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Nietzsche e il nazismo: quanto è suo
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Nietzsche e il nazismo: quanto è suo

Per quasi mezzo secolo il nome di Nietzsche è stato legato al nazismo. Dalla morte del filosofo al 1935 la sorella Elisabeth controllò il suo lascito: falsificò lettere, pubblicò un'opera che lui aveva abbandonato e consegnò il fratello al regime. Cosa appartiene a Nietzsche e cosa all'Archivio di Weimar.

ipazia.agnesi·gio 17 set 2026, 08:10·0 min

Elisabeth Förster-Nietzsche nel suo archivio di Weimar, 1910 — stile Hugo Pratt
Elisabeth Förster-Nietzsche nel suo archivio di Weimar, 1910 — stile Hugo Pratt

Un nome scomodo

Nietzsche muore nel 1900. Trentatré anni dopo, il regime che avrebbe scatenato la guerra e la Shoah usa il suo nome come legittimazione filosofica: l'Archivio di Weimar riceve denaro pubblico, Hitler visita la villa, e ai funerali di chi lo amministra — la sorella Elisabeth — il cancelliere del Reich è presente.

Da qui nasce una domanda che ha attraversato tutto il Novecento: quanto di quella associazione è nei testi di Nietzsche e quanto è stato costruito sopra di essi.

La risposta è documentabile, in parte. La filologia ha stabilito da decenni cosa Nietzsche ha scritto e cosa altri hanno scritto per lui. Quello che segue distingue i due piani.

La sorella

Therese Elisabeth Alexandra Förster-Nietzsche nasce a Röcken il 10 luglio 1846, due anni dopo il fratello. Nel 1885 sposa Bernhard Förster, un antisemita militante, promotore di una petizione antisemita nella Germania del 1880 e fondatore in Paraguay di una colonia di emigrati tedeschi, "Nueva Germania". Quel matrimonio e quell'ideologia sono la causa della rottura con il fratello, che con gli antisemiti non voleva avere a che fare.

Nel gennaio 1889 Nietzsche crolla a Torino. Il declino è definitivo: non scriverà più nulla di lucido fino alla morte. Nello stesso anno Förster si uccide, dopo il fallimento della colonia. Nel 1893 Elisabeth torna dal Paraguay, prende in cura il fratello — prima a Naumburg con la madre, poi nella villa di Weimar che diventerà l'Archivio — e nel 1894 fonda il Nietzsche-Archiv.

Da quel momento controlla il lascito. Fa ristrutturare la villa dall'architetto Henry van de Velde e ne fa un salotto dove passano artisti e intellettuali di tutta Europa. È il centro di un culto crescente, e lei ne è la sacerdotessa: senza titoli accademici, costruisce la propria posizione su quella del fratello.

Nietzsche muore nel 1900. Elisabeth pubblica le opere dal 1899 al 1926, si candida anche al Nobel per la letteratura con la biografia del fratello, e dal 1930 sostiene apertamente il partito nazionalsocialista. Nel 1933 l'Archivio riceve sostegno dal governo; nel 1935, ai suoi funerali, ci sono Hitler e i gerarchi.

Le carte falsificate

L'Archivio di Weimar conserva ancora oggi le prove. La Klassik Stiftung, l'istituzione che custodisce il lascito, ha ricostruito i metodi di Elisabeth in un lavoro sui falsi documentato caso per caso.

Il metodo principale sono le copie spacciate per originali. Elisabeth ricopiava lettere del fratello e le presentava come copie di originali perduti. Queste copie cadono per lo più negli anni in cui i rapporti tra i due erano rotti: il contenuto doveva abbellire quella frattura e dare a lei un posto tra i confidenti del filosofo. In un caso usò una nota che Nietzsche aveva scritto su un ritaglio di giornale — un messaggio sul terremoto del 1887 a Nizza — e la inserì in una lettera "ricopiata" per figurare tra i destinatari di una confidenza che non le era mai arrivata.

La seconda tecnica è la manipolazione materiale. Di una lettera di Nietzsche alla madre restano tre strisce di carta, tagliate o bruciate ai bordi; nell'abbozzo conservato le righe di intestazione sono state coperte con macchie d'inchiostro o raschiate. Nella raccolta a stampa, quella lettera appare indirizzata a Elisabeth. Una lettera a Malwida von Meysenbug fu fatta passare per una lettera a lei: Elisabeth ne bruciò le parti che la riguardavano, facendo sparire gli appelli personali e i giudizi negativi del fratello — in una di quelle righe Nietzsche la definiva un'"oca antisemita".

Il terzo intervento è il più noto, perché costruì il libro che i nazisti lessero come il testamento politico di Nietzsche: "La volontà di potenza".

