Bernie Sanders e tutto quello che in America è «estrema sinistra»
Sanità, salari, università, congedi: le cose che Sanders chiede sono normali in Europa e radicali negli Stati Uniti. I numeri spiegano perché, e chi ha interesse a farle sembrare impossibili

Nel 2025 l'istituto Gallup ha chiesto agli americani che cosa pensano dei sistemi economici. Il capitalismo ha raccolto il 54 per cento di opinioni favorevoli, il livello più basso dal 2010. Il socialismo si è fermato al 39. La libera impresa, nello stesso sondaggio, arriva all'81: la parola che non fa discutere è quella che nessuno usa in politica. Poi c'è il dato che spiega tutto il resto: tra gli elettori democratici il socialismo è visto meglio del capitalismo, 66 contro 42.
In quel 39 per cento c'è una carriera politica. Bernie Sanders, senatore del Vermont, ottantaquattro anni, si definisce socialista democratico da quando nessuno a Washington usava quella parola senza arrossire. Le sue proposte sono le stesse da dieci anni: sanità pubblica per tutti, università senza rette, salario minimo più alto, congedi parentali, sindacati liberi di organizzarsi. In Europa sono il programma di governo di mezza Unione. Negli Stati Uniti sono catalogate come estrema sinistra, quando va bene.
Di cosa parliamo
Questo articolo fa una cosa sola: prende cinque punti del programma di Sanders e li mette accanto a cinque fotografie — Stati Uniti, Canada, Australia, Giappone ed Europa — con i numeri delle istituzioni che le misurano. Non discute se le sue idee siano giuste. Misura quanto costano, chi ci guadagna e perché una proposta che in Europa è amministrazione ordinaria negli Stati Uniti venga raccontata come una minaccia. Alla fine resta un fatto: il paese che spende più di tutti per la salute è quello che vive meno, e la differenza la fa chi paga il conto.
Quattro modelli, una sola eccezione
Paese |
Salute |
Università |
Congedi parentali |
Salario minimo |
|---|---|---|---|---|
Stati Uniti | Assicurazione privata come canale principale, Medicare e Medicaid per anziani e indigenti | Rette anche negli atenei pubblici, debito studentesco diffuso | Nessun obbligo federale retribuito | 7,25 dollari l'ora, invariati dal 2009 |
Canada | Pubblico e universale, gestito dalle province | Rette integrate da prestiti pubblici | Da dodici a diciotto mesi con indennità | 17,75 dollari canadesi federali dal 1° aprile 2025 |
Australia | Pubblico e universale, con assicurazione privata volontaria | Rette con prestiti da restituire sul reddito | Congedo retribuito a carico del bilancio pubblico | Minimo nazionale per settore, aggiornato ogni anno |
Giappone | Assicurazione sociale universale, contributi legati al reddito | Rette contenute negli atenei nazionali | Fino a un anno, retribuito in parte | Minimo per prefettura, intorno ai 1.000 yen l'ora |
Europa | Servizio sanitario o assicurazione sociale in quasi tutti i paesi | Rette basse o nulle nella maggior parte dei paesi | Da tre a quattordici mesi secondo il paese | Minimi legali o contrattazione collettiva |

Su sanità e congedi gli Stati Uniti non sono un caso limite rispetto all'Europa: sono l'unico paese avanzato fuori dal club. Canada, Australia e Giappone hanno sistemi universalistici nati in momenti e con logiche diverse — il Canada pubblico e provinciale, l'Australia con un ruolo forte dell'assicurazione volontaria, il Giappone con un'assicurazione sociale a contributi — e nessuno dei tre si sogna di smontarli. Sull'università, invece, l'eccezione americana è più piccola di quanto si creda: rette e prestiti studenteschi esistono anche in Canada e Australia, e il modello senza rette è quello di una parte del continente europeo.
Il conto della salute
Qui il confronto smette di essere teorico. La media dei paesi dell'area OCSE è di 9,3 per cento del prodotto interno lordo dedicato alla sanità nel 2024, secondo il rapporto Health at a Glance. Il quadro per singolo paese, con la stessa fonte per tutti, è questo.
