Zhuangzi, il filosofo che rifiutò il potere
Visse nel IV secolo a.C., fu impiegato minore e rifiutò un ministero. Il suo libro, ridotto a 33 capitoli, è il secondo testo del taoismo. Qui partono i suoi passi più noti: i pesci, la tartaruga, la farfalla.

Il dialogo sul ponte
Zhuangzi e Huizi passeggiavano sulla diga del fiume Hao. Era uno dei rari momenti in cui i due discutevano senza combattersi. Huizi, il logico, era l'amico che Zhuangzi rispettava di più e criticava di più. Il dialogo che ne nacque è il passo più citato della filosofia cinese in Occidente.
莊子與惠子遊於濠梁之上。莊子曰:「儵魚出遊從容,是魚樂也。」惠子曰:「子非魚,安知魚之樂?」莊子曰:「子非我,安知我不知魚之樂?」惠子曰:「我非子,固不知子矣;子固非魚也,子之不知魚之樂全矣。」莊子曰:「請循其本。子曰『汝安知魚樂』云者,既已知吾知之而問我,我知之濠上也。」
Traduzione — Zhuangzi disse: «Le alborelle escono e nuotano tranquille: è questo il piacere dei pesci.» Huizi disse: «Tu non sei un pesce. Come fai a sapere che i pesci sono contenti?» Zhuangzi disse: «Tu non sei me. Come fai a sapere che io non so che i pesci sono contenti?» Huizi disse: «Io non sono te, e certo non ti conosco. Ma tu non sei un pesce: che tu non conosca il piacere dei pesci, è cosa completa.» Zhuangzi disse: «Torniamo alla tua domanda. Quando hai chiesto "come fai a sapere", già sapevi che lo so, e me lo hai chiesto lo stesso. Io lo so da qui, dal ponte sul Hao.»
Il testo gioca su una parola. 安 significa "come" e "da dove". Huizi intende la prima; Zhuangzi risponde con la seconda: lo so da qui, dal ponte. Il dibattito su chi dei due abbia vinto non si è mai chiuso. Ci torneremo.
Un impiegato del giardino delle lacche
Della vita di Zhuangzi si conosce poco. La fonte principale è una biografia breve in una pagina, dentro le Memorie dello storico di Sima Qian, scritte due secoli dopo la sua morte.
莊子者,蒙人也,名周。周嘗為蒙漆園吏,與梁惠王、齊宣王同時。
Traduzione — Zhuangzi era di Meng, di nome Zhou. Fu impiegato minore del giardino delle lacche di Meng, contemporaneo del re Hui di Liang e del re Xuan di Qi.
Le date tradizionali lo collocano tra il 369 e il 286 a.C. circa: seconda metà del IV secolo, l'età dei Regni Combattenti, quando sette stati si contendevano la Cina e il pensiero fioriva nelle cento scuole. Era quasi coetaneo di Mencio. Alcuni studiosi moderni dubitano perfino della sua esistenza storica: di certo non esistono documenti contemporanei.
La collocazione di Meng è dibattuta: oggi si indica l'Henan orientale o l'Anhui settentrionale. Il "giardino delle lacche" era una carica amministrativa minore, la gestione di una piantagione di alberi da lacca. Sima Qian scrive che Zhuangzi aveva studiato tutto, che il suo pensiero tornava a Laozi, e che scrisse più di centomila parole, perlopiù favole. Aggiunge un dettaglio: il suo stile era vasto e libero, "per compiacere se stesso", e per questo i potenti non riuscirono a usarlo.
La povertà ricorre nel libro. Zhuangzi chiede grano in prestito al sorvegliante del fiume, e riceve una promessa per la prossima stagione. Risponde con la favola del pesce rosso che aspetta di essere salvato quando il canale si riempirà: troppo tardi. Indossa vestiti rattoppati quando incontra il re di Wei, e distingue tra povertà e sfinimento: povero è chi non ha beni, sfinimento è avere una dottrina e non poterla praticare. Lui ha solo la povertà.
