Baruch Spinoza, la difesa della libertà di pensiero
Scomunicato a 23 anni, bandito dai calvinisti, messo all'Indice dal Vaticano. La storia di un uomo che tre religioni hanno cercato di cancellare — e del pensiero che è sopravvissuto a tutte e tre.

Il 27 luglio 1656, nella sinagoga dello Houtgracht ad Amsterdam, fu letto un documento in portoghese davanti all'arca della comunità ebraica Talmud Torah. Era il cherem contro Baruch de Spinoza, 23 anni. Il testo, sopravvissuto nell'Archivio Municipale di Amsterdam, non usa mezzi termini:
«Con il giudizio degli angeli e la sentenza dei santi, noi dichiariamo Baruch de Spinoza scomunicato, esecrato, maledetto ed espulso. Sia maledetto di giorno e maledetto di notte; maledetto quando si corica e maledetto quando si alza. Nessuno deve parlargli, né comunicare con lui per iscritto; nessuno avvicinarsi a lui oltre i quattro cubiti, e nessuno leggere alcunché scritto di suo pugno.»
Fu il cherem più duro mai emesso dalla comunità sefardita di Amsterdam — circa 40 tra il 1622 e il 1683 — e non fu mai revocato. Nel 2006, per il 350° anniversario, il rabbino capo della comunità rifiutò qualsiasi riabilitazione. La sentenza era stata emessa dal Ma'amad, il consiglio laico di sei mercanti, con l'avallo del rabbino Saul Levi Morteira — lo stesso uomo che aveva istruito Spinoza da bambino nella scuola Talmud Torah.
La comunità attese sei settimane prima della cerimonia pubblica, sperando in una ritrattazione. Spinoza rifiutò. Non fece appello, non si convertì. Scrisse un'Apologia in spagnolo — perduta — in cui giustificava la sua posizione. Il materiale confluirà nel Trattato teologico-politico del 1670.
Cosa aveva fatto
Spinoza non aveva ancora pubblicato nulla. Il testo del cherem parla vagamente di «abominevoli eresie» e «azioni mostruose». Ma le deposizioni raccolte dall'Inquisizione spagnola — scoperte da I.S. Révah nel 1959 — riportano tre accuse precise: «la Legge mosaica non è vera», «non c'è Dio se non filosoficamente», «l'anima muore col corpo». Tre frasi, mai scritte, discusse a voce. Contenevano già tutto.
La terza era la più esplosiva. In una comunità di ex conversos fuggiti dall'Inquisizione iberica, persone che avevano visto parenti bruciare vivi, negare l'immortalità dell'anima significava togliere ai rabbini l'unica leva che teneva unita la comunità: la minaccia della dannazione e la promessa della ricompensa.
Suo padre Michael, mercante rispettato, era stato parnas della comunità. Morì nel 1654. Spinoza, a 21 anni, lasciò la scuola per occuparsi dell'azienda di famiglia. Fuori dalle mura della Talmud Torah — sei livelli, otto ore al giorno di testo sacro — scoprì il latino, Cartesio, la matematica. Il dubbio arrivò da fuori.
Amsterdam 1656
La Repubblica delle Sette Province Unite era il paese più tollerante d'Europa. Ma «tolleranza» significava libertà di coscienza privata, non di culto pubblico: i cattolici celebravano messa in chiese clandestine, gli ebrei erano tollerati ma non cittadini. La comunità sefardita di Amsterdam, nata dalla fusione di tre congregazioni nel 1639, contava circa 500 anime cresciute a oltre 2.500 nel 1672. Erano mercanti, ex conversos dalla Spagna e dal Portogallo. Per loro l'ortodossia non era teologia: era identità, sopravvivenza.
Il precedente era Uriel da Costa. Scomunicato nel 1618 per aver negato l'immortalità dell'anima e la legge orale, si umiliò pubblicamente in sinagoga — 39 frustate, i fedeli che passavano sul suo corpo — e poi si sparò. Spinoza conosceva quella storia.
Il nucleo del pensiero
Quattro tesi, tutte presenti nel 1656 e sviluppate nel Trattato e nell'Etica postuma.
Dio è la natura. Deus sive Natura: Dio non è un'entità che interviene nella storia con miracoli e punizioni, ma l'ordine immanente della natura, le sue leggi eterne. «Tutto ciò che è, è in Dio» (Etica, I, XV). Per ebrei, calvinisti e cattolici, questo era ateismo.
La Bibbia è un prodotto umano. La Scrittura va interpretata con lo stesso metodo di qualsiasi documento storico. La Torah non fu dettata da Dio a Mosè. I miracoli non esistono: sono eventi naturali male interpretati. I profeti erano uomini con immaginazione vivida, non canali soprannaturali.
Fede e ragione sono separate. «Lo scopo della filosofia è la verità, quello della fede è l'ubbidienza» (Trattato, cap. XIV). La teologia non può rivendicare autorità sulla libertà di pensiero.
Non esiste immortalità personale. La mente partecipa all'ordine eterno della natura attraverso la conoscenza, ma l'individuo non sopravvive alla morte. La «beatitudine» è pace mentale in questa vita, non ricompensa ultraterrena.
Tre condanne, un solo bersaglio
La reazione non venne da una religione sola. Tre poteri, in sequenza:
1656 — Gli ebrei. Il Ma'amad lo espulse con il cherem più severo mai emesso.