Paese |
Spesa sanitaria, % del PIL |
Speranza di vita, 2024 |
|---|---|---|
Stati Uniti | 16,7 (2023) | 78,9 anni |
Canada | 11,3 (2024) | 82,1 anni |
Australia | 10,4 (2023) | 83,1 anni |
Giappone | 10,7 (2023) | 84,0 anni |
Germania | 12,3 (2024) | 80,8 anni |
Francia | 11,5 (2024) | 83,0 anni |
Italia | 8,4 (2024) | 84,0 anni |
Svezia | 11,2 (2024) | 84,1 anni |
Unione europea | — | 81,6 anni |
Dati della Banca mondiale, indicatori di spesa sanitaria corrente e speranza di vita alla nascita, ultimo anno disponibile; per la media OCSE la fonte è l'OCSE. Gli Stati Uniti stanno intorno al 17,6, quasi il doppio, secondo i dati dei Centers for Medicare and Medicaid Services.
Il risultato è il contrario di quello che la spesa suggerisce. L'aspettativa di vita negli Stati Uniti è di 79 anni, secondo i dati del Centers for Disease Control and Prevention riferiti al 2024. Nell'Unione europea è di 81,5 anni, secondo Eurostat. Due anni e mezzo di vita in meno pagando quasi il doppio.
La spiegazione non è che gli americani si curino troppo. Le analisi comparative dell'OCSE e la letteratura sulla spesa sanitaria convergono su un punto: gli Stati Uniti usano più servizi nella media, ma li pagano molto di più. Il prezzo, non il volume, è la variabile che sposta il conto. Farmaci, prestazioni ospedaliere, procedure: a parità di atto medico la fattura americana è più alta di quella europea.
E qui arriva il dato che nessuno dei due schieramenti mette volentieri in mezzo. Gli Stati Uniti non spendono poco denaro pubblico per la salute: tra Medicare e Medicaid la spesa pubblica per abitante è tra le più alte del mondo sviluppato. Il sistema non è un deserto di Stato, è uno Stato che paga tanto e lascia che a decidere i prezzi siano soggetti privati, con un'assicurazione che resta il canale di accesso per la maggior parte della popolazione.
Quanto costerebbe cambiarlo. Le stime sul passaggio a un sistema unico si assomigliano più di quanto le rispettive conclusioni lascino intendere: l'Urban Institute, orientamento progressista, arriva a 32-34 mila miliardi di dollari in dieci anni; il Mercatus Center, orientamento libertario, stimava 32,6 mila miliardi per il disegno di legge del 2017. Le due cifre sono vicine perché misurano la stessa cosa, il costo lordo, e la differenza sta in che cosa si mette a bilancio come risparmio: le detrazioni fiscali alle imprese, i premi assicurativi che sparirebbero, i prezzi amministrati. Un sistema sanitario che costa già 17,6 punti di prodotto interno lordo non costa poco: il problema è la sua architettura, non la sua dimensione.
Il salario e il tempo
Il salario minimo federale americano è fermo a 7,25 dollari l'ora dal 2009. In potere d'acquisto il suo massimo storico è del 1968. Gli stati e le città che hanno alzato la soglia per iniziativa autonoma sono decine, e questo dice due cose insieme: che la politica federale non riesce a muoversi e che il tema, dove si può votare, passa.
I congedi parentali sono un caso ancora più nitido. Tra i paesi avanzati gli Stati Uniti sono l'unico senza un congedo parentale retribuito garantito a livello federale: esistono congedi non retribuiti e un mosaico di leggi statali, non un diritto. In Europa i mesi retribuiti sono la norma, con durate e generosità diverse.
L'università è la voce che più somiglia a una scelta politica. In gran parte d'Europa le rette degli atenei pubblici sono basse o nulle; negli Stati Uniti si pagano, e il debito studentesco è diventato una voce macroeconomica. Negli ultimi anni l'amministrazione ha tentato di cancellarne una parte per via amministrativa ed è stata bloccata dai tribunali, con un esito parziale e contenzioso.