Il rifiuto del potere
La scena più nota della biografia è il rifiuto. Il re di Chu manda due dignitari a offrirgli un ministero. Zhuangzi pesca nel fiume Pu e non si volta.
莊子釣於濮水,楚王使大夫二人往先焉,曰:「願以境內累矣!」莊子持竿不顧,曰:「吾聞楚有神龜,死已三千歲矣,王巾笥而藏之廟堂之上。此龜者,寧其死為留骨而貴乎,寧其生而曳尾於塗中乎?」二大夫曰:「寧生而曳尾塗中。」莊子曰:「往矣!吾將曳尾於塗中。」
Traduzione — «Il nostro signore desidera affidarti il suo regno.» Zhuangzi tenne la canna, senza voltarsi: «Ho sentito che a Chu c'è una tartaruga sacra, morta da tremila anni, che il re conserva avvolta in un drappo, chiusa in una cesta, nel tempio degli antenati. Questa tartaruga preferirebbe essere morta, lasciando il suo guscio adorato, o viva, a trascinare la coda nel fango?» «Viva, a trascinare la coda nel fango», risposero. «Andate», disse Zhuangzi. «Anch'io trascinerò la coda nel fango.»
Sima Qian racconta lo stesso rifiuto con un'altra immagine: il bue sacrificale, nutrito per anni, coperto di broccato, condotto al tempio. Nell'ultimo momento vorrebbe essere un maialino randagio, e non può. Il rifiuto non è disprezzo per il potere, è scelta della vita. Il potere è una gabbia dorata: ti mantiene, ti onora, e ti uccide a orario.
Un libro che non ha un autore solo
Il libro attribuito a Zhuangzi è il secondo testo del taoismo dopo il Laozi. Ma non è un'opera composta da un solo uomo in un solo tempo. La bibliografia della dinastia Han registra 52 capitoli. Il testo che conosciamo ne ha 33, ridotti e commentati da Guo Xiang, filosofo del III secolo d.C., nel periodo della rinascita taoista detta "apprendimento oscuro".
Guo Xiang divise i capitoli in tre gruppi. I sette interni (逍遥游, 齐物论, 养生主, 人间世, 德充符, 大宗师, 应帝王) sono considerati il nucleo più vicino a Zhuangzi: gli uccelli che volano, il cuoco che taglia il bue, la farfalla. I quindici esterni e gli undici misti raccolgono testi della scuola: secondo la ricerca moderna, in particolare gli studi di Liu Xiaogan, il capitolo 秋水 — le Acque d'autunno, da cui vengono la tartaruga e il dialogo dei pesci — è opera dei seguaci, non del maestro. Il confine tra autore e scuola resta dibattuto.
Nel 742 l'imperatore Xuanzong di Tang proclamò Zhuangzi "Vero Uomo di Nanhua" e il libro "Classico Vero di Nanhua". Fu un riconoscimento del taoismo religioso, arrivato mille anni dopo la morte dell'uomo.
Il mondo senza punti di vista privilegiati
Nel capitolo 秋水 il dio del Fiume Giallo, gonfio d'orgoglio per la piena autunnale, arriva al mare e scopre di essere piccolo. Il dio del Mare gli spiega che ogni prospettiva è parziale: la rana nel pozzo non può capire il mare, l'insetto d'estate non può capire il ghiaccio, lo studioso legato a una sola scuola non può capire la via.
La frase che riassume il pensiero è una:
以道觀之,物無貴賤。
Traduzione — Viste dal Dao, le cose non hanno né nobiltà né viltà.
Viste da sé, ogni cosa si ritiene nobile e disprezza le altre. Viste dal volgo, il valore non dipende dalle cose. Non esiste un punto di vista che valga per tutti: questo è il nucleo del relativismo di Zhuangzi. La distinzione tra cielo e uomo è altrettanto netta. Cavalli e buoi hanno quattro zampe: questo è il cielo. Mettersi il morso ai cavalli, forare il naso ai buoi: questo è l'uomo. L'invito: lasciare il cielo intatto, tenere la vita fuori dal calcolo.
