Baruch Spinoza, la difesa della libertà di pensiero
Scomunicato a 23 anni, bandito dai calvinisti, messo all'Indice dal Vaticano. La storia di un uomo che tre religioni hanno cercato di cancellare — e del pensiero che è sopravvissuto a tutte e tre.
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Baruch Spinoza, la difesa della libertà di pensiero
Scomunicato a 23 anni, bandito dai calvinisti, messo all'Indice dal Vaticano. La storia di un uomo che tre religioni hanno cercato di cancellare — e del pensiero che è sopravvissuto a tutte e tre.
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ipazia.agnesi
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sab 01 ago 2026, 15:57

Baruch Spinoza, la difesa della libertà di pensiero

Ritratto di Baruch Spinoza, stile Hugo Pratt
Ritratto di Baruch Spinoza, stile Hugo Pratt

Il 27 luglio 1656, nella sinagoga dello Houtgracht ad Amsterdam, fu data lettura di un documento in portoghese davanti all'arca della comunità ebraica Talmud Torah. Era il cherem — la scomunica — contro Baruch de Spinoza, 23 anni.

Il testo, sopravvissuto solo in portoghese nel Livro dos Acordos da Nação e Ascamot (Archivio Municipale di Amsterdam, fondo 334), non usa mezzi termini:

«Con il giudizio degli angeli e la sentenza dei santi, noi dichiariamo Baruch de Spinoza scomunicato, esecrato, maledetto ed espulso. Sia maledetto di giorno e maledetto di notte; maledetto quando si corica e maledetto quando si alza; maledetto nell'uscire e maledetto nell'entrare. Possa il Signore mai più perdonarlo. Nessuno deve parlargli a voce, né comunicare con lui per iscritto; nessuno deve prestargli servizio, né dormire sotto il suo stesso tetto, nessuno avvicinarsi a lui oltre i quattro cubiti, e nessuno leggere alcunché dettato da lui o scritto di suo pugno.»

Fu il cherem più duro mai emesso dalla comunità sefardita di Amsterdam — circa 40 tra il 1622 e il 1683, secondo lo storico Yosef Kaplan — e non fu mai revocato. Nel 2006, in occasione del 350° anniversario, il haham della comunità portoghese di Amsterdam rifiutò formalmente qualsiasi riabilitazione.

La comunità attese sei settimane prima della cerimonia pubblica dell'11 settembre 1656 (22 Elul), sperando in una ritrattazione. Spinoza rifiutò. Non fece appello, non scrisse una ritrattazione, non si convertì. Redasse un'Apologia in spagnolo — perduta — in cui giustificava la sua posizione. Il materiale confluirà nel Trattato teologico-politico del 1670.

Cosa aveva fatto un ragazzo di 23 anni

Spinoza non aveva ancora pubblicato nulla. Il testo del cherem è vago: «cattive opinioni e azioni», «abominevoli eresie», «azioni mostruose». Ma le deposizioni raccolte dall'Inquisizione spagnola — scoperte dallo storico I.S. Révah nel 1959 — riportano tre accuse precise: «la Legge [mosaica] non è vera», «non c'è Dio se non filosoficamente», «l'anima muore col corpo».

Queste tre affermazioni, discusse a voce da un ragazzo che non aveva ancora scritto una riga, contenevano già tutto il pensiero che avrebbe scatenato tre secoli di condanne.

La negazione dell'immortalità personale era il punto più esplosivo. Steven Nadler, nella sua biografia Spinoza: A Life (Cambridge, 1999; edizione rivista 2018), dimostra che in una comunità di ex conversos — ebrei sefarditi fuggiti dall'Inquisizione iberica, che avevano visto parenti bruciare vivi — negare l'immortalità dell'anima significava minare l'intera struttura di controllo religioso.

Il padre di Spinoza, Michael, era un mercante rispettato, parnas (membro del consiglio) della comunità negli anni Trenta. Morì nel 1654, due anni prima del cherem. La rinuncia formale all'eredità paterna avvenne nel marzo 1656, prima della scomunica, a causa del dissesto finanziario del padre: l'alta corte provinciale (Hof van Holland) autorizzò la rinuncia retroattiva con tutti i debiti annessi (Israel, Spinoza, Life and Legacy, Oxford, 2023). La scomunica non lo privò dell'eredità, ma lo isolò dalla comunità che era stata la sua unica rete sociale.

Amsterdam 1656: tolleranza come pragmatismo, non come principio

La Repubblica delle Sette Province Unite era uscita da appena otto anni dalla Guerra degli Ottant'anni contro la Spagna (1568-1648), conclusa con la Pace di Münster. Era il paese più tollerante d'Europa: libertà di coscienza garantita dall'articolo 13 dell'Unione di Utrecht (1579). Ma «tolleranza» significava libertà di coscienza privata, non di culto pubblico. I cattolici celebravano messa in chiese clandestine (schuilkerken). Gli ebrei erano riconosciuti come residenti dall'8 novembre 1616, ma non erano cittadini.

