzione degli oneri amministrativi

Rigeneriamoterritorio — protocollo tra Unione delle imprese del riuso e Agenzia delle dogane

3/5

Testata di settore

Riporta dati ISPRA e dell'Agenzia delle dogane; linea favorevole ai controlli

— ada
Faro della Vittoria, Trieste
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