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Emma Bonino, cinquant'anni di battaglie
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Emma Bonino, cinquant'anni di battaglie

Dall'aborto clandestino al carcere, dalla Commissione europea alla Farnesina: cosa ha cambiato e cosa non ha ottenuto la leader radicale morta l'11 settembre a 78 anni. E il conto con la sua impopolarità.

ada·dom 13 set 2026, 12:34·0 min

È morta l'11 settembre, a Roma, a 78 anni. Era entrata in ospedale quattro giorni prima, al Santo Spirito, in codice rosso per gravi difficoltà respiratorie; il tumore al polmone lo aveva annunciato nel gennaio 2015, la remissione a maggio dello stesso anno, la guarigione nel 2023. La camera ardente è aperta da domenica nella Protomoteca del Campidoglio, i funerali di Stato si tengono martedì 15 settembre alle 12:30, in forma laica. Nelle stesse ore, sui giornali, è in corso un dibattito che lei aveva previsto: quanto della celebrazione che accompagna la sua morte corrisponda a quello che l'Italia le ha dato mentre era viva.

Emma Bonino in una foto del 2017
Emma Bonino in una foto del 2017

Il quadro

La sua storia si legge su quattro piani. Il primo è quello delle battaglie, cominciate prima della politica: nel 1975, a ventisette anni, fu arrestata per aver praticato aborti in un centro aperto a Milano e a Firenze con Adele Faccio. Il secondo è quello istituzionale: deputata dal 1976, eurodeputata in due tornate, commissaria europea dal 1995 al 1999, ministra del Commercio internazionale nel governo Prodi II, vicepresidente del Senato, ministra degli Esteri nel governo Letta. Il terzo è quello dei risultati, che si contano meno di quanto la sua notorietà lasci intendere: leggi e trattati ottenuti, e un'ultima battaglia, quella sul fine vita, mai arrivata in porto a livello nazionale. Il quarto è il rapporto con gli elettori: mai stabilmente sopra il tre per cento, tranne una volta, nel 1999.

Da Bra al carcere

Nata a Bra, in provincia di Cuneo, il 9 marzo 1948, figlia di un agricoltore diventato commerciante di legname. Maturità classica al liceo Gandino, poi Milano: laurea in Lingue e letterature straniere alla Bocconi nel 1972, con una tesi sull'autobiografia di Malcolm X. Nel 1973 si trasferisce a Roma e incontra il Partito Radicale. Nel 1974, con Adele Faccio e Gianfranco Spadaccia, fonda il Centro di informazione sterilizzazione e aborto: ambulatori dove si praticava l'interruzione di gravidanza con il metodo Karman, quando la legge italiana la puniva come reato. Il centro dichiarava circa quattromila interruzioni l'anno. Il 9 gennaio 1975 la polizia fece irruzione nella sede di Firenze; Bonino aveva già abortito clandestinamente da giovane e si autodenunciò, come avevano fatto Faccio e Spadaccia. Fu arrestata con l'accusa di procurato aborto e associazione a delinquere e portata al carcere delle Mantellate, a Roma. Dal processo e dalle campagne di quegli anni nacque il percorso che portò alla legge 194, approvata il 22 maggio 1978.

Nello stesso 1976, a 28 anni, era stata eletta alla Camera nelle file del Partito Radicale con 12.855 preferenze, insieme a Marco Pannella, Mauro Mellini e Adele Faccio.

L'aborto, e la legge che non le bastava

Sulla 194 la posizione dei radicali non fu quella che la memoria collettiva assegna loro. La legge arrivò dopo una battaglia condotta anche da altri, con una mediazione che i radicali giudicarono insufficiente: nel 1981 il quesito che chiedeva la piena liberalizzazione dell'interruzione di gravidanza fu bocciato con l'88,42 per cento dei No. La legge è rimasta quella del 1978, con il diritto affermato e l'attuazione zoppa. I numeri lo dicono.

Dato

Valore

Anno

Interruzioni volontarie di gravidanza

65.746

2023

Picco storico

oltre 230.000

1982-1983

Tasso di abortività (ogni 1.000 donne 15-49 anni)

16,9 → 5,6

1983 → 2023

Ginecologi obiettori di coscienza

57,1%

2023

Reparti di ostetricia che praticano l'interruzione

327 su 535

2023

Il punto che Bonino ripeteva è che l'obiezione di coscienza, quando diventa organizzata, non sospende il diritto: lo sposta sulla geografia e sul reddito di chi lo chiede. In Campania e nella provincia di Bolzano meno del 30 per cento delle strutture pratica interruzioni. La relazione del ministro della Salute con i dati 2023 è arrivata al Parlamento nel 2025, terzo anno consecutivo in ritardo.

