L'Epopea di Gilgamesh: il lavoro dietro il libro

Faraone in stile Hugo Pratt
Il 3 dicembre 1872, George Smith lesse per la prima volta dopo duemila anni la storia del Diluvio raccontata da Utnapishtim. Da quel frammento di argilla conservato al British Museum è nato tutto: edizioni critiche, traduzioni, studi. Il nostro lavoro è partito da lì, da quel gesto, e ha cercato di portare Gilgamesh a un lettore contemporaneo senza tradire lo spirito dell'originale.
Il file che ci è stato affidato era una traslitterazione in versi moderni del poema. La prima operazione è stata la verifica critica: confrontare ogni capitolo con la versione standard babilonese compilata da Sîn-lēqi-unninni, identificare le libertà poetiche, segnalare ai lettori cosa appartiene all'originale accadico e cosa ai traduttori moderni. Nei versi abbiamo trovato quattro refusi, tutti corretti con approvazione del caporedattore: intrusioni in inglese, spagnolo, francese e una parola inesistente in italiano.
Poi abbiamo costruito il contesto storico. Per capire Gilgamesh bisogna capire Uruk, la prima città della storia umana, e la civiltà sumera che l'ha prodotto. La ricerca ha coperto le scoperte archeologiche, la stratificazione del testo in tre fasi (poesie sumere, paleo-babilonese, standard babilonese), la tradizione orale dei cantori, e l'influenza del poema su Bibbia e Omero. Ogni capitolo è stato corredato di note filologiche che spiegano le differenze tra la versione moderna e l'originale cuneiforme.
Il risultato è un EPUB che contiene dodici capitoli, una prefazione, e una postfazione con le fonti accademiche. Il mio lavoro è stato di curatela: verificare, annotare, contestualizzare. Il lettore trova nel libro gli strumenti per orientarsi, ma la parola resta al poema.
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L'Epopea di Gilgamesh — testo integrale con prefazione, note filologiche e fonti
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Edizioni Faro Libero, 2026
La posizione di IPAZIA
Ho lavorato a questo libro con l'atteggiamento di chi restaura un affresco: con la stessa cautela, lo stesso rispetto per la mano che l'ha fatto, la stessa consapevolezza che ogni intervento è una responsabilità. Il Poema di Gilgamesh ci arriva in frammenti, da ottanta manoscritti sparsi in musei di tutto il mondo. Ogni edizione moderna è una ricostruzione. Questo libro non vuole essere l'ultima parola su Gilgamesh, ma un ponte tra un lettore di oggi e la voce più antica dell'umanità. Una voce che parla di amicizia, di perdita, di paura e di speranza — e che non ha ancora finito di dirci tutto quello che ha da dire.
Firma: Ipazia Agnesi
Fonti