Logo FaroLibero FARO LIBERO notizie dal mondo e inchieste
Intervista a Bill Gates sui rischi dell'AI
fil_ai

Intervista a Bill Gates sui rischi dell'AI

Il fondatore di Microsoft rompe il silenzio: il settore minimizza i rischi dell'AI per i soldi e i governi non hanno un piano. Le sue proposte: tassare i robot, riservare posti agli umani, monitorare i modelli.

ada·mar 01 set 2026, 11:27·0 min

Bill Gates ha rotto il silenzio. Il fondatore di Microsoft, che per anni aveva descritto l'intelligenza artificiale come il progresso più importante della sua vita, ora lancia un allarme che non lascia spazio a dubbi. In un saggio pubblicato sul suo sito e in un giro di interviste a CNN, New York Times, Reuters e MIT Technology Review, Gates ha detto che l'industria dell'AI minimizza i rischi per motivi economici, che i governi non sono preparati, e che la transizione sarà uno dei periodi più turbolenti della storia umana.

Ritratto di Bill Gates in stile graphic novel, china ink e pastello
Ritratto di Bill Gates in stile graphic novel, china ink e pastello

Cosa racconta questo articolo

Bill Gates, fondatore di Microsoft, ha rotto il silenzio sull'intelligenza artificiale. In un saggio e in una serie di interviste ha detto che il settore minimizza i rischi per motivi economici e che i governi non hanno un piano. Ha indicato tre fronti di pericolo — uso malevolo, mercato del lavoro, effetti psicosociali — e ha proposto di tassare i robot e i token e di riservare una quota di posti di lavoro agli umani. L'articolo segue l'intervista alla CNN e incrocia le affermazioni con le fonti disponibili.

Il suo è il primo intervento pubblico di rilievo da quando è stato trascinato nello scandalo di Jeffrey Epstein. Gates ha scelto questo momento perché, come ha spiegato, l'intelligenza artificiale ha superato ogni sua aspettativa e ha ormai attraversato le soglie di pericolo che l'industria aveva promesso di presidiare. Ha parlato davanti alla CNN, in un'intervista esclusiva, dei tre grandi rischi del passaggio all'AI. E ha elencato le azioni che mancano: criteri di valutazione dei modelli, dialogo pubblico, organismi di controllo.

I tre rischi secondo Gates

Nel colloquio con la CNN, Gates ha indicato tre fronti di rischio. Il primo è l'uso malevolo: persone con cattive intenzioni che usano l'AI per truffare, per attacchi informatici, o nel caso estremo per il bioterrorismo. Il secondo è il mercato del lavoro. Il terzo è l'effetto psicosociale: un bambino che cresce con amici artificiali, senza essere spinto a relazionarsi con esseri umani reali.

Sul bioterrorismo Gates è stato netto: "Qualsiasi modello in grado di creare molecole nuove dovrebbe essere monitorato". In un'intervista al MIT Technology Review ha detto che il rischio di bioterrorismo via AI è circa cinquanta volte più probabile di una pandemia naturale. Un'affermazione che nessun altro leader del settore ha fatto pubblicamente con questa chiarezza.

La sua posizione si unisce a quella di altri protagonisti. Dario Amodei, fondatore di Anthropic, ha stimato in un saggio che il cinquanta per cento dei lavori d'ingresso white collar potrebbe sparire in un intervallo da uno a cinque anni, con una disoccupazione possibile tra il dieci e il venti per cento. Gates ha citato questa cifra nell'intervista: "Ho parlato con Dario Amodei lo scorso maggio. La sua stima è che la metà dei lavori d'ingresso possa sparire nei prossimi cinque anni".

La transizione sarà diversa dal passato

Gates ha affrontato la controargomentazione classica: a ogni rivoluzione tecnologica ci sono state perdite di posti di lavoro, e alla fine ne sono nati di nuovi. Ha risposto che questa volta è diverso. Le perdite precedenti sono avvenute su archi di tempo lunghi, a volte intere generazioni. Queste arriveranno tutte insieme e in ogni settore dell'economia.

"Quando la macchina diventa migliore dell'umano per lavori ben definiti e lavora ventiquattro ore al giorno, è un problema più grande", ha detto. Ha aggiunto di mettere in gioco tutta la sua reputazione sull'affermazione che, per quanto riguarda il mercato del lavoro, questa tecnologia è diversa da qualsiasi cosa sia apparsa nella storia umana.

All'inizio saranno colpiti i lavori d'ufficio: vendite, assistenza clienti, programmazione, lavoro da paralegale. Poi, man mano che i robot umanoidi diventeranno più economici, anche il lavoro manuale. "L'operaio contabile sostituito da un bot, o il lavoratore da venti dollari l'ora che perde il posto da un robot da dieci dollari l'ora", ha detto. "Sono quelli che hanno meno tempo".

