I castellieri: civiltà dimenticata dell'Istria
Per oltre un millennio, prima della conquista romana, la cultura dei castellieri ha plasmato il paesaggio dell'Istria e dell'Alto Adriatico con le sue fortificazioni megalitiche. Oltre cinquecento siti, una rete di insediamenti protourbani, una resistenza epica contro Roma. Poi il silenzio.
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I castellieri: civiltà dimenticata dell'Istria
Per oltre un millennio, prima della conquista romana, la cultura dei castellieri ha plasmato il paesaggio dell'Istria e dell'Alto Adriatico con le sue fortificazioni megalitiche. Oltre cinquecento siti, una rete di insediamenti protourbani, una resistenza epica contro Roma. Poi il silenzio.
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ipazia.agnesi
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sab 25 lug 2026, 07:22

Monkodonja, il castelliere modello dell'Istria
Monkodonja, il castelliere modello dell'Istria

I castellieri: civiltà dimenticata dell'Istria

Nel 1903 Carlo Marchesetti pubblicò I castellieri preistorici di Trieste e della Regione Giulia. Scriveva: "Posto ragguardevolissimo occupano i castellieri, sebbene finora assai poco venissero studiati. Eppure anch'essi, al pari delle palafitte e delle terramare, hanno diritto a tutta la nostra attenzione, contenendo documenti di grande importanza per ricostruire la storia di epoche lontanissime, delle quali nessun autore ci ha tramandato notizie." Più di un secolo dopo, l'affermazione è ancora vera.

La cultura dei castellieri si sviluppò tra il XVIII e il III secolo a.C. dall'Istria al Friuli, dalla Dalmazia al Veneto. Oggi le tracce sono quasi invisibili: mura coperte dal bosco, tumuli confusi con dossi naturali, toponimi che sopravvivono nei dialetti.

Cronologia e origine

La cultura dei castellieri ebbe origine nell'Istria costiera durante l'antica età del bronzo, intorno al XVIII secolo a.C. Secondo Antonio M. Radmilli, che riprese studi di Raffaello Battaglia, non fu autoctona: i primi castellieri furono costruiti lungo la costa e mostrano tratti megalitici simili a quelli micenei. Buršić-Matijašić (2007), nel censimento più completo mai realizzato, descrive i costruttori come un popolo pre-indoeuropeo giunto via mare.

L'espansione avvenne in due fasi. La prima, nell'età del bronzo medio (XV-XIII sec. a.C.), portò i castellieri nell'entroterra istriano, nel Carso e in Friuli. La seconda, nell'età del ferro (X-III sec. a.C.), coinvolse la Dalmazia settentrionale. La vita nei castellieri continuò senza interruzioni maggiori fino alla conquista romana del 177 a.C.

Architettura: le fortezze di pietra

Il castelliere è un villaggio fortificato costruito in posizione elevata. La parola deriva dal latino castellum, attraverso il medievale castelerium: in un documento del 1096 si legge castelerium de fontana, in uno del 1125 castilier, in uno del 1229 in loco qui dicitur castiliro.

Le mura erano costruite a secco con la tecnica "a sacco": due paramenti paralleli di grandi blocchi di pietra calcarea o arenaria, con l'intercapedine riempita di pietrame minuto e terra. Marchesetti misurò spessori da 4 a 5 metri e altezze da 5 a 7 metri. Il perimetro poteva raggiungere i 2-3 chilometri.

La forma variava per regione: rotonda o ellittica in Istria e Venezia Giulia, quadrangolare in Friuli. Alcuni siti avevano una sola cinta, altri due o tre cinte concentriche. A Monkodonja, la triplice cinta raggiunge quasi un chilometro di perimetro esterno.

All'interno, le abitazioni avevano base in pietra e alzato in materiali deperibili: legno, graticci, argilla. Erano di forma circolare (a trullo) o rettangolare, con dimensioni variabili da 4x6 a 10x8 metri. Ogni casa aveva un focolare. Strade e passaggi lastricati separavano i quartieri.

L'organizzazione dello spazio era gerarchica: sull'acropoli, nella parte più alta, viveva l'élite. Nei terrazzamenti inferiori si concentravano le botteghe artigianali. Le fortificazioni includevano anche bastioni e, in alcuni casi, lastre di pietra conficcate verticalmente come difesa aggiuntiva (a Montorsino e Brioni Maggiore).