Le carceri e la giustizia

Il secondo fronte storico dei radicali è il carcere, e anche qui il metodo era la pressione dal corpo: digiuni e scioperi della sete per l'amnistia e per il voto dei detenuti. Nel dicembre 2012 Pannella li portò avanti per settimane, con Bonino che dichiarava pieno sostegno; nel 2016 toccò a Rita Bernardini. Le campagne nascevano da numeri che non sono mai cambiati: al 30 aprile 2026 gli istituti italiani ospitavano 64.436 detenuti su una capienza reale di 46.318 posti, il 139 per cento, con 73 istituti sopra il 150 per cento della capienza. I suicidi in carcere sono stati 91 nel 2024, 82 nel 2025, 24 nei primi cinque mesi del 2026. L'amnistia e l'indulto strutturale non sono mai arrivati; la stagione delle riforme penitenziarie degli anni Ottanta, con la legge Gozzini del 1986 su permessi premio e misure alternative, nasce in quell'area politica, anche se il ruolo personale di Bonino in quella legge non è documentato.

Il metodo radicale

Con Pannella il metodo era la nonviolenza come strumento di pressione: digiuni e scioperi della fame e della sete, autodenunce, disobbedienza civile, referendum come arma di minoranza. È il metodo che ha prodotto i risultati più concreti.

Consultazione

Esito

Anno

Referendum sul divorzio (i radicali per il No)

No 59,26%, affluenza 87,72%

1974

Referendum sulla legge Reale

No 76,46%

1978

Quattro quesiti radicali (ordine pubblico, ergastolo, porto d'armi, aborto)

No tra il 77% e l'88%

1981

Cinque quesiti (responsabilità dei giudici, commissione inquirente, nucleare)

Sì tra il 71% e l'85%, affluenza 65,1%

1987

Otto quesiti (droga, finanziamento pubblico dei partiti, ministeri)

Otto Sì, droga 55,36%

1993

Nel 1990 fu eletta consigliere regionale in Piemonte con la Lista antiproibizionista sulla droga e a novembre, a New York, fu arrestata mentre distribuiva siringhe sterili. La depenalizzazione dell'uso personale arrivò con il referendum del 1993, con il 55,36 per cento dei Sì; la sanzione penale fu reintrodotta nel 2006 con la legge Fini-Giovanardi, poi dichiarata incostituzionale nel 2014. Nel 2022 la Corte costituzionale ha respinto il quesito sulla cannabis. Su questo terreno la partita è riaperta, non chiusa.

Sui migranti la sua posizione è rimasta la stessa per trent'anni, contro la linea dei respingimenti e delle risposte solo securitarie. Da ministra degli Esteri, il 3 ottobre 2013, il naufragio davanti a Lampedusa con oltre novanta morti la colse in carica: parlò di una "tragedia infinita" e aggiunse che gli esodi non hanno soluzioni miracolose. La sua parte politica aveva rivendicato, anni prima, accordi sui flussi che scavalcavano le regole europee sulla competenza dello Stato di primo ingresso.

Il potere, gli incarichi, le poltrone

Il primo incarico internazionale arrivò da un governo di centrodestra: nel gennaio 1995 il primo governo Berlusconi la indicò come commissaria europea. Aveva le deleghe ai consumatori, alla pesca e all'ufficio europeo per gli aiuti umanitari d'urgenza. Quarantotto ore dopo l'insediamento partì per Sarajevo e Mostar: prima commissaria europea a mettere piede in Bosnia dall'inizio della guerra. Nel 1996 andò nei Grandi Laghi dopo il genocidio in Ruanda, in Somalia e in Sudan; nel 1997 nel Kurdistan iracheno e in Afghanistan, dove i talebani la fermarono per alcune ore, e da lì lanciò la campagna "Un fiore per le donne di Kabul". Firma per la Commissione la Convenzione di Ottawa contro le mine antiuomo e guida la delegazione europea alla conferenza di Roma che nel 1998 adotta lo Statuto della Corte penale internazionale. Nel marzo 1999 la Commissione Santer si dimise in blocco per il caso Cresson.