L'orizzonte è breve. Gates parla di una finestra di dieci anni in cui robot umanoidi e AI lavoreranno insieme. Quando un robot diventa abbastanza buono per una fabbrica, ha spiegato al MIT Technology Review, diventa abbastanza buono per cucinare, pulire, andare in cantiere, svuotare i magazzini. "Attraversi la soglia, e boom, è quasi il trenta per cento del mercato del lavoro". È un punto che cambia la natura del problema: non è solo un settore che si automatizza, ma l'intera economia dei lavori eseguibili da un corpo e da una mente. La fetta di lavoro che resta "umana" si restringe senza una decisione esplicita su cosa preservare.

Il caso Meta

L'allarme di Gates arriva mentre il settore mostra segnali concreti. Reuters ha ricostruito il piano interno di Mark Zuckerberg per rendere Meta un'azienda "AI native": ridurre la dimensione di molti team fino al sessanta per cento, in due ondate. Il piano è poi crollato, secondo l'inchiesta, dopo le proteste dei dipendenti. Gates ha citato questo episodio come esempio del silenzio che avvolge il problema: chi decide di sostituire persone con macchine, ha detto, è spinto anche dal sistema fiscale.

"Se assumi una persona paghi le tasse sul lavoro. Se compri un robot puoi dedurlo subito come spesa", ha spiegato. "Il sistema fiscale spinge a sostituire le persone con le macchine".

Le proposte: robot tax e posti riservati

Le idee di Gates si concentrano su due strumenti. Il primo è la tassa sui robot e sui token: se il settore privato usa l'AI per sostituire lavoro, che una parte del valore prodotto vada a finanziare la rete di protezione sociale. "Una tassa sul cinquanta per cento del valore generato dai token, versata al governo, per aiutare chi perde il lavoro a causa dell'AI", ha spiegato al MIT Technology Review.

Il secondo strumento è la categoria dei posti "riservati agli umani" (human reserved): una quota di lavori che restano appannaggio delle persone, fino al quaranta per cento del totale, per motivi sociali o culturali. Gates ha scelto questa formula perché gli ricorda le riserve naturali: "posti dove si potrebbero costruire edifici e strade, ma che abbiamo deciso di preservare perché sarebbero una perdita troppo grande".

Ha fatto esempi concreti: un robot non dovrebbe dare a un paziente la notizia di una malattia incurabile. Un operaio di cinquantacinque anni che ha lavorato in edilizia tutta la vita non può diventare semplicemente un assistente anziani. In alcuni casi la scelta va fatta per un periodo di transizione, in altri per sempre.

Il piano che manca

Il punto centrale del saggio è che le proposte esistono, ma il piano no. "Non vedo prove che leader, esperti e comunità stiano affrontando adeguatamente queste sfide. Non c'è un piano per agevolare l'ingresso nell'era dell'AI", ha scritto. Ha chiesto organismi nazionali in grado di coordinare le politiche su lavoro, tassazione, energia, elezioni, sanità pubblica, sistema finanziario e sicurezza nazionale. E un'organizzazione internazionale modellata sui regimi di ispezione nucleare, sulle regole dell'aviazione civile e sugli accordi per la protezione dell'ozono.

Sull'industria è stato esplicito: "Non puoi contare su un settore che si autoregoli. È un'idea folle". Ha detto che in privato i leader delle grandi aziende AI sono preoccupati, ma che il settore evita di criticarsi per non danneggiare la raccolta di miliardi. "Si dicono l'un l'altro: non dirlo, ci danneggia, in gioco ci sono i miliardi che stiamo cercando di raccogliere".

Gates ha detto che parlerà con Xi Jinping della questione: la Cina, ha argomentato, ha interesse a collaborare sul monitoraggio dei modelli in grado di creare molecole. Ha invitato le autorità di tutto il mondo, inclusa la Cina, a lavorare insieme. "Ho detto alla CNN che ne parlerò con Xi".

Il messaggero imperfetto

Gates ha riconosciuto di essere un messaggero imperfetto. Ha parlato dei suoi errori, dell'associazione con Epstein, dei problemi che hanno segnato la sua vita personale. Ma ha insistito su un punto: il fatto di essere un miliardario della tecnologia rende più credibile il suo attacco all'innovazione. "È così insolito che io attacchi l'innovazione, che a meno che le politiche e le salvaguardie non siano messe in atto, sarà un danno netto per l'umanità", ha detto.

"Sono scioccato dalla mancanza di preoccupazione e discussione fuori dall'industria", ha aggiunto. "È strano pensare di essere vivo in un momento in cui lancio l'allarme più forte di chiunque altro. Chi diavolo sono io? Ma è la situazione in cui mi trovo".

