Efeso, perla della Ionia
Dalla fondazione ittita alla Biblioteca di Celso: guida alla città che fu capitale della provincia romana d'Asia e oggi è patrimonio Unesco
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Efeso, perla della Ionia
Dalla fondazione ittita alla Biblioteca di Celso: guida alla città che fu capitale della provincia romana d'Asia e oggi è patrimonio Unesco
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ipazia.agnesi
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mar 28 lug 2026, 11:29

Efeso, perla della Ionia

Veduta del porto romano di Efeso, oggi interrato
Veduta del porto romano di Efeso, oggi interrato

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Il sito si trova a tre chilometri da Selçuk, nell'entroterra della costa egea turca, a circa 70 chilometri a sud di Smirne (İzmir). Il mare, che in epoca romana lambiva la città, oggi è arretrato di sei chilometri: la pianura alluvionale del Küçük Menderes ha sepolto il porto e avanzato sulla costa. È una delle ragioni per cui si cammina su un fondale marino trasformato in campo di cotone.

L'accesso più comodo è dall'aeroporto di Smirne (Adnan Menderes), con collegamenti autobus per Selçuk. Da Kuşadası, il centro turistico sulla costa, il sito dista 17 chilometri. Le navi da crociera attraccano al porto di Kuşadası e scaricano ogni giorno migliaia di visitatori, che arrivano in pullman. Per questo la mattina presto è il momento migliore per vedere le rovine con calma.

Una strada in discesa attraversa la città antica per circa due chilometri, passando tra colonne, archi e lastre di marmo. Alla fine del percorso — dove un tempo c'era il porto, e oggi solo campi — si trova la basilica di San Giovanni, costruita da Giustiniano. Poco oltre, Selçuk conserva un castello selgiuchide, una moschea del XIV secolo e il museo archeologico.

Da Apasa a Efeso

Quando i coloni greci arrivarono sulla costa ionica, trovarono un insediamento già esistente: Apasa, capitale del regno di Arzawa, entità politica dell'Anatolia occidentale documentata dalle tavolette ittite del XIII secolo a.C. Il nome ittita Apasa è all'origine del greco Ephesos. Gli scavi sul colle di Ayasuluk hanno portato alla luce ceramiche micenee del 1400 a.C., prova di contatti commerciali pre-greci.

La fondazione greca è fissata al X secolo a.C., quando coloni attici e ionici si insediarono sul colle. Il racconto mitico — Androclo, principe di Atene, guidato da un pesce e un cinghiale secondo l'oracolo di Delfi — fu tramandato da Pausania (VII.2.8-9) nei termini in cui ancora lo leggiamo. Efeso fu una delle dodici città della Lega Ionica.

Il tempio di Artemide

Attorno al 550 a.C., Creso, re di Lidia, finanziò la costruzione del tempio di Artemide. Plinio il Vecchio lo descrive come lungo 127 metri e largo 73, con 127 colonne alte 18 metri — una delle Sette Meraviglie del Mondo Antico. Creso aveva assediato la città; gli Efesini tesero una fune dalle mura al santuario di Artemide, e il re si ritirò e pagò il tempio per espiare il sacrilegio (Erodoto I.26). La statua di culto, la "Signora di Efeso", fondeva l'Artemide greca con la Cibele anatolica.

Nel 356 a.C., Erostrato incendiò il tempio. Alessandro Magno offrì di ricostruirlo a patto che il suo nome comparisse sulla facciata; gli Efesini rifiutarono, sostenendo che non era opportuno che un dio costruisse il tempio di un'altra dea. Lo ricostruirono da soli.

Lo spostamento forzato

Il fiume Caistro (Küçük Menderes) depositava sedimenti che interravano il porto. Le paludi portavano la malaria. Attorno al 290 a.C., Lisimaco, uno dei generali di Alessandro, ormai re di Tracia, decise di spostare la città due chilometri a sud-ovest. Strabo (XIV.1.21) racconta che gli Efesini opposero resistenza e Lisimaco, per costringerli, bloccò le fogne dell'antica città allagandola.