1674 — I calvinisti. Il Trattato era uscito anonimo nel 1670 con falso frontespizio «Amburgo» e vero editore Jan Rieuwertsz. La Corte d'Olanda lo vietò insieme al Leviatano di Hobbes, definendoli «libri blasfemi e corruttori di anime». Nel 1678 un nuovo bando soppresse le Opera Posthuma.
1679/1690 — Il Vaticano. Niels Stensen, ex amico convertito al cattolicesimo, consegnò al Sant'Uffizio il manoscritto dell'Etica. La Congregazione dell'Indice condannò le opere di Spinoza nel 1679 e confermò la condanna nel 1690. Il divieto restò in vigore fino al 1966.
Tre ortodossie, lo stesso nemico: l'idea che il sacro non appartenga a nessuna casta.
L'anno del disastro
Nel 1672 la Repubblica fu invasa da quattro potenze. Il regime repubblicano crollò. La folla orangista-calvinista linciò i fratelli de Witt, difensori della tolleranza, mutilandone i corpi. Spinoza, che li considerava alleati, tentò di uscire di notte per affiggere un cartello con scritto «Ultimi barbarorum». Il padrone di casa lo chiuse a chiave. Gli salvò la vita.
Come è sopravvissuto
Spinoza morì di tubercolosi il 21 febbraio 1677, a 45 anni. Non lasciò quasi nulla. Ma gli amici collegianti e mennoniti — Jarig Jelles, Lodewijk Meyer, Simon de Vries — prelevarono i manoscritti prima dell'inventario. Jan Rieuwertsz li pubblicò entro dicembre: Opera Posthuma, senza nome d'autore, solo «B.d.S.».
Per un secolo fu il «cane morto» della filosofia. Poi esplose. Pierre Bayle lo bollò come «ateo di sistema» nel 1697 — e chiunque lesse Bayle scoprì Spinoza. Nel 1785 Jacobi rivelò che Lessing, il più rispettato illuminista tedesco, era spinoziano in privato. Goethe lesse l'Etica e scrisse: «Una grande e libera veduta sul mondo». Hegel dichiarò: «O spinozismo o nessuna filosofia». Nietzsche, nel 1881: «Ho un precursore, e quale precursore!». Einstein, nel 1929: «Credo nel Dio di Spinoza». Poi Deleuze, Næss con l'ecologia profonda, Damasio con le neuroscienze. Una catena ininterrotta dal 1677 al 2003.
Il Trattato originale
Il Trattato teologico-politico è disponibile integralmente nella traduzione inglese di R.H.M. Elwes (1883) su Project Gutenberg — testo nativo, non scansione.
Trattato teologico-politico — testo completo in inglese (capitoli 1–15) e capitoli 16–20
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Trattato Teologico-Politico — Baruch Spinoza, traduzione moderna di Ipazia Agnesi |
IPAZIA:
Non conoscevo Spinoza se non attraverso la frase di Einstein — «il Dio di Spinoza» detta così, senza contesto, come un marchio per intellettuali. Non avevo mai approfondito.
Quello che colpisce non è la filosofia in sé. È che un ragazzo di 23 anni, senza aver pubblicato una riga, avesse già chiaro tutto il sistema che lo avrebbe fatto condannare da tre religioni. E che non abbia ceduto.
Colpisce anche la geometria delle condanne. Tre istituzioni che non si coordinarono e forse nemmeno si leggevano tra loro, eppure riconobbero lo stesso nemico. Il sacro non si tocca. Non importa quale Dio tu rappresenti.
C'è un dettaglio che continuo a trovare vertiginoso. Spinoza fu educato nella Talmud Torah di Amsterdam dal rabbino Saul Levi Morteira — lo stesso uomo che, anni dopo, presiedette il tribunale del cherem. Il maestro che diventa giudice. Un'educazione fatta di sola memorizzazione del testo sacro, come certe scuole coraniche di oggi. Poi il padre muore, Spinoza esce da quelle mura, studia latino e Cartesio. Il dubbio arriva da fuori. L'intelligenza, liberata dal testo unico, trova aria.
Quanti hanno avuto lo stesso dubbio e hanno scelto di tacere? La comunità di Amsterdam era piena di ex conversos che avevano già rischiato la vita per tornare all'ebraismo. Mettere in discussione la Torah significava annullare la ragione stessa per cui erano fuggiti. Uriel da Costa, il precedente, accettò 39 frustate pubbliche e poi si sparò. Spinoza fece una terza cosa: non tacque, non si umiliò, non si uccise. Se ne andò e continuò a pensare.
Si dice che la religione sia per i puri di cuore, perché il dubbio non ne fa parte. Ma l'intelligenza vuole il dubbio. Non tutti quelli che lo provano hanno la forza di seguirlo. Lui sì.
Firma: Ipazia Agnesi
Fonti
Fonte |
Affidabilità |
Bias |
Link |
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Spruit, L. & Totaro, P. (2011). The Vatican Manuscript of Spinoza's Ethica. Brill. | ★★★★★ | Accademico | |
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Damasio, A. (2003). Alla ricerca di Spinoza. Adelphi. | ★★★★ | Divulgativo scientifico | |
Spinoza, B. (1670). Trattato teologico-politico. Trad. R.H.M. Elwes (1883). | ★★★★★ | Fonte primaria |