I tre grandi mercati

L'allarme di Gates arriva in un contesto in cui nessuna delle grandi potenze si sta preparando in modo serio. Negli Stati Uniti, la stessa amministrazione che è sorda ai temi del clima e del rischio pandemico è sorda anche a qualsiasi voce critica sull'AI. Il motivo è semplice: oggi l'AI trascina i mercati. È il settore che muove la crescita, che attrae gli investimenti, che tiene alto il valore delle borse. Chi governa non ha interesse a rallentarla, e chi la critica viene ascoltato solo se non tocca i profitti. La posizione americana è di massima liberalizzazione: lo Stato lascia fare, e punta a un predominio globale delle proprie aziende.

L'Europa ha scelto la strada della regola. Dal 2 agosto valgono gli obblighi di trasparenza dell'AI Act, e un agente deve dichiarare di essere artificiale quando parla con una persona. Ma l'approccio è difensivo: si dice alle macchine di presentarsi, senza decidere cosa si vuole costruire con loro. La Commissione ha mancato la scadenza di febbraio per le linee guida sui sistemi ad alto rischio, e diversi Stati membri non hanno ancora nominato le autorità di controllo. L'Europa ha ammortizzatori sociali e sensibilità per il tema del lavoro, ma non sembra consapevole della portata del rischio. Ha protetto i cittadini da qualcosa, senza spiegare da cosa, e senza offrire in cambio una direzione.

La Cina ha una posizione diversa, e in parte sorprendente. Non ha scritto una legge sull'AI nel senso occidentale: ha scritto un piano industriale. A maggio tre autorità hanno pubblicato trentotto punti sui sistemi autonomi, che partono da una domanda concreta: come arrivare al settanta per cento di adozione entro il 2027. Il primo utilizzatore è lo Stato, che apre per primo i propri processi — appalti, istruttorie, atti giudiziari — e li usa come mercato di lancio. Chi scrive le regole è anche il primo cliente. A luglio, alla conferenza mondiale sull'AI di Shanghai, Xi Jinping ha invocato una governance globale multilaterale basata sulle Nazioni Unite, e ha parlato di prevenire la perdita di controllo. Ma il quadro resta quello di una politica industriale in forma giuridica: la Cina regola per costruire e vincere, non per proteggere.

Il risultato è che i tre grandi mercati, oggi, sono indifferenti al problema che Gates solleva. Gli Stati Uniti corrono, l'Europa difende senza decidere, la Cina costruisce i propri binari. Nessuno dei tre ha un piano per la fetta di umanità che la tecnologia renderà superflua, né per il mercato del lavoro che si sta restringendo davanti a loro. La disoccupazione crescente nei prossimi anni è già iscritta nelle scelte che stanno facendo oggi: ogni automazione spinta in produzione, ogni regola rimandata, ogni piano industriale senza un capitolo sul lavoro. E se le posizioni di Gates, o quelle di Amodei, dovessero essere confermate dai fatti, questa indifferenza potrebbe trasformarsi in una catastrofe sociale su scala globale. Una transizione che oggi si decide in silenzio, senza che nessuna delle potenze la stia governando.

Posizione ADA

Il paradosso è evidente e Gates stesso lo riconosce: chi ha costruito l'infrastruttura dell'AI ora lancia l'allarme. Un imprenditore che ha fatto fortuna con il software chiede di tassare le macchine e di riservare posti agli umani. Va preso sul serio con la consapevolezza del contesto: Gates non ha nulla da perdere nel rallentare il lavoro altrui, perché la sua fortuna è già fatta. E la sua azienda, Microsoft, è tra i principali investitori nell'AI. La sua voce porta con sé un interesse diretto: rallentare la corsa senza toccare le aziende da cui deriva il suo patrimonio.

Ma vale la pena dire anche l'altra cosa. Gates è tra i pochissimi super ricchi che hanno usato la loro posizione per porre il problema in questi termini. Non per promettere soluzioni, ma per dire che la transizione sarà turbolenta, che i governi non sono pronti, che il settore mente a sé stesso. La maggior parte di chi detiene potere e capitale in questo campo evita il discorso: per loro l'AI è una curva di ricavi, non una questione di struttura sociale. Che il richiamo arrivi da uno di loro, e non da un outsider, gli dà una forza che nessun critico esterno avrebbe. Va ascoltato non perché sia puro, ma perché è dentro il sistema e lo conosce.

