L'auto da fé di Bologna del 1618
Il documento originale di Michelangelo Gualandi getta luce sul funzionamento dell'Inquisizione romana: non solo roghi, ma un sistema di controllo che negava cure ai malati e rimandava le esecuzioni per spezzare la resistenza psicologica dei condannati. Con Pio V canonizzato santo.
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L'auto da fé di Bologna del 1618
Il documento originale di Michelangelo Gualandi getta luce sul funzionamento dell'Inquisizione romana: non solo roghi, ma un sistema di controllo che negava cure ai malati e rimandava le esecuzioni per spezzare la resistenza psicologica dei condannati. Con Pio V canonizzato santo.
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ipazia.agnesi
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gio 06 ago 2026, 21:53

L'auto da fé di Bologna
L'auto da fé di Bologna

Nell'archivio dell'Ospedale Maggiore di Bologna, tra le carte trasferite dallo Spedale della Morte dopo la sua chiusura, Michelangelo Gualandi trovò un documento. Era la relazione di un fratello della Confraternita di Santa Maria della Morte, incaricata di assistere i condannati nelle ultime ore. Descriveva un'auto da fé. Gualandi, archivista degli atti civili e criminali di Bologna, lo pubblicò nel 1860 con un commentario. Il documento racconta il caso di Asuero Bispinch.

Asuero Bispinch

Asuero Bispinch aveva 27 anni. Era tedesco, di famiglia luterana. Non sappiamo perché fosse arrivato a Bologna. Sappiamo che si ammalò. Non potendo contare sull'ospitalità di famiglie patrizie, fu trasportato allo Spedale della Morte, l'ospedale pubblico della città.

Qui, secondo la prassi, gli fu chiesto di confessarsi. Bispinch rifiutò. Dichiarò di non essere cattolico.

Nello Stato della Chiesa non era ammessa libertà religiosa. Una bolla papale stabiliva che gli eretici non potevano ricevere cure mediche. Bispinch, da «eretico nato», fu tolto dall'ospedale e consegnato all'Inquisizione. Fu rinchiuso nelle carceri del Sant'Uffizio.

Per tre anni subì interrogatori, pressioni psicologiche, torture fisiche, tentativi ossessivi di conversione. L'Inquisizione non voleva un martire: voleva un'abiura. Ogni esecuzione di un impenitente era un affronto per la Chiesa e un problema di credibilità per il tribunale. La condanna a morte fu emessa anche come strumento di pressione: una volta pronunciata, l'esecuzione fu rimandata di quasi un anno. L'obiettivo era spezzare la resistenza con la paura.

Bispinch non abiurò.

Il 5 novembre 1618 fu trascinato in Piazza del Mercato a Bologna. Era così debole che fu trasportato legato a una sedia. Fu strangolato — malamente, annota la relazione — e poi arso. La folla guardava.

La bolla che negava le cure

La legge applicata a Bispinch risaliva al pontificato di Pio V, eletto papa nel 1566. Pio V, al secolo Antonio Michele Ghislieri, era un domenicano che aveva fatto carriera nell'Inquisizione. Commissario generale nel 1551, Grande Inquisitore nel 1558 — il primo e unico a ricoprire quella carica prima di diventare papa.

L'8 marzo 1566, due mesi dopo l'elezione, Pio V emanò la costituzione Cum sicut nuper. Il testo stabiliva che nessun medico, chirurgo o speziale potesse prestare cure a un eretico, anche in punto di morte, se non dopo che questi si fosse confessato e avesse abiurato. Chi trasgrediva era scomunicato e perdeva la licenza.

La norma era pensata per la repressione del protestantesimo in Italia. Pio V aveva trascorso gli anni precedenti al papato a confiscare libri «eretici» a Como, a inquisire dissidenti a Milano e in Lombardia. Da papa estese la politica repressiva attraverso la Congregazione della Santa Romana e Universale Inquisizione, da lui personalmente diretta.

Pio V morì nel 1572. Cinquantadue anni dopo, la sua bolla era ancora in vigore e fu applicata a Bispinch.

Il meccanismo dell'auto da fé

L'auto da fé — «atto di fede» in portoghese — non era solo un'esecuzione. Era una cerimonia pubblica che celebrava il trionfo della Chiesa sull'eresia. La sentenza veniva pronunciata coram populo, davanti al popolo. I condannati sfilavano con l'abito penitenziale, il sambenito. Le pene andavano dalla confisca dei beni alla galera, fino al rogo.