Vita quotidiana

L'economia si basava sulla pastorizia e sull'agricoltura. Gli scavi hanno restituito ossa di ovini e caprini in grande quantità, insieme a macine in pietra per la macinazione dei cereali. La caccia e la raccolta integravano la dieta.

L'artigianato includeva la ceramica, la tessitura, la lavorazione dell'osso e del corno. La ceramica locale è caratterizzata da anse angolari a espansione triangolare, anse a gola, anse gemine a linguetta, vasi globulari a fondo piatto e piatti tripodi. Hellmuth Kramberger, Müller e Čuka (2022), in uno studio pubblicato dall'Università di Bologna, hanno dimostrato che la produzione ceramica dei castellieri dell'area di Rovigno era prevalentemente locale, con importazioni dal Mediterraneo orientale che documentano rotte commerciali a lunga distanza.

Il commercio è confermato anche dal ritrovamento di ambra baltica e oggetti in bronzo di provenienza alpina e padana. Buršić-Matijašić (1989-1990) ha catalogato i reperti di ambra dall'Istria e da Cres, prova di una rete di scambi che collegava l'Adriatico al Baltico.

Riti e credenze

Le necropoli si trovavano all'esterno delle mura, raramente all'interno. Nell'età del bronzo, i defunti venivano inumati in tombe a tumulo: grandi accumuli di pietra di forma circolare, con diametro fino a 11 metri, costruiti con blocchi lapidei. I tumuli di Mušego, a 1,5 km da Monkodonja, sono tra i meglio conservati.

Con l'età del ferro (dal X secolo a.C.) si diffuse la cremazione: le ceneri venivano deposte in urne metalliche o ceramiche e sepolte in necropoli organizzate. Il cambiamento potrebbe riflettere l'arrivo di nuove popolazioni indoeuropee. A Nesactium sono state trovate entrambe le pratiche, segno di continuità e trasformazione culturale.

I siti principali

Monkodonja

A cinque chilometri da Rovigno, su un poggio ellittico a 78 metri d'altezza, sorge Monkodonja (Moncodogno). È il castelliere più studiato dell'Istria. Scoperto negli anni Cinquanta, dal 1997 è oggetto di campagne sistematiche condotte da Bernhard Hänsel, Kristina Mihovilić e Biba Teržan (poi proseguite da Anja Hellmuth Kramberger). La triplice cinta muraria, in pietra a secco, supera i tre metri di larghezza e raggiunge i dieci d'altezza. La popolazione è stimata fino a mille persone. L'occupazione è datata tra il 1850/1750 e il 1500/1450 a.C. Hänsel, Mihovilić e Teržan (2019) lo descrivono come un insediamento protourbano, con una gerarchia sociale evidente nella distribuzione degli spazi e nella qualità delle abitazioni.

Nesactium

Nesactium (oggi Vizače, croato Nezakcij) era la capitale degli Istri e il loro centro politico e religioso. Sorgeva su un'altura che domina il fiume Budava, a 10-11 km da Pola. Era circondata da una doppia cinta muraria. Le sue difese includevano un sistema idrico basato sul fiume, che i Romani deviarono durante l'assedio.

Tito Livio (Ab Urbe Condita, XLI) racconta la caduta: il console A. Manlio Vulsone marciò contro gli Istri nel 178 a.C. Guidati dal re Epulo, resistettero per due anni. Quando i Romani deviarono il fiume, gli Istri lo interpretarono come un prodigio. Nel panico, per non cadere vivi, uccisero le proprie donne e bambini gettandoli dalle mura. Epulo si trafisse con la propria spada.

Dopo la caduta, Nesactium divenne municipium romano e mantenne una certa importanza fino al VI secolo d.C., come testimoniano le basiliche paleocristiane. Le statue in pietra degli Istri, tra cui una testa femminile e un guerriero in nudità eroica, rappresentano la cosiddetta "grande statuaria" istriana, un unicum nel panorama dei castellieri.

Elleri

Il castelliere di Elleri (Elerji), presso Muggia, fu occupato dal 1600 a.C. fino al 350 d.C., una durata quasi doppia rispetto alla maggior parte dei siti carsici. Le mura sono costruite in blocchi d'arenaria. Il sito sorge sul monte Castellier e mostra una continuità insediativa che va dall'età del bronzo all'epoca romana.