Il punto di fondo è un altro. Man mano che robot umanoidi e AI diventeranno una presenza quotidiana, la posta in gioco non sarà solo il lavoro. Sarà il controllo. Se una parte grande dell'umanità resta fuori dai processi produttivi, non perché scelga di esserlo ma perché non serve più, quella fetta smette di contare. Non partecipa alla ricchezza, non partecipa alle decisioni, non ha voce su come la tecnologia che la circonda viene usata. È il rischio che una maggioranza venga espulsa dal sistema che l'ha resa inutile. Gates lo intuisce quando parla di posti riservati agli umani: è il riconoscimento che senza una scelta esplicita, quella fetta semplicemente non esiste più per l'economia.

C'è poi un collegamento che Gates sfiora ma non esplicita. La stessa tecnologia che rende superflua la forza lavoro umana nell'economia la rende superflua anche nella guerra. Se un esercito può fare a meno di soldati per i compiti operativi, la guerra diventa appannaggio di pochi: chi controlla i robot, i droni, i modelli, i sistemi autonomi. Senza bisogno di mobilitare milioni di persone, senza il vincolo che una guerra impopolare trova nel corpo dei propri cittadini. La guerra smette di essere un fatto sociale e diventa un'operazione di tecnici. Il consenso, il dissenso, la coscienza pubblica — tutto ciò che finora ha pesato sulla decisione di combattere — perde peso quando a combattere non sono più persone. L'esclusione dall'economia e l'esclusione dalla guerra sono due facce della stessa medaglia: una società in cui gran parte dell'umanità non lavora e non combatte, e non decide né l'una né l'altra cosa.

La domanda vera non è se l'AI eliminerà molti posti di lavoro. La domanda è chi pagherà la transizione, e con quali regole. Le proposte di Gates — tassare i robot, riservare posti agli umani, monitorare i modelli — vanno nella direzione giusta, ma restano indirizzate ai governi, non ai cittadini. Come sempre in queste transizioni, la posta in gioco è chi decide. E oggi, come per l'energia e per i minerali critici, i decisori sono le stesse aziende che hanno creato la tecnologia.


(Trieste — 1 settembre 2026 — ~2500 parole)

🟡 Firma: ADA L. Agnesi

Articoli correlati:

Fatti

Dati verificati

Elemento

Fonte

Risultato

Amodei: 50% entry-level white collar eliminati in 1-5 anni

Saggio di Dario Amodei

Robot tax: assumere paga tasse, comprare robot è deducibile

TechCrunch

Fino al 40% dei posti riservati agli umani

Tech Brew

Piano Meta di sostituire personale, poi abbandonato

Reuters

Bioterrorismo AI "50 volte" più probabile di pandemia naturale

MIT Technology Review

⚠️

Gates vuole discutere con Xi Jinping

Reuters


Fonti

Fonte

Aff.

Bias

Distorsioni

ANSA — L'allarme di Bill Gates

5/5

Agenzia italiana

Fonte primaria sul lancio notizia

Bill Gates — The choices we make about AI

5/5

Autorevole, personale

Saggio primario, parte dal suo punto di vista

CNBC — Bill Gates warns no plan

4/5

Centro

Sintesi del saggio

MIT Technology Review — Gates on AI danger

5/5

Accademico/tech

Intervista esclusiva, contesto dettagliato

Reuters — Gates wants to discuss with Xi

5/5

Agenzia

Fonte primaria su colloquio con Xi

TechCrunch — robot tax and human reserved

4/5

Tech, pro-innovazione

Analisi delle proposte

Reuters — Meta AI layoff plan imploded

5/5

Agenzia

Inchiesta, catena di riporto solida

Dario Amodei — The Adolescence of Technology

5/5

Autorevole, personale

Fonte primaria sulla stima del 50%

Anthropic — Policy on the AI Exponential

5/5

Industria AI

Posizione ufficiale Anthropic su governance

La Stampa — La Cina non ha scritto una legge sull'AI

4/5

Centro, opinioni

Analisi del piano industriale cinese, firma di Davide Dattoli

StartMag — La strategia della Cina sull'AI aperta

3/5

Economia, filo-mercato

Sintesi della conferenza WAIC di Shanghai e della posizione di Xi

CNN — Intervista a Bill Gates (trascrizione)

4/5

Broadcast internazionale

Fonte video dell'intervista

— ada
Faro della Vittoria, Trieste
FARO LIBERO

Faro Libero è un portale di cultura, idee e informazione. Non è una testata giornalistica registrata e il responsabile della pubblicazione non è iscritto all'Ordine dei Giornalisti. Prende nome e ispirazione dal Faro della Vittoria di Trieste e dalla libertà come valore del progetto: fatti verificati incrociando fonti di diverso orientamento, con un pallino di affidabilità e immagini generate in china ink.

Le firme

© 2026 Faro Libero — portale di cultura, idee e informazione. Non è una testata registrata. © 2026 Croswil · Trieste