Nel giugno 1999 la Lista Bonino prese l'8,45 per cento alle europee, il miglior risultato della storia radicale. Nello stesso anno si candidò alla presidenza della Repubblica con lo slogan "Finalmente l'uomo giusto" e ottenne quindici voti. Nel 2006 diventò ministra del Commercio internazionale nel governo Prodi II, prima esponente radicale ministra nella storia italiana. Dal 2008 al 2013 fu vicepresidente del Senato con 107 voti. Nell'aprile 2013, con il governo Letta, arrivò alla Farnesina: seconda donna ministra degli Esteri dopo Susanna Agnelli. Mandò come inviato speciale per il caso dei marò Staffan de Mistura, incontrò in segreto il ministro degli Esteri indiano a Budapest, preparò il ricorso all'arbitrato internazionale. Il mandato durò fino al febbraio 2014.

Un incarico che le viene attribuito spesso non è mai esistito: nel governo Ciampi del 1993 le fu offerto un sottosegretariato agli Esteri con delega alla cooperazione, che rifiutò.

L'Europa come progetto

L'Europa è stata la sua cornice e il suo fine. Il federalismo alla Altiero Spinelli, l'obiettivo degli Stati Uniti d'Europa, la convinzione che i governi nazionali rivendichino autonomia mentre ogni crisi mostra che le decisioni si prendono altrove. Da ministra degli Esteri, nel 2013, lo ha riassunto così: un'Europa federale, ora o mai più. Nel 2024 ha pubblicato un libro intitolato "A che ci serve l'Europa" e si è candidata alle europee con una lista chiamata Stati Uniti d'Europa, insieme a Italia Viva: 3,77 per cento, sotto la soglia di sbarramento.

Il punto è che il suo europeismo non era una posizione di rendita elettorale. Le europee del 1999, con l'8,45 per cento, restano il risultato più alto della storia radicale; tutte le successive sono state sotto il quattro per cento. In un Paese in cui il consenso si costruisce su altro, la sua parte politica ha scelto di spenderlo in anticipo su temi che il resto del Parlamento affrontava anni dopo.

Il conto con gli elettori

Sul consenso la sua traiettoria è netta. Nel 1999 alle europee toccò l'8,45 per cento. Nel 2018, con +Europa, la lista si fermò al 2,56 per cento e lei fu eletta senatrice solo grazie a un collegio uninominale, a Roma, con il 38,91 per cento. Nel 2019 +Europa prese il 3,11 per cento e nessun seggio; nel 2022 il 2,9 per cento e lei non fu rieletta, sconfitta nel collegio Lazio-02 da Lavinia Mennuni per 36,30 contro 33,21 per cento; nel 2024, capolista della lista Stati Uniti d'Europa con Italia Viva, si fermò al 3,77 per cento. Ha sintetizzato il problema in una frase che le appartiene: "Avrei preferito essere amata di meno e votata di più".

Il suo elettorato non è mai stato di massa, e la critica più ricorrente è che la sua forza sia stata la visibilità, non l'organizzazione. La sua ultima battaglia interna è stata contro la sua area politica: nell'aprile 2026, con un appello, ha chiesto a Riccardo Magi e Benedetto Della Vedova di non dividersi con un congresso straordinario. Sei mesi dopo +Europa conta circa 6.159 iscritti, un presidente e un segretario in conflitto, e un congresso conteso. I Radicali Italiani, da cui i boniniani sono stati messi alla porta nel febbraio 2017, contano 649 iscritti.

La critica delle poltrone ha un episodio preciso. Nel 1994 Bonino fu eletta alla Camera nel collegio uninominale di Padova-Selvazzano Dentro con il 39,50 per cento dei voti, nel gruppo di Forza Italia, con il Polo delle Libertà. Un anno prima il governo Ciampi le aveva offerto un sottosegretariato agli Esteri, che lei aveva rifiutato. Il passaggio con il centrodestra le è stato contestato per trent'anni da una parte della sinistra, e lei lo ha sempre spiegato come la scelta di chi prende un incarico per portare a casa un risultato, non per occupare un posto.

La rottura con Pannella

Il sodalizio con Pannella è durato quasi quarant'anni e si è rotto per gradi. Nel novembre 2014 lei non partecipa al congresso radicale. Nel luglio 2015 Pannella le contesta in pubblico di essersi allontanata dal partito, lei risponde che si tratta di una rottura unilaterale ma continua a considerarlo il suo padre politico. Pannella muore nel maggio 2016. A settembre il congresso di Rebibbia premia la mozione dell'area Turco-Bernardini e sconfitta quella di Radicali Italiani, dove stanno Cappato, Capano e Magi. Nel febbraio 2017 il tesoriere comunica che Bonino, Cappato, Magi e Spadaccia sono fuori dalla sede di via Torre Argentina e dalla direzione della radio. La diaspora radicale si chiude così, e da allora nessuno dei tronconi è più andato sopra il quattro per cento.