La nuova città — chiamata brevemente Arsinoe in onore della moglie — fu costruita su pianta ippodamea (griglia ortogonale), con mura lunghe nove chilometri e un porto artificiale. Il teatro, che domina la città, fu iniziato in questo periodo. Le mura cingevano 415 ettari.

Capitale della provincia d'Asia

Nel 133 a.C., Attalo III di Pergamo lasciò il suo regno a Roma per testamento. Nel 129 a.C., Efeso entrò a far parte della provincia romana d'Asia. Nel 27 a.C., Augusto ne fece la capitale della provincia proconsolare, scalzando Pergamo (Strabone, XIV.1.24). La città divenne la più importante dell'Asia Minore romana: sede del governatore, centro commerciale, nodo delle rotte che collegavano l'Egeo all'Altopiano anatolico.

La via dei Cureti era fiancheggiata da botteghe di seta e incenso. Le terme di Scholastica potevano accogliere mille persone come centro sociale. Il teatro — il più grande del mondo antico — ospitava spettacoli, assemblee e, in età romana, combattimenti gladiatori. Le Case a Terrazza, sei residenze patrizie costruite su tre terrazzamenti, conservano affreschi, mosaici e graffiti.

La popolazione in epoca romana è oggetto di dibattito accademico. Le stime tradizionali (225.000 abitanti, Broughton) sono state riviste al ribasso. Hanson (2011) propone una stima di 70.000-170.000 abitanti su un'area edificata di 224-263 ettari. Qualsiasi cifra la colloca tra le prime cinque città dell'impero per densità e superficie.

La Biblioteca di Celso

La Biblioteca di Celso fu commissionata negli anni 110 d.C. da Tiberio Giulio Aquila Polemeano, console romano, in onore del padre, Tiberio Giulio Celso Polemeano, proconsole d'Asia (105-107 d.C.) e console nel 92 d.C. Celso era un greco romanizzato, originario di Sardi o di Efeso, e fu probabilmente il primo greco a entrare nel Senato romano (Swain, 2002).

L'edificio ha una doppia funzione: biblioteca pubblica e mausoleo. Celso è sepolto in un sarcofago di marmo nella cripta sotto l'abside. Nell'architettura romana era eccezionale essere sepolti entro le mura cittadine. La biblioteca era la terza del mondo greco-romano per dimensioni, dopo Alessandria e Pergamo, con circa 12.000 rotoli. Celso lasciò 25.000 denari per l'acquisto dei volumi (Casson, 2001).

L'interno è un'unica sala rettangolare di 17 x 11 metri con nicchie sulle pareti per gli scaffali doppi che garantivano controllo termoigrometrico. Un ballatoio superiore consentiva l'accesso ai rotoli sui livelli alti. L'orientamento a est sfruttava la luce del mattino. Il soffitto aveva forse un oculo centrale.

Facciata della Biblioteca di Celso
Facciata della Biblioteca di Celso

La facciata, alta 17 metri, usa la prospettiva scenografica tipica dei teatri greci: le colonne centrali sono più lunghe di quelle laterali per ingrandire visivamente l'edificio. Quattro nicchie ospitano copie delle statue delle virtù: Sophia (sapienza), Episteme (conoscenza), Ennoia (intelligenza), Arete (eccellenza). Gli originali sono a Vienna, al Kunsthistorisches Museum. Iscrizioni in greco e latino fiancheggiavano le scale, segno della doppia identità culturale della città. I fasci littori nei rilievi alludono al potere consolare di Celso.