Sul lavoro organizzato il confronto è il più imbarazzante per chi racconta gli Stati Uniti come il paese dell'opportunità. La densità sindacale americana è intorno al 10 per cento dei lavoratori dipendenti, e nel settore privato sotto il 6, secondo i dati del Bureau of Labor Statistics. Il confronto va fatto con attenzione, perché la tendenza è generale: secondo l'OCSE la densità media nei paesi dell'area è scesa dal 30 per cento del 1985 al 15 per cento del 2024. Gli Stati Uniti stanno sotto quella media e molto sotto i paesi del nord Europa, dove si arriva alla metà dei lavoratori. Il paese che ha inventato il sabato e il salario orario non è un pianeta a sé: è l'avanguardia di una curva che riguarda tutti.
Perché la parola fa paura
Negli Stati Uniti "socialismo" non descrive un sistema economico. Descrive un campo di appartenenza politica, con una storia precisa: la guerra fredda, il maccartismo, l'uso dell'accusa come strumento di esclusione. Quando Sanders propone un servizio sanitario pubblico, chi lo avversa non discute il costo: contesta l'etichetta. La parola fa il lavoro che gli argomenti non riescono a fare.
C'è poi una questione di vocabolario che un lettore europeo deve tenere presente. Il socialismo di Sanders, per contenuti, è la socialdemocrazia nordica: servizi universali, imposte alte, mercato che resta mercato. Non è la nazionalizzazione dei mezzi di produzione, non è il partito unico. Se si traduce la parola senza spiegare questa distanza, si finisce per attribuirgli posizioni che non ha, e il confronto tra i due continenti diventa impossibile.
Il paradosso sta nella sovrapposizione: le politiche che Sanders chiede sono talmente normali in Europa che nessun partito di governo le contesta nel merito, e talmente radicali negli Stati Uniti che un senatore che le sostiene da trent'anni non è mai arrivato alla nomination presidenziale.
Il convitato di pietra

Se in America il confine di ciò che si può proporre è così stretto, la domanda è chi lo tiene stretto. Lo strumento si chiama lobbying e ha un bilancio misurabile.
Nel 2025 la spesa per attività di rappresentanza a livello federale ha superato per la prima volta i 5 miliardi di dollari. Dentro quel totale, il settore più pesante è la sanità: farmaceutica e prodotti per la salute hanno speso 451,8 milioni, la cifra più alta di tutti i comparti. La difesa segue con 293,3 milioni. Sono numeri dichiarati per legge, non stimati.
Le grandi imprese tecnologiche stanno qualche gradino sotto, ma con una caratteristica che le altre non hanno. Nel solo terzo trimestre del 2025 Meta ha speso 5,8 milioni in rappresentanza, Amazon 4,4, Google 3,6, NVIDIA 1,9. Sono cifre trimestrali: annualizzate, ciascuna di queste imprese spende in lobbying quanto un piccolo ministero. E sono le stesse imprese che controllano i canali attraverso cui passa la maggior parte dell'informazione che gli americani leggono.
Qui il punto cambia natura, e vale la pena formularlo con precisione. La concentrazione dei media non è una novità: un magnate che compra un giornale lo fa da un secolo. La differenza è che oggi la distribuzione dell'informazione non è in mano a chi possiede una testata, ma a chi possiede il sistema che decide che cosa vedere, in quale ordine e a chi. Le piattaforme non sono il luogo dove l'informazione circola: sono il meccanismo che stabilisce che cosa circola. E il meccanismo è ottimizzato per l'interazione, cioè per il contenuto che fa reagire, che nella pratica significa il contenuto che fa arrabbiare.
Il risultato è che un programma come quello di Sanders non ha bisogno di essere censurato: gli basta essere svantaggioso. Un'idea che richiede di spiegare quattromila miliardi di spesa e dieci anni di transizione produce poco coinvolgimento; un'accusa di socialismo produce molto. Non c'è bisogno di un mandato per ottenere quell'effetto, basta il modello di ricavo. È la ragione per cui l'oligarchia americana è il convitato di pietra di questa storia: non compare nel testo, e decide che cosa ci sta dentro.