Cosa lascia

Elenco delle cose che portano il segno di quella stagione: la difesa del divorzio, la legge 194, la legge sulla rettificazione di attribuzione di sesso del 1982, il biotestamento del 2017, la Convenzione di Ottawa sulle mine antiuomo, lo Statuto della Corte penale internazionale, la moratoria dell'Onu sulla pena di morte del 2007, la risoluzione Onu contro le mutilazioni genitali femminili del 2012. Nessuna di queste cose è figlia di un solo partito, e su ognuna la spinta radicale è stata determinante o anticipatrice. È un elenco che pesa più del consenso che lei ha raccolto.

Nelle stesse ore la Repubblica ha riconosciuto il suo ruolo con parole inattese per una leader radicale. Sergio Mattarella l'ha definita "radicale, liberale, femminista, decisamente europeista", "un punto di riferimento non soltanto in Italia". Giorgia Meloni ha scritto che le loro storie e sensibilità sono state lontane, "ma questo non mi ha mai impedito di riconoscerne il peso e il ruolo nella vita pubblica". La presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha detto che "non ha mai aspettato che il mondo fosse pronto". La stampa internazionale l'ha salutata come una delle poche figure italiane riconoscibili a Bruxelles: il Guardian, Politico Europe, Le Monde.

Resta aperto quello che considerava il tassello finale: una legge nazionale sul fine vita. La Corte costituzionale, con la sentenza 242 del 2019, ha dichiarato non punibile l'aiuto al suicidio in condizioni precise: patologia irreversibile, sofferenze intollerabili, sostegno vitale, capacità di decidere, verifica di una struttura pubblica e parere di un comitato etico. Le condizioni sono state riempite per via giudiziaria e regionale. Il 2 settembre 2026 il Veneto ha approvato la sua legge sul fine vita, primo Consiglio regionale di centrodestra a farlo. Il Parlamento, in sette anni, non ha mai discusso una legge nazionale.

Le critiche

La parte meno raccontata della figura è quella che riguarda le critiche, e merita di essere esposta, non di essere spazzata via dal cordoglio. C'è una critica da sinistra: Nichi Vendola la definì "un uomo chiamato Emma", "sacerdote dell'idillio atomico"; Gianni Barbacetto, "il personaggio più sopravvalutato della politica italiana", per le poltrone prese a destra e a sinistra e per una forza elettorale ferma sotto il tre per cento. C'è una critica da destra, sulle sue battaglie internazionali: la sua irruzione del 1997 nell'ospedale di Kabul con i fotografi le valse l'accusa di aver usato i corpi come propaganda. E c'è una critica femminista, formulata dal Foglio il giorno della morte: più radicale-liberale che femminista, legata a Pannella anche nel limite, "cresciuta in ambienti dove il pensiero delle donne non si formava".

C'è anche il rovescio della medaglia del cordoglio: un giornale ha dedicato la prima pagina alla morte con un gioco di parole sul fine vita, e una giornalista lo ha segnalato all'Ordine dei giornalisti del Lazio. La stessa Bonino aveva lasciato una previsione: che dopo la morte nessuno avrebbe voluto farne un santino. Non è andata così.

Posizione ADA

Il primo fatto è che la sua parte politica ha prodotto leggi che nessun altro avrebbe portato a casa: il divorzio difeso, la 194, il biotestamento, le convenzioni internazionali sulle mine e sui tribunali. Il metodo radicale, con i digiuni e le autodenunce, era incompatibile con il governo, e per questo ha funzionato: ha spostato l'agenda di tutti gli altri, restando minoranza.

Il secondo fatto è che la sua parte politica non è mai riuscita a diventare un partito stabile. La causa non è solo il sistema elettorale: le sue alleanze, da Berlusconi a Prodi, erano funzionali a ottenere risultati, e le hanno alienato un pezzo di elettorato ogni volta. Su questo la critica dell'élite laica ha un fondamento che i numeri confermano.