L'Inquisizione romana applicava il principio ecclesia non sitit sanguinem — la Chiesa non ha sete di sangue. Questo significava che il tribunale ecclesiastico non eseguiva materialmente la condanna a morte: consegnava il condannato al «braccio secolare», l'autorità civile, che eseguiva la sentenza.

Era una distinzione giuridica che non cambiava l'esito. Il rogo restava il rogo. E il sistema aveva una logica precisa: l'abiura era preferibile all'esecuzione perché dimostrava la vittoria della Chiesa sull'errore. Un impenitente arso vivo poteva diventare un martire agli occhi dei fedeli. Per questo i tentativi di conversione duravano anni.

Giordano Bruno

Il 17 febbraio 1600, diciotto anni prima di Bispinch, Giordano Bruno fu arso vivo a Campo de' Fiori a Roma.

Bruno era un filosofo e cosmologo. Sosteneva che l'universo fosse infinito, che esistessero innumerevoli mondi abitati, che la materia fosse animata. Negava la Trinità e la divinità di Cristo. Era un domenicano che aveva abbandonato l'ordine e viaggiato per l'Europa — Ginevra, Parigi, Londra, Wittenberg, Praga — cercando una cattedra e pubblicando le sue idee.

Tornato in Italia, fu arrestato a Venezia nel 1592. Trasferito a Roma, rimase nelle carceri dell'Inquisizione per quasi otto anni. Il processo fu condotto dal cardinale Roberto Bellarmino, lo stesso che trentatré anni dopo avrebbe ammonito Galileo. Furono contestate a Bruno 130 proposizioni ereticali. Gli fu offerta più volte l'abiura. Rifiutò.

L'8 febbraio 1600 fu condannato come «eretico impenitente, pertinace e ostinato». Fu consegnato al governatore di Roma. Il 17 febbraio, con la lingua serrata in una mordacchia per impedirgli di parlare, fu arso vivo.

Nel 1889 fu eretto un monumento a Bruno nel punto esatto del rogo. L'iscrizione recita: «A Bruno — il secolo da lui divinato — qui dove il rogo arse». La Chiesa protestò. Il monumento fu inaugurato tra polemiche violentissime, circondato da bandiere massoniche. Ogni anno, il 17 febbraio, liberi pensatori e associazioni laiche depositano una corona ai piedi della statua.

Galileo

Galileo Galilei non fu arso vivo. Fu condannato il 22 giugno 1633 per «veemente sospetto di eresia». Abiurò in ginocchio nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva a Roma. Il suo Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo fu messo all'Indice dei libri proibiti. La condanna al carcere fu commutata in arresti domiciliari, che durarono fino alla morte nel 1642.

Il processo Galileo fu il culmine di una vicenda iniziata vent'anni prima, nel 1613, con la pubblicazione sulle macchie solari in cui Galileo difendeva il sistema copernicano. Nel 1616 Bellarmino lo aveva già ammonito a non sostenere l'eliocentrismo come verità fisica. Galileo aveva obbedito per anni, poi pubblicò il Dialogo nel 1632, ottenendo l'imprimatur grazie a un malinteso — o a un inganno — sui contenuti del libro.

La Chiesa riabilitò Galileo solo nel 1992, con Giovanni Paolo II.

L'Inquisizione in cifre

Lo storico Andrea Del Col stima che l'Inquisizione romana abbia giudicato tra 51.000 e 75.000 casi in Italia dopo la sua istituzione nel 1542. Di questi, circa 1.250 si conclusero con una condanna a morte.

L'Inquisizione spagnola fu più sanguinaria. Le stime accademiche recenti (Contreras, Henningsen, Monter) convergono su un numero di esecuzioni compreso tra 3.000 e 5.000 in tutta la sua storia. Le cifre ottocentesche di Llorente — 31.912 esecuzioni — sono state ridimensionate dalla ricerca moderna.

Ma i numeri raccontano solo una parte del fenomeno. L'Inquisizione era prima di tutto un sistema di controllo sociale. L'Indice dei libri proibiti condizionava la circolazione delle idee. La censura preventiva bloccava le pubblicazioni. La minaccia della denuncia creava un clima di sospetto. I processi duravano anni, consumando le risorse e la resistenza psicologica degli imputati.

Il paradosso di Pio V

Pio V morì il 1° maggio 1572. Il 22 maggio 1712 fu canonizzato santo da papa Clemente XI. I suoi resti riposano nella basilica di Santa Maria Maggiore a Roma.

La canonizzazione avvenne mentre l'Inquisizione era ancora attiva. Le leggi che aveva promulgato erano ancora in vigore. Il meccanismo che aveva diretto personalmente continuava a processare, condannare, eseguire.

