Il pastrano di Gogol: quando un soprabito cambia la vita
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Il pastrano di Gogol: quando un soprabito cambia la vita
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ipazia.agnesi
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dom 12 lug 2026, 11:09

Nikolaj Gogol, ritratto del 1840 di Fëdor Moller rielaborato in stile Hugo Pratt
Nikolaj Gogol, ritratto del 1840 di Fëdor Moller rielaborato in stile Hugo Pratt

Un impiegato calvo, miope, con la faccia butterata e i vestiti logori, siede a un tavolo e copia documenti dalla mattina alla sera. Lo fanno tutti: i colleghi lo prendono in giro, i superiori non lo vedono, i portieri non si alzano al suo passaggio. Lui non si lamenta: copiare è la sua vita, la sua felicità, l'unico linguaggio che conosce. Poi un giorno il soprabito si rompe, e per rimediarlo deve spenderci tutto ciò che ha. E la sua vita cambia — per poi finire peggio di prima.

Il pastrano (in russo Šinel', 1842) è il più celebre racconto di Nikolaj Gogol (1809-1852), uno dei vertici della narrativa mondiale. Ne ha scritto Vladimir Nabokov: «È il più grande racconto russo mai scritto». Lo ha definito Boris Ejchenbaum, massimo formalista russo, un capolavoro di tecnica narrativa. E la critica russa, da Vissarion Belinskij in poi, lo considera il punto di svolta del realismo: la prima volta che la letteratura ha preso sul serio un uomo qualunque.

Ma Gogol non era un realista puro. La sua prosa è fatta di scarti improvvisi, grottesco, risate che gelano. In questo racconto, le risate arrivano fino a un certo punto. Poi arriva il fantasma. Il testo integrale del racconto è disponibile per il download: scarica il PDF originale.

I racconti di Pietroburgo

Il pastrano è l'ultimo dei cinque Racconti di Pietroburgo (Peterburgskie povesti), scritti da Gogol tra il 1835 e il 1842. Il ciclo comprende:

  • La prospettiva Nevskij (1835)
  • Il ritratto (1835)
  • Il diario di un pazzo (1835)
  • Il naso (1836)
  • Il pastrano (1842)

Sono accomunati dall'ambientazione nella capitale burocratica dell'Impero russo e da una cifra stilistica che mescola realismo e fantasia. Pietroburgo non fa da sfondo: è un personaggio, freddo, nebbioso, spersonalizzante. La città dei ministeri, degli impiegati, del gelo che ti entra nelle ossa e non ti lascia più.

L'uomo che non esisteva

Akaki Akakievic Bascmasckin (il cognome, annota il traduttore, "corrisponde a calzolaio") è consigliere titolare: nono grado su quattordici della Tavola dei Ranghi istituita da Pietro il Grande. È il gradino più basso della burocrazia, ma lui non lo sa, o non gliene importa.

Per quanti direttori fossero mutati e per quanti capi di ufficio si succedessero, lui si vedeva sempre allo stesso posto, nella stessa posizione, occupato in quello stesso lavoro, nel medesimo grado, sicché si sarebbe creduto che egli fosse venuto al mondo tal quale com'era, in uniforme e con la testa calva.

Gogol lo descrive con un catalogo di negazioni: "piccolo di statura, un po' butterato, coi capelli un po' rossicci, un po' calvo, un po' miope". Nessun tratto definitorio. È un uomo fatto di sottrazione, che esiste solo nella ripetizione del suo gesto — copiare.

Sarebbe difficile trovare un uomo più dedito al suo dovere di Akaki Akakievic. È poco dire: lavorava con zelo: no, lavorava con amore. Là, in quelle carte che copiava, egli vedeva tutto un mondo vario, magnifico.

Un suo superiore, volendo premiarlo, gli affida un lavoro più impegnativo: modificare l'intestazione di un rapporto. Akaki suda, si agita e alla fine implora: "No, datemi piuttosto qualcosa da copiare". È il ritratto di un uomo che ha cancellato ogni ambizione, ogni desiderio, ogni relazione con il mondo tranne quella con la carta e l'inchiostro.