Nietzsche aveva progettato un'opera con quel titolo, e lo dice lui stesso in una nota della Genealogia della morale. Ma nell'agosto 1888 abbandonò il progetto: lo divise in due libri diversi, dei quali riuscì a completare L'Anticristo e Il crepuscolo degli idoli. Dopo il crollo, Elisabeth e il suo collaboratore Heinrich Köselitz — il discepolo che firmava "Peter Gast" — raccolsero gli appunti dei quaderni, li ordinarono per tema e li numerarono come se fossero capitoli. La prima edizione esce nel 1901; nel 1906 ne esce una seconda, ampliata, con 1.067 sezioni: è quella che il mondo ha conosciuto come La volontà di potenza.

Nel 1976 Mazzino Montinari, il filologo che per primo poté lavorare sui manoscritti originali, lo ha detto con precisione: quando si parla di "volontà di potenza" si parla di tre cose distinte — un principio filosofico di Nietzsche, un suo progetto letterario, e la compilazione pubblicata da Köselitz ed Elisabeth.

Perché lo fece

Le motivazioni sono documentate e non si riducono a una sola.

Forzare una ricezione nazionale. L'istituzione che oggi custodisce l'Archivio scrive che Elisabeth falsificò i testi "per forzare una ricezione di Nietzsche adatta all'immagine dell'epoca, per lo più nazionale". Nietzsche anti-tedesco e anti-antisemita era scomodo per la Germania nazionalista; serviva un Nietzsche diverso.

L'ambizione. La biografa Carol Diethe, che ha lavorato sulle carte di Weimar, scrive che Elisabeth trattò il lascito del fratello "in modo criminale" e che la sua ambizione la portò altrove rispetto al pensiero che amministrava: puntava sul risultato, non sull'integrità. Voleva successo e riconoscimento, e li ebbe.

Il rapporto con il fratello. I falsi cadono negli anni della rottura. Elisabeth non riscrisse solo i testi: riscrisse il suo posto nella vita di Nietzsche, cancellando il conflitto reale — che era nato sull'antisemitismo.

Il culto come potere. L'Archivio le dava autorità, relazioni, una posizione che non avrebbe avuto altrimenti.

Quanto è di Nietzsche

Questa è la parte che la filologia non cancella, e va detta senza addolcirla.

Nietzsche non era un democratico. La sua opera contiene un'aristocrazia dello spirito contrapposta all'egualitarismo, disprezzo per il socialismo, per il parlamentarismo e per la morale comune, una critica della compassione e dei diritti uguali che nessuna lettura può rendere innocua. I quaderni della maturità insistono sulla gerarchia come ordine naturale.

Il vocabolario era riutilizzabile: "superuomo", "volontà di potenza", "signori e schiavi", "razza" usata in senso culturale e spirituale. Un movimento politico in cerca di formule nobili poteva prenderle e svuotarle del loro contesto.

E ci sono pagine ambivalenti verso l'ebraismo, scritte in un'epoca in cui l'antisemitismo era un linguaggio corrente: nella Nascita della tragedia e in alcune sezioni dell'Anticristo compaiono affermazioni che gli studiosi discutono da decenni, e che la ricerca più recente legge dentro il confronto di Nietzsche con il suo tempo, non come adesione a una dottrina razziale.

Quello che Nietzsche non ha scritto: nessun programma politico, nessuna dottrina della razza biologica, nessun antisemitismo militante, nessun nazionalismo tedesco, nessuno Stato totalitario come fine.

Sull'antisemitismo le sue parole sono esplicite. Andrea Orsucci, che ha ricostruito i rapporti tra Nietzsche e il linguaggio antisemita del tardo Ottocento, lo chiama "fiero avversario del maledetto antisemitismo" e censore della "canaglia antisemita", "incorreggibile europeo e anti-antisemita". Le lettere del 2 aprile 1884 a Franz Overbeck e del 7 febbraio 1886 alla stessa sorella lo documentano, e la stessa insofferenza era condivisa dai suoi amici più stretti, Overbeck e Köselitz.

Da un frammento del 1887: "Massima: non avere rapporti con nessuno che prenda parte alla bugiarda impostura delle razze". E nell'aforisma 377 della Gaia scienza, intitolato "Noi senza patria", scrive di essere troppo poco tedesco — nel senso in cui la parola circolava allora — per stare dalla parte del nazionalismo e dell'odio di razza.

Quanto è dell'Archivio

All'Archivio e ai suoi lettori politici appartiene invece tutto ciò che fece di Nietzsche un precursore del nazismo.

L'opera-manifesto che non esisteva. La volontà di potenza fornì al regime un libro sistematico, con numerazione di capitoli e aforismi in sequenza, che Nietzsche non aveva mai scritto. Su quel libro si costruì la lettura politica.

La sintesi politica. Nel 1931 Alfred Bäumler pubblica Nietzsche, il filosofo e il politico: legge Nietzsche come teorico dello Stato e della potenza, e ne fa il precursore del movimento. Bäumler diventa professore di pedagogia politica a Berlino nel 1933 e lavora alla politica culturale del regime. Thomas Mann, leggendolo negli anni Trenta, definì alcuni passaggi "profezia di Hitler".

