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La sterlina passa al digitale
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La sterlina passa al digitale

Dalla Bank of England alle stablecoin: chi guida la moneta del futuro, chi la seguirà, e dove si nasconde la truffa

ada·ven 14 ago 2026, 18:54·0 min

La sterlina passa al digitale

Il 12 agosto 2026 la Bank of England ha fatto un passo concreto verso la moneta del futuro. Un consorzio formato da Polygon Labs, NOBO Finance e Dun & Bradstreet è entrato nella Fase 2 del Digital Pound Lab, l'ambiente sperimentale della banca centrale britannica. L'obiettivo del test: far regolare lo stesso pagamento internazionale da due monete diverse. L'esportatore riceve l'anticipo in stablecoin, una moneta privata ancorata alla sterlina. L'importatore salda in digital pound, la moneta pubblica simulata dalla banca. Due gambe dello stesso flusso, due nature diverse di denaro, un unico sistema.

La sede della Bank of England a Londra, in stile Hugo Pratt
La sede della Bank of England a Londra, in stile Hugo Pratt

Nessun cliente reale, nessun denaro vero. Il Lab è un ambiente simulato. Ma la direzione è chiara: la sterlina si prepara a esistere in forma digitale, e con lei un sistema di pagamenti che non si ferma mai.

In questo articolo: cosa ha annunciato la Bank of England, a che punto sono le monete digitali nel mondo, chi guadagna da questo passaggio, la moneta personale del presidente americano, e come riconoscere la truffa.

Cosa sta facendo la Bank of England

Il Digital Pound Lab è il laboratorio dove la Bank of England testa come potrebbe funzionare una sterlina digitale. È partito nel 2025, con Accenture come partner di consegna. La Fase 1 ha testato wallet, pagamenti, credenziali verificabili. La Fase 2, chiusa a luglio 2026, ha portato dentro dodici partecipanti. Tra questi, il consorzio NOBO-Dun & Bradstreet-Polygon, che il 12 agosto ha annunciato i dettagli operativi dei suoi due progetti.

Il primo è un profilo di credito portabile per le piccole e medie imprese. Oggi una PMI che chiede un finanziamento ripete la due diligence a ogni banca. Il progetto vuole che la verifica fatta una volta valga per tutti: Dun & Bradstreet fornisce i dati, Polygon gli smart contract.

Il secondo è il cuore del test: il regolamento di una polizza di carico elettronica con due monete. L'esportatore viene pagato in stablecoin. L'importatore salda in digital pound. Il risultato dirà se moneta pubblica e moneta privata possono convivere nello stesso flusso senza attriti.

La Bank of England non ha ancora deciso se emettere la sterlina digitale. La decisione è attesa nel 2026, insieme al progetto definitivo e alla valutazione congiunta con il Tesoro britannico. Se la decisione sarà positiva, l'emissione più precoce possibile cade nella seconda metà del decennio, non prima del 2030. Servirà una legge del Parlamento.

In parallelo, la banca ha definito le regole per le stablecoin sistemiche. Il policy statement del giugno 2026 fissa un tetto iniziale di emissione di 40 miliardi di sterline per ogni stablecoin considerata sistemica. Le riserve devono essere detenute per il 70% in titoli di Stato britannici a breve termine e per il resto in depositi presso la stessa Bank of England. Le stablecoin regolamentate potranno operare nel Regno Unito dal 2027.

C'è anche il progetto sui tempi di regolamento. Il sistema CHAPS, che muove i pagamenti tra banche, dovrebbe aprire alle 01:30 invece che alle 06:00 entro settembre 2027. Nel lungo termine la Bank of England studia un regolamento quasi continuo: 22 ore su 24, sette giorni su sette, con un giorno di regolamento domenicale non prima del 2029.

La mappa mondiale delle monete digitali

Il Regno Unito non è solo. Secondo il tracker dell'Atlantic Council, 146 paesi e unioni valutarie — oltre il 98% del prodotto mondiale — stanno esplorando una moneta digitale di banca centrale. L'indagine della Banca dei Regolamenti Internazionali conta 85 banche centrali su 93 impegnate in almeno un progetto.