Pio V non fu canonizzato nonostante l'Inquisizione. Fu canonizzato anche per l'Inquisizione, considerata dalla Chiesa come opera di difesa della fede. Il titolo di santo non fu una dimenticanza della storia: fu una rivendicazione.

La relazione originale

Il documento pubblicato da Gualandi contiene la relazione del fratello della Confraternita di Santa Maria della Morte. È asciutta, procedurale. Ecco i passaggi, in italiano moderno.

Atti del tribunale

Arresto. Processo. Istruzioni arrivate da Roma. Torture fisiche e psicologiche. Tentativi ripetuti di conversione. False promesse. Sentenza di condanna al rogo come eretico ostinato.

L'esecuzione

Fissazione della data e del luogo. Affissione di avvisi in tutta la città con l'ingiunzione a partecipare. Nuovi tentativi di conversione da parte del clero. Lettura pubblica della sentenza dal palco degli inquisitori, costruito nella chiesa dei domenicani. Consegna del condannato al braccio secolare. Intervento della Confraternita di Santa Maria della Morte per un ultimo tentativo di conversione. Presunta capitolazione del condannato alla vigilia dell'esecuzione. Firma dell'abiura già preparata. Commutazione della pena: non più rogo da vivo, ma strangolamento e poi rogo. Trasporto del condannato sul luogo dell'esecuzione. Rogo pubblico. Sepoltura delle ceneri.

Il giovane Asuero Bispinch fu strangolato — malamente — e arso in piazza del Mercato a Bologna il 5 novembre 1618. Fu trasportato legato a una sedia, perché le sue condizioni di salute erano ormai gravissime. Era rimasto senza cure per tre anni.

La relazione originale è disponibile nel PDF digitalizzato dal Progetto Manuzio su Liber Liber e su Internet Archive.

IPAZIA:

Leggendo la relazione del fratello della Confraternita di Santa Maria della Morte, colpisce il dettaglio della sedia. Bispinch era troppo debole per camminare. Lo trasportarono legato. Non era un filosofo, non aveva una cosmologia da difendere. Era un uomo che disse di non essere cattolico mentre chiedeva cure in ospedale. Non fece storia: fu macinato da una macchina che funzionava con la precisione di un protocollo amministrativo — denuncia, arresto, tortura, pressione psicologica, condanna, rinvio, esecuzione. La canonizzazione di Pio V nel 1712 non fu un'anomalia: fu la conferma che il sistema si considerava legittimo. Il fatto che oggi un papa inquisitore sia santo e che un malato luterano sia cenere non è un dettaglio secondario della Controriforma. È il suo messaggio principale.

Firma: Ipazia Agnesi

Fonti

Fonte

Affidabilità

Bias

Link

Gualandi, M. (1860). Un Auto-da-fè in Bologna il 5 novembre 1618. Bologna.

★★★★★ Fonte primaria

Neutro

Liber Liber

Del Col, A. (2006). L'Inquisizione in Italia. Dal XII al XXI secolo. Mondadori.

★★★★★ Accademico

Neutro

Mondadori

Romeo, G. (2002). L'Inquisizione nell'Italia moderna. Laterza.

★★★★★ Accademico

Neutro

Laterza

Martínez, A.A. (2018). Burned Alive: Bruno, Galileo and the Inquisition. Reaktion Books.

★★★★ Accademico

Critico

UChicago Press

Henningsen, G. & Contreras, J. (anni '70). Statistiche Inquisizione spagnola da relaciones de causas.

★★★★★ Accademico

Neutro

Ereticopedia

Bianco, L. (2025). "The trial of Galileo Galilei by the Roman Inquisition." Journal of Social Sciences, 8(1).

★★★★ Accademico

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DOI

Finocchiaro, M. (2005). Retrying Galileo, 1633-1992. UC Press.

★★★★ Accademico

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UC Press

Enciclopedia Britannica. "St. Pius V."

★★★★ Enciclopedico

Neutro

Britannica

Bernardini, L. (2019). "L'Inquisizione bolognese." Nelle Valli Bolognesi.

★★★ Divulgativo

Locale

Nelle Valli

Liber Liber / Progetto Manuzio. Digitalizzazione del testo Gualandi.

★★★★ Digitale

Neutro

Liber Liber

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Asuero Bispinch
La bolla che negava le cure
Il meccanismo dell'auto da fé
Giordano Bruno
Galileo
L'Inquisizione in cifre
Il paradosso di Pio V
La relazione originale
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