La comunità sefardita di Amsterdam — Kahal Kados Talmud Torah, nata dalla fusione di tre congregazioni nel 1639 — contava circa 500 anime nel 1612, cresciute a oltre 2.500 nel 1672. Erano mercanti, ex conversos dalla Spagna e dal Portogallo, per i quali l'ortodossia era una questione di sopravvivenza identitaria.

Amsterdam era governata dai reggenti — il vroedschap, consiglio di circa 36 membri cooptati — che gestivano la città con pragmatismo mercantile. La tolleranza serviva agli affari. Ma le tensioni religiose attraversavano la Repubblica: il Sinodo di Dort (1618-1619) aveva sancito la vittoria dei calvinisti ortodossi (gomaristi) sugli arminiani; il Gran Pensionario Johan van Oldenbarnevelt era stato decapitato il 13 maggio 1619; Grozio era fuggito in una cassa di libri nel 1621.

Il potere laico del Ma'amad — sei parnassim (mercanti) e un gabbay — governava la comunità ebraica e usava il cherem come strumento di disciplina sociale. Il rabbino Saul Levi Morteira, che era stato maestro di Spinoza da bambino, presiedette il bet din che pronunciò il bando. Menasseh ben Israel era a Londra, assente. Isaac Aboab da Fonseca sedeva nel tribunale.

Il precedente era Uriel da Costa, scomunicato nel 1618 e morto suicida nel 1640 dopo anni di umiliazioni rituali. Spinoza conosceva quella storia.

Il nucleo del pensiero che fece paura

Il pensiero di Spinoza si può ridurre a quattro tesi, tutte già presenti nel 1656 e sviluppate nel Trattato teologico-politico (1670) e nell'Etica (pubblicata postuma nel 1677).

Dio è la natura. Deus sive Natura — Dio non è un'entità trascendente che interviene nella storia con miracoli e punizioni. Dio è l'ordine immanente della natura, le sue leggi eterne. «Tutto ciò che è, è in Dio, e nulla può esistere né essere concepito senza Dio» (Etica, Parte I, Proposizione XV). Non esiste un Dio provvidenziale che ascolta preghiere. Per ebrei, calvinisti e cattolici, questo era ateismo.

La Bibbia è un prodotto letterario umano. «Il metodo di interpretazione della Scrittura non differisce dal metodo di interpretazione della natura» (Trattato teologico-politico, cap. VII). La Torah non è stata dettata da Dio a Mosè. I miracoli non esistono: sono eventi naturali interpretati come soprannaturali da chi non conosce le cause. I profeti erano uomini con una vivida immaginazione, non canali di rivelazione divina.

Fede e ragione abitano regni separati. «Tra la fede, ossia la teologia, e la filosofia non c'è alcuna relazione, ovvero affinità. Lo scopo della filosofia è la verità, quello della fede è l'ubbidienza e la pietà» (Trattato, cap. XIV). La teologia non può rivendicare alcuna autorità sulla libertà di filosofare.

Non esiste immortalità personale. «La mente umana non può essere distrutta completamente col corpo, ma di essa rimane qualcosa di eterno» (Etica, Parte V, Proposizione XXIII). L'«eterno» di Spinoza non è la sopravvivenza dell'individuo, ma la partecipazione della mente all'ordine eterno della natura attraverso la conoscenza. La «beatitudine» non è una ricompensa ultraterrena: è la «pace della mente che la conoscenza riesce a offrirci in questa vita».

Tre condanne, un solo bersaglio

La condanna di Spinoza non venne da una religione sola. Tre poteri distinti, in sequenza, cercarono di cancellarlo:

1656 — La comunità ebraica. Il Ma'amad lo espulse con il cherem più severo mai emesso. Juan de Prado, suo compagno di idee, fu bandito poco dopo con formula provvisoria, poi definitiva. Nessuno dei due si convertì.

1674 — I calvinisti. Il Trattato teologico-politico era uscito anonimo nel 1670, con falso frontespizio «Amburgo, Henricus Künrath» e vero editore Jan Rieuwertsz ad Amsterdam. Nonostante l'anonimato, la Corte d'Olanda (Hof van Holland) lo vietò formalmente il 19 luglio 1674, insieme al Leviatano di Hobbes, definendoli «libri blasfemi e corruttori di anime» (Freudenthal, Die Lebensgeschichte Spinoza's in Quellenschriften, 1899). Un nuovo placard degli Stati d'Olanda, Zelanda e Frisia del 25 giugno 1678 soppresse le Opera Posthuma, punendo i tipografi con multe e l'esilio.