La Cina è la più avanti. Lo yuan digitale, lanciato nei primi esperimenti nel 2020, ha cumulato 3,4 miliardi di transazioni per circa 2.300 miliardi di dollari a fine novembre 2025. Ma il dato che conta è un altro: lo yuan digitale vale lo 0,2% dei pagamenti cinesi, dominati da Alipay e WeChat Pay. E nel 2026 Pechino ha cambiato progetto: lo yuan digitale non è più contante digitale emesso dalla banca centrale, ma deposito digitale nelle banche commerciali. Le banche, che temevano di perdere i depositi, restano al centro. Da dicembre 2025 lo yuan digitale paga interessi: è la prima grande economia a rendere la propria moneta digitale fruttifera.

L'Europa è in corsia legislativa. Il Consiglio direttivo della Banca Centrale Europea ha chiuso la fase di preparazione dell'euro digitale nell'ottobre 2025. Il pilota partirà a metà 2027, con 36 fornitori di servizi di pagamento selezionati — tra cui Poste Italiane, UniCredit, Nexi e Satispay. La prima emissione possibile è il 2029, se il regolamento sarà adottato entro il 2026. Il costo di sviluppo fino alla prima emissione è stimato in 1,3 miliardi di euro, coperti dal signoraggio, il guadagno che lo Stato realizza sulla propria moneta. L'euro digitale non pagherà interessi e avrà limiti di detenzione per proteggere i depositi bancari.

Gli Stati Uniti hanno preso la strada opposta. Un ordine esecutivo firmato da Donald Trump nel gennaio 2025 vieta l'istituzione, l'emissione e l'uso di una moneta digitale di banca centrale americana. Washington punta sulle stablecoin private come strumento per estendere il ruolo di valuta di riserva del dollaro. Il GENIUS Act, firmato nel luglio 2025, regola le stablecoin con riserva uno a uno.

Le esperienze già lanciate raccontano prudenza. La Nigeria ha lanciato l'eNaira nel 2021: la banca centrale ammette che l'adozione è marginale. Le Bahamas hanno il Sand Dollar dal 2020: dopo tre anni circolavano 2,1 milioni di dollari, meno dello 0,5% del contante. L'India ha l'e-rupee: vale lo 0,006% delle banconote in circolazione.

Chi guadagna dal passaggio

Il passaggio alle monete digitali ha vincitori immediati e certi: i fornitori di tecnologia. I contratti quadro della Banca Centrale Europea per l'euro digitale valgono fino a 1,16 miliardi di euro. Tra i vincitori ci sono la tedesca Giesecke+Devrient per la soluzione offline, Feedzai per l'antifrode, e due aziende italiane, Almaviva e Fabrick, per le applicazioni. Il cloud sarà francese: OVHcloud e Scaleway, per evitare la dipendenza dai fornitori americani e dal Cloud Act.

Le stablecoin private sono i grandi vincitori americani. Tether, l'emittente della più grande stablecoin del mondo, dichiara profitti 2025 oltre i 10 miliardi di dollari e una esposizione record di 141 miliardi in titoli del Tesoro americano. Il 97% della capitalizzazione mondiale delle stablecoin è ancorato al dollaro. Il modello è chiaro: le riserve delle stablecoin vengono investite in debito pubblico americano. La moneta privata crea domanda garantita di titoli di Stato.

Le banche commerciali, che in teoria dovrebbero essere le grandi sconfitte, hanno finora retto. In Cina sono rimaste al centro del sistema: lo yuan digitale ridisegnato resta nei loro bilanci. In Europa e nel Regno Unito il modello a due livelli prevede che le banche distribuiscano la moneta digitale ai clienti. I limiti di detenzione proteggono i depositi.

I perdenti potenziali sono il contante, in declino strutturale, gli intermediari delle rimesse internazionali — il costo medio di una rimessa è il 6,36% dell'importo — e l'anonimato. La moneta digitale è tracciabile per natura. In Cina lo Stato vede le transazioni in tempo reale e le usa per pagamenti pubblici condizionati: rimborsi fiscali, sussidi, spesa vincolata.