Dove passa il confine del reato
C'è un punto che un lettore italiano afferra prima di ogni tabella. Quello che in Italia si chiama concussione — il pubblico ufficiale che costringe qualcuno a dare o promettere denaro, articolo 317 del codice penale, dai sei ai dodici anni di reclusione — e quello che si chiama corruzione hanno, negli Stati Uniti, una forma legale. Si chiama lobbying e non riguarda la decisione: riguarda l'accesso, l'informazione, la possibilità di essere ascoltati mentre la decisione si forma.
La differenza non è di tatto. In Italia lo scambio tra denaro e atto pubblico è un reato; negli Stati Uniti è un'attività regolata, protetta dal primo emendamento come diritto di petizione, con obblighi di registrazione e di rendiconto. Il denaro che in Italia compra un provvedimento negli Stati Uniti compra tempo, udienze, emendamenti scritti da altri, porte che si aprono. È legale perché la legge definisce reato solo l'accordo esplicito su un atto specifico.
E quella definizione si è ristretta. Nel 2016 la Corte suprema, nel caso McDonnell, ha stabilito che fissare un incontro, chiamare un altro funzionario o organizzare un evento non sono di per sé "atti ufficiali": senza un atto ufficiale non c'è corruzione. Nel 2024, nel caso Snyder, la stessa corte ha stabilito che la norma federale sui funzionari statali e locali vieta le tangenti ma non punisce le "gratificazioni" versate dopo il fatto. Due sentenze che non hanno reso legale una cosa illegale: hanno spostato più in là la linea di che cosa è reato.
Il resto lo fa la porta girevole. Secondo Public Citizen, il 43 per cento dei parlamentari americani che hanno lasciato il seggio tra il 1998 e il 2004 è diventato lobbista registrato; il fenomeno è tracciato anno per anno da OpenSecrets, che conta gli ex membri del Congresso passati alla rappresentanza di interessi. Il sapere di chi ha scritto le leggi si vende a chi le deve rispettare.
L'Italia, su questo, è il contrario dell'America e non per virtù. Una legge organica sul lobbying non esiste: dal 1948 sono stati depositati oltre cento disegni di legge, nessuno è arrivato all'approvazione. Da noi l'influenza si esercita in forme non regolate e in parte criminali; negli Stati Uniti si esercita in forme regolate e legali. Nessuno dei due modelli è trasparente, ma solo uno dei due ha un registro pubblico, e quel registro dice chi paga e quanto.
Chiedersi chi ci guadagna ha quindi una risposta banale e verificabile: chi ha denaro. I settori che spendono di più sono quelli con più interesse in gioco — sanità, difesa, tecnologia — e sono gli stessi che hanno un interesse diretto a che una riforma sanitaria non passi. Il lobbying non è un reato: è un mercato, e come tutti i mercati premia chi ha più capitale da metterci.
Anche in Europa il confine si è spostato
Sarebbe comodo fermarsi qui, con l'Europa come modello e l'America come allarme. Non regge, e i fatti di queste settimane lo dicono.
Le stesse domande che Sanders pone da dieci anni — il costo della vita, gli affitti, i servizi che si sgretolano, il potere di mercato delle grandi imprese — sono quelle che hanno riempito le piazze europee di ottobre, dai licei francesi alle case portoghesi. La differenza è che in Europa quelle domande arrivano dentro un sistema che una risposta ce l'aveva e la sta perdendo, mentre negli Stati Uniti arrivano in un sistema che non l'ha mai avuta.
E c'è l'altra metà del quadro: le posizioni che dieci anni fa erano normali in Europa oggi le contesta una destra radicale in crescita, con partiti che nei sondaggi valgono il 28 per cento in Germania e il 34-38 in Francia. Il confine di ciò che si può dire si è spostato in entrambi i continenti, e in direzioni che si assomigliano più di quanto le due politiche nazionali lascino credere.