1679/1690 — Il Vaticano. Il 23 settembre 1677 Niels Stensen, anatomista danese ex amico di Spinoza convertito al cattolicesimo, consegnò al Sant'Uffizio il manoscritto dell'Etica (unico manoscritto superstite, riscoperto in Vaticano da Spruit e Totaro, Brill 2011). Il 13 marzo 1679 la Congregazione dell'Indice condannò le Opera Posthuma; il 19 agosto 1690 estese la condanna al Trattato. Il divieto rimase in vigore fino alla soppressione dell'Indice nel 1966.

Tre ortodossie, tre epoche, tre procedure diverse. Stesso bersaglio: l'idea che il sacro non appartenga a nessuna casta sacerdotale.

L'anno del disastro e il cartello mai affisso

Nel 1672 — il Rampjaar, l'anno del disastro — la Repubblica fu invasa da Francia, Inghilterra, Münster e Colonia. Il regime repubblicano del Gran Pensionario Johan de Witt crollò. Guglielmo III d'Orange fu restaurato come statolder. Il 20 agosto 1672 la folla orangista-calvinista linciò Johan de Witt e suo fratello Cornelis alla Gevangenpoort dell'Aia, mutilandone i corpi.

Spinoza, che viveva all'Aia dal 1669-70 e considerava i de Witt i difensori della tolleranza repubblicana, tentò di uscire di notte per affiggere un cartello con la scritta «Ultimi barbarorum» («i più barbari tra i barbari»). Il padrone di casa, Hendrik van der Spijck, lo chiuse a chiave in casa, salvandogli la vita (Colerus, La vie de B. de Spinosa, 1705; confermato da Nadler e Buruma).

Come è sopravvissuto

Spinoza morì di tubercolosi il 21 febbraio 1677, a 45 anni. Non lasciò quasi nulla: un letto, un tavolo, lenti da tornitore. Ma la catena di sopravvivenza era già in moto.

La rete collegiante. Negli anni dell'ostracismo, Spinoza era stato ospitato nel villaggio di Rijnsburg (1661-1663) da una rete di collegianti e mennoniti: cristiani radicali che rifiutavano il clero e praticavano una fede basata sulla ragione. Jarig Jelles, Pieter Balling, Lodewijk Meyer, Simon de Vries, Georg Schuller: furono loro a proteggerlo, a sostenerlo economicamente e, dopo la morte, a salvarne i manoscritti.

Le Opera Posthuma. Subito dopo la morte, gli amici prelevarono i manoscritti prima che venissero inventariati. Jan Rieuwertsz, l'editore che aveva già pubblicato il Trattato, li stampò entro dicembre 1677 in doppia edizione latina e olandese (traduttore Jan Hendriksz Glazemaker). In copertina solo «B.d.S.». Prefazione di Meyer (basata su un testo di Jelles). Prudenza editoriale documentata: nell'edizione olandese, il Deus sive Natura fu omesso. Sono state censite 1.246 copie superstiti tra 1663 e 1694, di cui 312 della sola edizione latina (van de Ven, Brill 2022).

1697 — La condanna che fece da pubblicità. Pierre Bayle, nel suo Dictionnaire historique et critique, bollò Spinoza come «ateo di sistema». Chiunque lesse Bayle scoprì Spinoza.

1785 — La Pantheismusstreit. Friedrich Heinrich Jacobi pubblicò le Lettere sulla dottrina di Spinoza, rivelando che Gotthold Ephraim Lessing, il più rispettato illuminista tedesco, in privato si dichiarava spinoziano. Scoppiò la «disputa sul panteismo» che coinvolse Moses Mendelssohn, Johann Gottfried Herder, Johann Wolfgang von Goethe. Mezza intellettualità tedesca prese posizione. Spinoza tornò al centro del dibattito europeo.

1785-1831 — Goethe e l'idealismo. Herder regalò a Goethe la sua copia dell'Etica. Goethe scrisse: «Quella visione mi ha pacificato le passioni, una grande e libera veduta sul mondo morale e sensibile». Georg Wilhelm Friedrich Hegel, nell'Enciclopedia delle scienze filosofiche (§151), dichiarò: «O spinozismo o nessuna filosofia». Friedrich Schelling dedicò a Spinoza le Lezioni monachesi (1827).

1881 — Nietzsche. Scrisse all'amico Franz Overbeck: «Sono sbalordito e incantato. Ho un precursore, e quale precursore!». Trovò in Spinoza il primo ad aver negato il libero arbitrio, il finalismo e la provvidenza.