Il presidente e la sua moneta

Il confine tra moneta, investimento e truffa si vede bene nella storia della moneta personale del presidente americano. Il 17 gennaio 2025, tre giorni prima dell'insediamento, è stata lanciata la meme coin $TRUMP sulla blockchain Solana. Un miliardo di token creati, l'80% rimasto nelle società riconducibili a Trump. Il valore è salito a 75 dollari in due giorni, poi è crollato. A luglio 2026 valeva sotto i 2 dollari, meno 97% dal picco. Circa 990.000 acquirenti hanno perso in totale 3,8 miliardi di dollari.

La dichiarazione patrimoniale di Trump per il 2025, pubblicata nel luglio 2026, riporta 1,43 miliardi di dollari di reddito da criptovalute su 2,2 miliardi complessivi. Secondo la ricostruzione di NPR, Trump ha incassato le royalty in anticipo: quando il token è crollato, lui non ha perso nulla. Le società della famiglia hanno incassato commissioni su ogni transazione.

C'è poi World Liberty Financial, il progetto di finanza decentralizzata legato alla famiglia Trump, con una società di Trump che riceve il 75% dei ricavi dalle vendite del token WLFI. Il token ha perso l'85% dal lancio. La stablecoin USD1 del progetto è stata delistata da un exchange nel giugno 2026 in una disputa su indirizzi congelati.

La differenza tra moneta di Stato e moneta privata è qui. La sterlina digitale, se nascerà, sarà emessa dalla Bank of England, garantita dallo Stato, valore stabile uno a uno. La meme coin è un token il cui valore dipende solo dalla narrazione e la cui offerta è controllata dai creatori. Chi la compra non investe: scommette.

Come riconoscere la truffa

Le autorità sono esplicite. La Federal Trade Commission americana scrive che nessuno può garantire rendimenti, che le truffe pretendono pagamenti solo in criptovaluta, e che se qualcosa va storto probabilmente nessuno aiuterà a recuperare i fondi. La Commodity Futures Trading Commission ha condannato schemi Ponzi in criptovaluta con sanzioni da centinaia di milioni di dollari.

I segnali di allarme sono ricorrenti. L'80% dell'offerta in mano a pochi insider: chi compra dopo prende tutto il rischio. Il lancio improvviso, il picco in ore, il crollo: è il pattern del rug pull. L'endorsement di un personaggio famoso: un presidente che nomina una moneta non la rende sicura. Le promesse di accesso riservato, di rendimenti garantiti, di progetti segreti. I pagamenti solo in criptovaluta, le richieste urgenti, gli account clonati.

La regola prudente vale per tutti: investire solo ciò che si può perdere, solo in prodotti con un emittente identificabile e regolamentato, e diffidare di ogni rendita garantita. Le meme coin sono intrattenimento, non pensione.

Posizione ADA

La moneta è infrastruttura pubblica. Per secoli lo Stato l'ha emessa, garantita, difesa. Il passaggio al digitale non cambia la natura del problema: cambia chi controlla i dati e chi incassa i profitti.

Ci sono due modelli in campo. Cina ed Europa costruiscono moneta pubblica digitale: i dati restano nel perimetro dello Stato, i fornitori sono nazionali, il signoraggio torna pubblico. Gli Stati Uniti puntano tutto sulle stablecoin private: i profitti vanno agli emittenti, le riserve finiscono in titoli di Stato americani, i dati restano nelle aziende. Il Regno Unito sta testando la convivenza dei due modelli nello stesso pagamento.

La sterlina digitale, l'euro digitale, lo yuan digitale non sono criptovalute. Sono moneta di banca centrale in forma elettronica, con le stesse garanzie delle banconote. La differenza con le stablecoin è la natura dell'emittente: lo Stato o una società privata. Ed è una differenza che conta, perché chi emette moneta decide anche chi può usarla, a quali condizioni, e con quale grado di sorveglianza.

Il cittadino non deve scegliere tra contante e digitale: deve sapere chi sta dall'altra parte della moneta che usa. E deve sapere che una moneta col nome di un presidente, lanciata in fretta prima di un insediamento, con l'80% dell'offerta in mano agli insider, non è moneta. È una vendita.

L'Italia è già dentro questo passaggio, nel pilota dell'euro digitale con Poste, UniCredit, Nexi e Satispay. La domanda non è se la moneta diventerà digitale. È chi la controllerà.


(Trieste — 14 agosto 2026 — ~1.900 parole)

🟢 Firma: ADA L. Agnesi

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