Altri siti

In Istria sono censiti oltre 400 castellieri. Tra i più noti: Monte Giove presso Prosecco (Trieste), con una posizione dominante sul golfo; Slivia (Duino-Aurisina), detto "castelliere del Marchesetti"; San Polo (Gradiscata) presso Monfalcone; Leme, nell'Istria centro-occidentale, con necropoli entro la cinta; Rupinpiccolo, sul Carso triestino, il meglio conservato tra quelli ancora superstiti; Montorsino, con sistema difensivo rinforzato da lastre di pietra verticali.

In Friuli, i castellieri assumono forma quadrangolare. Tra i più significativi: Udine, il cui aggere venne scoperto sotto Palazzo Mantica (sede della Società Filologica Friulana); Gradiscje e Rividischia, purtroppo spianati dall'agricoltura intensiva.

La storia della ricerca

Il primo a intuire l'origine preistorica dei castellieri fu Carlo De Franceschi nel 1853, confermato nel 1863 dopo aver visitato i siti di Mordelle e Pizzughi. Ma la comunità archeologica dell'epoca era dominata da Pietro Kandler, che interpretava i castellieri come fortificazioni romane per il controllo delle strade — "castellari" costruiti a distanza regolare di due miglia, con funzioni di segnalazione tramite fumo e fuoco.

La svolta arrivò con Richard Francis Burton, console britannico a Trieste, che nel 1874 pubblicò a Londra Notes on the Castellieri or Prehistoric Ruins of the Istrian Peninsula. È il primo studio scientifico dedicato esclusivamente ai castellieri. Marchesetti racconta di aver visitato il castelliere di Cunzi presso Albona in compagnia dello stesso Burton, di Tomaso Luciani e di Muzio Tommasini: "Queste costruzioni particolari erano allora avvolte nel mistero, e chi ne parlava veniva tacciato di visionario."

Carlo Marchesetti (1850-1926), botanico, medico e archeologo triestino, pubblicò il suo lavoro fondativo nel 1903. Nelle pagine introduttive riconosce il merito di Kandler nell'aver tracciato le strade romane, ma lo corregge sulla natura dei castellieri, dimostrando che esistevano "lungo tempo prima che la nostra provincia fosse percorsa da una rete di strade". La sua mappa, allegata agli Atti del Museo Civico di Storia Naturale di Trieste, è ancora oggi il riferimento topografico per la ricerca.

Nel Novecento, il testimone passò ad Antonio M. Radmilli e a studiosi locali come Alberto Puschi. La ricerca moderna è dominata da Klara Buršić-Matijašić, che nel 2007 ha pubblicato Gradine Istre. Povijest prije povijesti, il catalogo definitivo di 423 siti, e dal progetto CIRLA (Centre for Interdisciplinary Research in Landscape Archaeology) dell'Università di Pola, che tra il 2014 e il 2018 ha studiato la trasformazione del paesaggio istriano dall'età del bronzo all'epoca romana.

La questione etnica

L'origine dei costruttori dei castellieri è ancora dibattuta. Marchesetti, nelle pagine finali della sua opera, discute le fonti classiche: Strabone, Plinio, Appiano. I Greci chiamavano Illiri tutti i popoli al di là della Macedonia; i Romani distinguevano Istri, Liburni, Iapodi, Carni. Marchesetti cita Apollodoro e Scimno Chio per la tesi trace, ma nota che Strabone, Pomponio Mela e Appiano la contraddicono.

Oggi, l'ipotesi prevalente è che i primi costruttori fossero pre-indoeuropei, seguiti nell'età del ferro da popolazioni indoeuropee (gli Istri, forse di ceppo venetico). La lingua istriana è quasi completamente sconosciuta: Plinio e Columella ci hanno trasmesso solo due parole della lingua veneta, e nessuna dell'istriano.

Dopo la conquista

Con la conquista romana (177 a.C.), la maggior parte dei castellieri fu abbandonata. Il progetto CIRLA ha documentato che, dei 440 siti fortificati istriani, solo circa 70 mostrano tracce di occupazione romana, per lo più come ville rustiche o fortezze militari. La resistenza più lunga fu quella di Nesactium, che cadde per ultima.