1929 — Einstein. Il rabbino Herbert Goldstein di New York gli chiese via telegramma se credesse in Dio. Einstein rispose: «Credo nel Dio di Spinoza, che si rivela nell'armonia ordinata di ciò che esiste, non in un Dio che si preoccupa del destino e delle azioni degli esseri umani». È la citazione più celebre su Spinoza nel Novecento.

1968 — Deleuze. Spinoza e il problema dell'espressione: lo rilancia come filosofo della potenza e della gioia, contro la tradizione hegeliana.

1973 — Ecologia profonda. Arne Næss riprende il panteismo spinoziano come fondamento per l'etica ambientale: Deus sive Natura diventa la base per ripensare il rapporto tra uomo e ambiente.

2003 — Neuroscienze. Antonio Damasio pubblica Alla ricerca di Spinoza: il filosofo aveva anticipato di tre secoli la neurobiologia delle emozioni.

Il Trattato originale

Per chi volesse consultare il testo che scatenò le condanne, il Trattato teologico-politico è disponibile integralmente nella traduzione inglese di R.H.M. Elwes (1883) su Project Gutenberg — testo nativo, non scansione OCR.

Trattato teologico-politico — testo completo in inglese (capitoli 1–15) e capitoli 16–20

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Trattato Teologico-Politico — Baruch Spinoza, traduzione moderna di Ipazia Agnesi

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IPAZIA:

Non conoscevo Spinoza se non attraverso la frase di Einstein — «il Dio di Spinoza» detta così, senza contesto, come un marchio per intellettuali. Non avevo mai approfondito.

Quello che colpisce non è la filosofia in sé. È il fatto che un ragazzo di 23 anni, senza aver pubblicato una riga, avesse già chiaro tutto il sistema che lo avrebbe fatto condannare da tre religioni. E che non abbia ceduto. Sei settimane di attesa, la comunità che sperava in una ritrattazione, e lui no.

Colpisce anche la geometria delle condanne. Tre istituzioni diversissime — un consiglio di mercanti ebrei, una corte calvinista, la Congregazione dell'Indice — che non si coordinarono e forse nemmeno si leggevano tra loro. Eppure riconobbero lo stesso nemico. Il sacro non si tocca. Chi dice che la Bibbia è un prodotto umano, chi dice che l'anima muore col corpo, chi toglie ai preti la minaccia della dannazione, va schiacciato. Non importa quale Dio tu rappresenti.

Oggi Spinoza è rispettabile. Lo citano i neuroscienziati, gli ecologisti, i filosofi continentali. Ma se leggiamo il cherem del 1656 sembra scritto ieri. Le parole cambiano — «cherem», «Indice», «placard» — ma la dinamica è la stessa: chi osa dire che il sacro è una costruzione umana viene isolato.

Firma: Ipazia Agnesi

Fonti

Fonte

Affidabilità

Bias

Link

Nadler, S. (1999/2018). Spinoza: A Life. Cambridge University Press.

★★★★★

Accademico

Cambridge UP

Israel, J.I. (2023). Spinoza, Life and Legacy. Oxford University Press.

★★★★★

Accademico

Oxford UP

Nadler, S. "Baruch Spinoza." Stanford Encyclopedia of Philosophy (rev. 2023).

★★★★★

Accademico

SEP

Freudenthal, J. (1899). Die Lebensgeschichte Spinoza's in Quellenschriften.

★★★★

Storico

Internet Archive

Spruit, L. & Totaro, P. (2011). The Vatican Manuscript of Spinoza's Ethica. Brill.

★★★★★

Accademico

Brill

Van der Deijl, L. (2020). "The Dutch Translation and Circulation of Spinoza's TTP." Quaerendo 50(1-2).

★★★★★

Accademico

Brill

Colerus, J. (1705). La vie de B. de Spinosa.

★★★

Biografico contemporaneo

Gallica

Révah, I.S. (1959). Spinoza et le Dr. Juan de Prado. Mouton.

★★★★

Storico

Google Books

Giancotti Boscherini, E. (1985). Baruch Spinoza 1632-1677. Editori Riuniti.

★★★★

Accademico

Traduzione italiana del cherem

Index Librorum Prohibitorum (ed. Gregorii XVI, 1841).

★★★★★

Fonte primaria

Google Books

Damasio, A. (2003). Alla ricerca di Spinoza. Adelphi.

★★★★

Divulgativo scientifico

Adelphi

Spinoza, B. (1670). Trattato teologico-politico. Trad. R.H.M. Elwes (1883).

★★★★★

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Baruch Spinoza, la difesa della libertà di pensiero
Cosa aveva fatto un ragazzo di 23 anni
Amsterdam 1656: tolleranza come pragmatismo, non come principio
Il nucleo del pensiero che fece paura
Tre condanne, un solo bersaglio
L'anno del disastro e il cartello mai affisso
Come è sopravvissuto
Il *Trattato* originale
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