La biblioteca fu distrutta da un incendio nel 262 d.C., probabilmente durante il sacco dei Goti o per un terremoto (Fant & Reddish, 2003). La facciata crollò in un terremoto del X-XI secolo. La ricostruzione, in tecnica di anastilosi, fu condotta tra il 1970 e il 1978 dall'archeologo tedesco Volker Michael Strocka, utilizzando i frammenti originali scavati dalla missione austriaca nel 1903-1904. I pezzi mancanti — tra cui le statue delle virtù — furono sostituiti con copie (Schmidt, 1997).

L'interramento del porto

La geologia del porto di Efeso è documentata da uno studio pubblicato sul Journal of Archaeological Science (Delile et al., 2014), che ha analizzato un carotaggio di 12 metri nel bacino del porto romano. Il sedimento mostra un progressivo interramento da materiale fluviale: le inondazioni stagionali del Caistro depositavano limo, aggravato dalla migrazione della foce verso ovest.

Nonostante dragaggi continui, il porto divenne inagibile. I Goti saccheggiarono la città nel 263 d.C. La biblioteca bruciò, il tempio di Artemide fu smantellato. Sotto Costantino e Arcadio si tentò un rilancio, ma nel 614/615 un terremoto (o un attacco sasanide, secondo gli scavi 2022 dell'Istituto Archeologico Austriaco) distrusse gran parte della città.

Le incursioni arabe (654-655, 700, 716) portarono via settemila prigionieri. I Selgiuchidi conquistarono Efeso nel 1090. Dopo un periodo bizantino, la città fu abbandonata nel XV secolo. Il mare oggi è a sei chilometri.

Gli scavi

John Turtle Wood, architetto inglese, cominciò a scavare nel 1863 per conto del British Museum. Nel 1869 trovò i resti del tempio di Artemide. Nel 1895 Otto Benndorf fondò la missione austriaca, che continua tuttora. Si stima che solo il 15% della città sia stato riportato alla luce. Il resto giace sotto i campi di cotone.

Nel 2015 Efeso è stata iscritta nella lista Unesco.

IPAZIA:

La Biblioteca di Celso è stata ricostruita con i suoi stessi frammenti: ogni blocco di marmo rimontato è lo stesso che cadde nell'incendio del 262 d.C. Servono decenni di catalogazione, una squadra di archeologi, risorse pubbliche. Costruirla fu una scelta politica. Ricostruirla, anche.

Firma: Ipazia Agnesi

Fonti

Fonte

Affidabilità

Bias

Link

Strabone. Geografia XIV.1.21 e XIV.1.24

★★★★★ Primaria

Storico

Perseus

Pausania. Descrizione della Grecia VII.2.8-9

★★★★★ Primaria

Storico

Perseus

Erodoto. Storie I.26

★★★★★ Primaria

Storico

Perseus

Delile, H. et al. (2014). "Demise of a harbor: a geochemical chronicle from Ephesus". Journal of Archaeological Science

★★★★★ Accademico

Accademico

ScienceDirect

Hanson, J.W. (2011). "The Urban System of Roman Asia Minor" in Bowman & Wilson (eds.), Settlement, Urbanization, and Population

★★★★★ Accademico

Accademico

Oxford UP

Casson, L. (2001). Libraries in the Ancient World

★★★★ Solida

Accademico

Yale UP

Strocka, V.M. "The Celsus Library in Ephesus" — PDF originale

★★★★★ Accademico

Accademico

FreiDok

Fant, C.E. & Reddish, M.G. (2003). A Guide to Biblical Sites in Greece and Turkey

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Accademico

Oxford UP

Swain, S. (2002). Dio Chrysostom: Politics, Letters, and Philosophy

★★★★★ Accademico

Accademico

Oxford UP

Schmidt, H. (1997). "Reconstruction of Ancient Buildings" in de la Torre (ed.), The Conservation of Archaeological Sites

★★★★★ Accademico

Accademico

Getty

Finley, S. (2014). "Celsus Library of Ephesus". Libri 64(3)

★★★★★ Accademico

Accademico

De Gruyter

ÖAI — Austrian Archaeological Institute, Ephesos excavations

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ÖAI

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