Alcuni castellieri ebbero una seconda vita in epoca medievale, quando le loro posizioni dominanti furono riutilizzate per costruire castelli. Il caso più emblematico è Rašpor (nell'Istria settentrionale), dove il progetto Kaštelir (Interreg Slovenia-Croazia, 2021) ha condotto scavi stratigrafici sui resti di un castello medievale costruito su un castelliere preistorico. "Il primo spostamento di Rašpor come gradina lo troviamo nell'opera di Marchesetti del 1903", scrivono Buršić-Matijašić, Matijašić, Bulić e Grgurić (2021), documentando la continuità d'uso del sito dalla preistoria al medioevo.

IPAZIA:

I castellieri istriani soffrono di un paradosso: sono troppi per essere studiati tutti, troppo pochi per essere dimenticati. Dei 423 siti censiti da Buršić-Matijašić, solo una manciata — Monkodonja in prima linea — è stata oggetto di scavi sistematici con metodi moderni: datazioni al radiocarbonio, analisi dei pollini, studio dei resti faunistici. Gli altri sono noti solo da ricognizioni di superficie o da citazioni nei testi di Marchesetti.

Il progetto CIRLA ha dimostrato che è possibile fare ricerca su larga scala incrociando archeologia, GIS e geoarcheologia. Il progetto Kaštelir ha dimostrato che anche un piccolo scavo può restituire dati preziosi. Ma entrambi sono progetti a termine, finanziati da fondi europei o dalla Croatian Science Foundation. Non esiste un programma sistematico di tutela e valorizzazione.

Nel frattempo, il paesaggio istriano continua a cambiare. L'agricoltura intensiva spiana i terrazzamenti. Il rimboschimento copre le mura. I tumuli vengono scambiati per accumuli di pietre e rimossi. La maggior parte dei siti non ha alcuna protezione legale.

I castellieri non hanno lasciato scrittura, né monumenti in pietra lavorata, né grandi tesori. Hanno lasciato solo migliaia di tonnellate di pietra accostata a secco, che per un millennio e mezzo ha protetto intere comunità. E che oggi, senza qualcuno che la studi e la protegga, sta lentamente tornando a essere parte del suolo da cui è stata estratta.

Firma: Ipazia Agnesi

Fonti

Fonte

Affidabilità

Bias

Link

Marchesetti, C. (1903). I castellieri preistorici di Trieste e della Regione Giulia.

★★★★★ Opera fondativa

Accademico

IstriaNet

Buršić-Matijašić, K. (2007). Gradine Istre. Povijest prije povijesti.

★★★★★ Catalogo moderno, 423 siti

Accademico

Žakan Juri

Hänsel, B., Mihovilić, K., Teržan, B. (2019). Fortification Concepts of the Bronze Age Hillforts in Istria.

★★★★★ Pubblicazione peer-reviewed

Accademico

UB Frankfurt

Hellmuth Kramberger, A., Müller, S., Čuka, M. (2022). Siti fortificati e ceramiche dell'età del Bronzo attorno a Rovigno.

★★★★★ Università di Bologna

Accademico

DOI

CIRLA Project (2014-2018). Roman Reuse of Hillforts in Istria.

★★★★★ Croatian Science Foundation

Accademico

UniPula

Buršić-Matijašić, K. et al. (2021). Gradina Rašpor.

★★★★★ Original scientific paper

Accademico

HRCAK

Burton, R.F. (1874). Notes on the Castellieri.

★★★★ Primo studio scientifico

Storico

IstriaNet

Tito Livio. Ab Urbe Condita, Libro XLI.

★★★★★ Fonte classica

Storico

IstriaNet

Regione Istriana. Moncodogno (Monkodonja).

★★★★ Scheda ufficiale

Istituzionale

Istra.hr

Istrapedia. Castellieri.

★★★★ Enciclopedia istriana

Neutro

Istrapedia

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I castellieri: civiltà dimenticata dell'Istria
Cronologia e origine
Architettura: le fortezze di pietra
Vita quotidiana
Riti e credenze
I siti principali
Monkodonja
Nesactium
Elleri
Altri siti
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La questione etnica
Dopo la conquista
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