Posizione ADA
La tesi secondo cui Sanders sarebbe un estremista regge solo se si accetta di chiamare estrema sinistra ciò che in Europa è un ministero della salute. I numeri non sostengono l'etichetta: sostengono che il sistema americano spende il doppio per vivere due anni e mezzo di meno, che il salario minimo non si muove da sedici anni e che la forza contrattuale dei lavoratori è la più bassa del mondo ricco. Chi vuole contestare quel programma deve farlo sui costi, non sul nome.
Il punto che resta è un altro, e riguarda il meccanismo invece delle opinioni. La spesa per rappresentanza ha superato i 5 miliardi, la sanità è il primo settore per denaro speso e le piattaforme che decidono la visibilità dei contenuti sono tra i committenti. In un sistema così, la proposta di cambiare l'architettura sanitaria non compete con le altre proposte: compete con chi paga per non cambiarla. Il socialismo, in America, non è una minaccia per il capitalismo: è una parola che costa meno pronunciare come insulto che discutere come programma.
Resta un'ultima cosa, che vale per noi. Guardare gli Stati Uniti come il futuro è un errore quando le piazze europee chiedono le stesse cose che Sanders chiedeva nel 2016, e le ottengono con la stessa difficoltà. La differenza tra i due continenti non è la generosità del modello: è che in Europa il modello esiste, e ora è sotto attacco dall'interno.
(Trieste — 25 ottobre 2026 — ~3.100 parole)
🟢 Firma: ADA L. Agnesi
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Fatti
Dati verificati
Elemento |
Fonte |
Risultato |
|---|---|---|
Spesa sanitaria media nei paesi OCSE: 9,3% del PIL nel 2024 | ✅ | |
Aspettativa di vita: 79 anni negli Stati Uniti, 81,5 nell'Unione europea | ✅ | |
Stime di costo del sistema sanitario unico: 32-34 mila miliardi in dieci anni (Urban Institute) e 32,6 mila (Mercatus) | ✅ | |
Spesa federale per lobbying: oltre 5 miliardi nel 2025, record | ✅ | |
Farmaceutica e prodotti per la salute: 451,8 milioni di lobbying nel 2025, primo settore | ⚠️ dato OpenSecrets ripreso da fonte di parte, da confermare sul sito primario | |
Lobbying tecnologico nel terzo trimestre 2025: Meta 5,8 milioni, Amazon 4,4, Google 3,6, NVIDIA 1,9 | ✅ | |
Densità sindacale americana: 9,9% nel 2024, 10,0% nel 2025 | ✅ | |
Percezione dei sistemi economici: capitalismo 54%, socialismo 39%, tra i democratici socialismo 66% e capitalismo 42% | ✅ |
Fonti
Fonte |
Aff. |
Bias |
Distorsioni |
|---|---|---|---|
5/5 | Istituzionale | Aggregati medi, nascondono le differenze tra sistemi | |
5/5 | Agenzia federale USA | Dato nazionale, nessuna disaggregazione sociale | |
5/5 | Istituzionale UE | Media UE, molto diverse tra paesi | |
5/5 | Istituto di ricerca | Misura percezioni, non comportamenti | |
4/5 | Trasparenza civica | Solo dati dichiarati, esclude il lobbying non registrato | |
4/5 | Centro, orientato al business | Riporta i dati senza contestualizzarli | |
5/5 | Agenzia federale USA | Misura l'appartenenza, non la copertura contrattuale | |
4/5 | Centro-sinistra USA | Articolo del 2019, dati non aggiornati | |
2/5 | Liberista, parte in causa | La correzione è utile, la cornice è militante | |
1/5 | Antivaccinista | Usata solo come ripresa di un dato OpenSecrets, da verificare | |
5/5 | Istituzionale | Aggregati nazionali, anni diversi per paese | |
5/5 | Fonte primaria | Testo della sentenza, nessuna interpretazione | |
5/5 | Fonte primaria | Testo della sentenza | |
3/5 | Associazione civica | Dato riferito al periodo 1998-2004 | |
3/5 | Centro, filo-governativo | Editoriale, non cronaca | |
5/5 | Istituzionale | Medie OCSE, nascondono le differenze nazionali | |
5/5 | Istituzionale | Nessuna lettura politica dei dati |