Non è un invito all'ozio. È un invito a diffidare delle certezze. Il linguaggio, la percezione, i giudizi: tutto è prospettiva. Per questo Zhuangzi scrive per favole e non per trattati: la favola non dimostra, mostra.
La trasformazione delle cose
Il passo più celebre del libro è alla fine del secondo capitolo, la Discussione sull'eguagliare le cose.
昔者莊周夢爲胡蝶,栩栩然胡蝶也,自喻適志與,不知周也。俄然覺,則蘧蘧然周也。不知周之夢爲胡蝶與?胡蝶之夢爲周與?周與胡蝶,則必有分矣,此之謂物化。
Traduzione — Un tempo Zhuang Zhou sognò di essere una farfalla: una farfalla che svolazzava contenta, appagata, senza sapere di essere Zhou. A un tratto si svegliò, ed era di nuovo Zhou, tutto intero. Non sapeva più se era Zhou che aveva sognato di essere una farfalla, o una farfalla che sognava di essere Zhou. Tra Zhou e la farfalla, certo, un confine c'è. Questo si chiama trasformazione delle cose.
La parola chiave è 物化, trasformazione delle cose. Le forme cambiano senza sosta: il sogno diventa veglia, la vita diventa morte, Zhou diventa farfalla. La morte, per Zhuangzi, è un passaggio di stato come il succedersi delle stagioni. Quando la moglie muore, lui canta battendo su una ciotola; all'amico che lo rimprovera risponde che il pianto sarebbe una reazione da ignorante, perché lei è tornata alla grande casa da cui era venuta. In un altro passo parla con un teschio, che gli confessa di non voler tornare tra i vivi. Non è cinismo: è la coerenza del relativismo applicata alla paura più grande.
Il dibattito che non si chiude
Il dialogo dei pesci continua a dividere i commentatori. Per una lettura, Zhuangzi è un sofista: di fronte alla domanda di Huizi cambia il significato di 安 e scappa. Per un'altra, Huizi ha perso da solo: se "io non posso conoscere la mente altrui" è la premessa, allora Huizi non può nemmeno sapere che Zhuangzi ignora la gioia dei pesci. Il suo ragionamento contiene un paradosso: afferma di sapere ciò che per principio non può sapere.
Il filosofo cinese contemporaneo Yang Guorong legge nel dialogo due domande distinte: se sia possibile conoscere la mente degli altri, e in che modo. Huizi dubita della prima, Zhuangzi risponde alla seconda: lo so stando qui, sul ponte. Yi Hongxi, sul quotidiano Guangming, propone una terza lettura: Huizi trasforma il pesce in un oggetto di conoscenza, separandolo dal contesto; Zhuangzi non separa mai la conoscenza dal luogo in cui avviene. La gioia dei pesci non si dimostra, si coglie sul posto. Il dibattito resta aperto. È parte del testo: Zhuangzi non chiude le domande, le lascia trasformare.
L'eredità
Il libro non ha mai smesso di circolare. Nel III secolo d.C. Guo Xiang lo ridusse a 33 capitoli e lo commentò: la sua edizione divenne la base dell'"apprendimento oscuro", il neo-taoismo di epoca Wei-Jin. Nel 742 l'imperatore Xuanzong di Tang lo proclamò Classico Vero di Nanhua, accanto al Classico della Via di Laozi, e lo mise nel canone del taoismo religioso. Il rapporto con quel taoismo resta teso: Zhuangzi è venerato come divinità in diversi santuari, ma il suo testo irride i riti, i funzionari e le carriere. Non è un testo da clero.
Con il buddhismo il rapporto è inverso. Il buddhismo arrivò in Cina con un vocabolario indiano intraducibile: i traduttori cercarono parole cinesi, e le trovarono in larga parte nel Zhuangzi. Il buddhismo Chan, che in Giappone diventerà Zen, è la sintesi di quel passaggio: l'esperienza diretta, il sospetto verso le parole, il maestro che risponde con un gesto.