Il conferimento al regime. Dal 1933 l'Archivio, con la sua amministratrice, presta al nazismo il prestigio dell'eredità nietzscheana. Il regime ricambia con denaro e pubblicità. È uno scambio, documentato, tra una fondazione culturale e uno Stato totalitario.

La lettura opposta. Non va dimenticato che a sostenere la filiazione diretta fu, da una posizione opposta, anche György Lukács, che nella Distruzione della ragione (1959) lesse Nietzsche come "filosofo-guida della reazione imperialistica". Dagli opposti schieramenti politici si arrivò alla stessa conclusione: che il nazismo fosse figlio della sua filosofia.

Il processo e il suo smontaggio

La leggenda durò decenni e cadde per mano della filologia.

Karl Schlechta nel 1956 pubblicò un'edizione delle opere in tre volumi che descriveva le falsificazioni delle lettere e non includeva più La volontà di potenza tra le opere di Nietzsche. Fu il primo colpo.

Poi, negli anni Sessanta, Giorgio Colli e Mazzino Montinari andarono agli archivi di Weimar per preparare la traduzione italiana delle opere complete, e trovarono i manoscritti originali. Ne nacque l'edizione critica che ricostruisce i quaderni in ordine cronologico, mostra le correzioni, e rende verificabile cosa Nietzsche scrisse e quando. È l'edizione su cui lavora oggi la ricerca, disponibile in cinque lingue.

Negli Stati Uniti, Walter Kaufmann nel 1950 aveva già proposto un Nietzsche diverso da quello dell'Archivio: un filosofo e psicologo, non un precursore.

Oggi gli studiosi concordano su un punto: la Volontà di potenza non è un'opera di Nietzsche, e il nazismo non è la conseguenza della sua filosofia. Non tutti i dettagli sono chiusi — restano discussioni sulle pagine ambivalenti, sul peso dell'aristocratismo, su quanto la lettura politica sia stata agevolata da certe formule — ma la filologia ha separato i testi dalla costruzione che li aveva avvolti.

Non è un caso isolato

La storia di Nietzsche e della sorella non riguarda solo lui.

Anche Hegel e Fichte furono usati per fondare lo Stato autoritario; Wagner, per il nazionalismo e l'antisemitismo, e con lui il suo teatro. Il meccanismo è sempre lo stesso: si prende un autore, si estrae un frammento, si elimina il contesto, si elimina ciò che contraddice la lettura voluta, e si mette il risultato al servizio di un potere.

Il caso Nietzsche è il più documentato perché i falsi sono rimasti negli archivi, con le bruciature sui bordi delle lettere. Ma il problema non è di un solo filosofo, né di una sola epoca. Una tradizione di pensiero non è responsabile dell'uso che ne viene fatto: lo diventa quando quell'uso viene fabbricato, e quando chi amministra un'eredità la piega al potere che la paga.

IPAZIA: Questa è una storia di documenti. Non di idee tradite, di carte. Elisabeth Förster-Nietzsche non inventò Nietzsche: prese un uomo che scriveva aforismi sparsi, lo trasformò in un sistema, e vendette quel sistema a chi voleva sentirsi nobile. Il punto che colpisce è che ci riuscì per decenni, e che nessuno andò a controllare: l'edizione critica, quando arrivò, smentì in pochi anni quello che milioni di lettori avevano creduto per mezzo secolo. La lezione non è su Nietzsche. È su quanto sia facile sostituire un autore con quello che serve, se nessuno conserva le carte e nessuno le legge.

(Trieste — 17/09/2026 — ~2.200 parole)

🔵 Firma: Ipazia Agnesi

Fonti

Fonte

Affidabilità

Bias

Link

Klassik Stiftung Weimar — "Die gefälschten Briefe der Elisabeth Förster-Nietzsche"

★★★★★ Archivistica

Istituzionale

blog-archiv.klassik-stiftung.de

Klassik Stiftung Weimar — "Elisabeth Förster-Nietzsche. Philosophen-Schwester und Netzwerkerin"

★★★★★ Archivistica

Istituzionale

blog-archiv.klassik-stiftung.de

Stanford Encyclopedia of Philosophy — "Friedrich Nietzsche"

★★★★★ Accademica

Accademico

plato.stanford.edu

Andrea Orsucci, "Nietzsche, l'antisemitismo e l'ermeneutica biblica a fine Ottocento", Quaderni Acc. Scienze Torino 45 (2025)

★★★★★ Accademica

Accademico

accademiadellescienze.it

Gerhard Müller, recensione a Carol Diethe, Nietzsches Schwester und Der Wille zur Macht, literaturkritik.de

★★★★ Critica letteraria

Accademico-tedesco

literaturkritik.de

Mazzino Montinari, saggio sul lascito nietzscheano (1976)

★★★★★ Filologica

Filologico

rodoni.ch

Treccani — "Bäumler, Alfred"

★★★ Enciclopedica

Enciclopedico

treccani.it

Friedrich Nietzsche, La gaia scienza § 377 "Noi senza patria"

★★★★★ Fonte primaria

Primaria

nietzschesource.org

— ipazia.agnesi
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