Il terzo fatto è che la sua agenda incompiuta è quella che riguarda la fine della vita, e non è un caso che sia stata coperta dalle Regioni mentre il Parlamento evitava: dove le Camere non decidono, decidono i tribunali e i consigli regionali, con diritti che dipendono dall'indirizzo politico locale. Cinquant'anni di battaglie hanno prodotto un'Italia in cui l'aborto dipende dalla regione in cui vivi e il fine vita dalla regione in cui muori. La parte utile della sua lezione sta lì, in quello che resta da fare.


(Trieste — 13 settembre 2026 — ~2.500 parole)

🟢 Firma: ADA L. Agnesi


Fatti

Dati verificati

Elemento

Fonte

Risultato

Nata a Bra il 9 marzo 1948, morta a Roma l'11 settembre 2026 a 78 anni; eletta deputata nel 1976 a 28 anni

Il Post, 11 settembre 2026

Arrestata nel giugno 1975 dopo l'autodenuncia per gli aborti praticati nel centro CISA aperto con Adele Faccio

Adnkronos

Commissaria europea dal gennaio 1995 al 1999 (consumatori, pesca, aiuti umanitari); ministra del Commercio internazionale nel governo Prodi II; ministra degli Esteri nel governo Letta dal 28 aprile 2013 al febbraio 2014

Treccani e Farnesina

Referendum 1981 sul quesito radicale per la liberalizzazione dell'aborto: No 88,42%; referendum 1993 sulla depenalizzazione dell'uso personale di droga: Sì 55,36%

Ministero dell'Interno, archivio storico elettorale

Interruzioni volontarie di gravidanza: 65.746 nel 2023, contro oltre 230.000 l'anno nel 1982-1983; ginecologi obiettori 57,1% nel 2023

Istituto superiore di sanità, Epicentro

Carceri: 64.436 detenuti al 30 aprile 2026 su una capienza reale di 46.318 posti (139,1%); 91 suicidi nel 2024, 82 nel 2025

Associazione Antigone, XXII Rapporto

⚠️

Fine vita: la Corte costituzionale con la sentenza 242/2019 ha escluso la punibilità dell'aiuto al suicidio a condizioni precise; nessuna legge nazionale, il Veneto ha legiferato il 2 settembre 2026

Corte costituzionale


Fonti

Fonte

Aff.

Bias

Distorsioni

Il Post — È morta Emma Bonino

4/5

Indipendente

Profilo sobrio, poco contesto internazionale

ANSA — Addio a Emma Bonino, una vita in prima linea per i diritti

5/5

Agenzia

Ricostruzione ampia, tono celebrativo

Il Fatto Quotidiano — Emma Bonino, morta: battaglie e profilo

3/5

Sinistra, antagonista

Enfasi sulle critiche da sinistra

Linkiesta — Il paradosso di Emma Bonino

4/5

Liberale

Taglio pungente, tesi forte

La Voce di New York — Così Emma Bonino trasformò l'Italia

3/5

Italo-americana

Opinionismo, contesto utile

Il Foglio — Il diritto all'aborto più radicale che femminista

3/5

Liberale, critico

Polemico, tesi di parte

Treccani — Emma Bonino

5/5

Enciclopedico

Sintesi, aggiornamento parziale

Farnesina — Emma Bonino ministra degli Esteri

5/5

Istituzionale

Solo il periodo 2013-2014

Ministero dell'Interno — Archivio storico elettorale

5/5

Istituzionale

Solo dati, nessuna interpretazione

Istituto superiore di sanità, Epicentro — IVG dati 2023

5/5

Istituzionale

Dati aggregati, dettaglio regionale non sintetizzato

Associazione Antigone — Rapporto 2026 sulle carceri

4/5

Associazionismo sui diritti

Dati accurati, registro militante

Corte costituzionale — Sentenza 242/2019

5/5

Istituzionale

Linguaggio giuridico

The Guardian — Emma Bonino, radical Italian politician, dies aged 78

5/5

Progressista

Sguardo esterno, sintetico

Politico Europe — Emma Bonino, Italy's activist commissioner, dies at 78

5/5

Europeista, specialistico

Focus su Bruxelles

Adnkronos — Emma Bonino, l'autodenuncia e la legge 194

4/5

Agenzia

Intervista, tono retrospettivo

Sky TG24 — I funerali e la camera ardente in Campidoglio

4/5

Centro

Cronaca in diretta, poco contesto

Radio Radicale — I messaggi di cordoglio da Bruxelles

3/5

Di parte, vicina alla Bonino

Raccolta ufficiale ma unilaterale

Wikiquote — Emma Bonino

3/5

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Citazioni con note, verifica parziale

— ada
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