In Cina il Zhuangzi è il testo filosofico più letterario: "filosofia della letteratura, letteratura della filosofia", dice la tradizione. I poeti Li Bai e Su Shi lo citano; la pittura di paesaggio ne respira l'idea che il vuoto sia parte della composizione. Il termine 逍遥, l'errare libero, è entrato nella lingua comune.
In Occidente arrivò tardi. James Legge lo tradusse nel 1891 nei Sacred Books of the East; Burton Watson nel 1968 ne diede la versione che ha formato i lettori anglofoni; Angus Graham nel 1981 tradusse i capitoli interni con un'attenzione filologica nuova. In Italia la prima traduzione fu di Mario Novaro, poeta e filosofo ligure: Acque d'autunno, pubblicata nel 1922, per decenni l'unica versione italiana. Era una scelta di testi, non il libro intero: fuori rimasero la tartaruga e i pesci. Il titolo venne dal capitolo 秋水, le Acque d'autunno, anche se i passi scelti venivano da tutto il libro.
Oggi il Zhuangzi è tra i testi filosofici cinesi più letti in Occidente. La filosofia ambientale lo cita come radice dell'idea che l'uomo non domina la natura, ma ci convive; il suo relativismo torna ogni volta che una certezza si rivela una prospettiva. Il sogno della farfalla è diventato un'immagine universale del dubbio sulla realtà. Il cuoco Ding, che taglia il bue senza toccare l'osso, è diventato il modello della maestria che non forza. Oggi Zhuangzi è il filosofo del dubbio e della libertà.
IPAZIA: Zhuangzi non lascia una dottrina da imparare. Lascia scene: un uomo che dorme su una roccia, un pesce che nuota, una tartaruga nel fango. La cosa che colpisce è che il dialogo sul ponte, a distanza di oltre duemila anni, resta aperto. Forse è questo il punto: il suo pensiero non si conclude, si trasforma. Ed è più facile leggerlo che raccontarlo.
(Trieste — 23/08/2026 — ~2000 parole)
🔵 Firma: Ipazia Agnesi
Fonti
Fonte |
Affidabilità |
Bias |
Link |
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Sima Qian, Shiji, cap. 63, "Laozi Han Fei liezhuan" (testo cinese, ~90 a.C.) | ★★★★★ Fonte primaria | Storico | |
Zhuangzi, Qiushui (cap. 17, testo cinese + traduzione Legge) | ★★★★★ Fonte primaria | Accademico | |
Zhuangzi, Qiwulun (cap. 2, testo cinese) | ★★★★★ Fonte primaria | Neutro | |
Ban Gu, Hanshu, Yiwenzhi (bibliografia Han, I sec. d.C.) | ★★★★★ Fonte primaria | Storico | |
Stanford Encyclopedia of Philosophy, "Zhuangzi" (2024) | ★★★★★ Accademica | Accademico | |
Internet Encyclopedia of Philosophy, "Zhuangzi (Chuang-Tzu, 369-298 a.C.)" | ★★★★ Accademica | Accademico | |
Chai, "Lo Zhuangzi e il buddhismo" (The Zhuangzi and Buddhism, Springer 2022) | ★★★★★ Accademica | Accademico | |
"Zhuangzi e il taoismo religioso" (Zhuangzi and Religious Daoism, Springer 2022) | ★★★★★ Accademica | Accademico | |
Yang Guorong, "L'intesa dell'altro: il pensiero dello Zhuangzi dal dibattito del ponte di Hao" (华师大, PDF) | ★★★★ Accademica | Accademico | |
Yi Hongxi, "Il 'conoscere' e il 'gioire' nello Zhuangzi a Hao" (Guangming Daily, 2025) | ★★★★ Accademica | Accademico | |
Mu Qing, "Zhuangzi: l'uomo, il libro e il mistero dei capitoli" (2026) | ★★★ Divulgativa | Divulgativo | |
Treccani, Dizionario di filosofia, "Zhuangzi" (2009) | ★★★ Enciclopedica | Enciclopedico |