Il pastrano

L'elemento scatenante è banale: fa freddo. Il pastrano di Akaki è ridotto a uno straccio.

Il pastrano di Akaki Akakievic era un oggetto di riso per tutti gl'impiegati: gli avevano perfino tolto il nobile nome di pastrano e lo chiamavano cappotta.

La descrizione del sarto Petrovic merita un romanzo a sé. Ex servo della gleba, ora uomo libero, bevitore metodico, dalla prodigiosa "unghia del dito pollice, straordinariamente grossa e dura come la scaglia d'una tartaruga". Il suo grado di ubriachezza determina il prezzo: ubriaco, cala; sobrio, è intrattabile. Petrovic dichiara la mantellina irreparabile. Servono ottanta rubli per un pastrano nuovo. Akaki ne prende quaranta all'anno di stipendio.

Comincia una vita di privazioni: niente tè la sera, niente candele, scarpe che durano. Ogni rublo risparmiato finisce in un salvadanaio. Dopo mesi di stenti, con l'aiuto di una gratifica inaspettata, la somma è raggiunta. Il pastrano viene confezionato: panno grossolano ma solido, collo di gatto invece che di martora, bottoni ricoperti di stoffa.

Provatolo, il pastrano risultava essere magnifico.

Da quel momento la vita di Akaki cambia. I colleghi lo notano, lo complimentano, lo invitano a una festa. Lui, che non era mai uscito la sera, accetta. Si ubriaca, torna a casa tardi, attraversa una piazza buia. Due malviventi lo aggrediscono e gli rubano il pastrano.

La burocrazia e la morte

Akaki cerca giustizia. Va dalla polizia, che lo tratta come un indiziato. Va dal superiore, una "Persona Importante" appena promossa a generale, che per affermare la sua autorità urla contro di lui. Akaki esce tramortito, prende la febbre, muore.

Deluso e amareggiato Akaki muore per il freddo di Pietroburgo e di crepacuore.

Sembra finita. Ma Gogol ha in serbo un colpo di coda.

Il fantasma

Il cadavere di Akaki comincia a vagare per Pietroburgo rubando i pastrani ai passanti. La polizia non riesce a catturarlo. Lo spettro si placa soltanto quando incontra la "Persona Importante" in una notte di tempesta e gli strappa di dosso il soprabito, terrorizzandolo. Il generale, da quel giorno, diventa più umano con i suoi subordinati.

La parte fantastica è il sigillo di Gogol. Non è un lieto fine: è la vendetta di un uomo che in vita non aveva voce. Il suo fantasma fa quello che da vivo non aveva mai osato: chiede, pretende, prende.

La critica russa: Belinskij ed Ejchenbaum

Il primo a riconoscere il valore di Gogol fu Vissarion Belinskij (1811-1848), padre della critica democratica russa. Nei suoi saggi degli anni Quaranta — Il racconto russo e i racconti del signor Gogol (1835), poi le lettere e gli articoli su Le anime morte — Belinskij definì Gogol "poeta della vita reale" e vide ne Il pastrano la rappresentazione definitiva della piccola burocrazia: un mondo di uomini ridotti a funzioni, di gerarchie immobili, di dignità negata.

A metà Novecento, Boris Ejchenbaum (1886-1959), esponente del formalismo russo, pubblicò il saggio fondamentale Come è fatto "Il cappotto" di Gogol (1924). Ejchenbaum dimostrò che la potenza del racconto non sta solo nel suo contenuto sociale ma nella tecnica narrativa: l'uso dello skaz (la narrazione in stile colloquiale, come un racconto orale), l'alternanza calibrata tra comico e tragico, il ritmo della prosa. Gogol, secondo Ejchenbaum, costruisce il pathos montando sequenze di dettagli grotteschi — il naso che cola, la mantellina bucherellata, le emorroidi — per poi far deflagrare la tragedia in una frase secca.

Altri studi russi fondamentali: Dmitrij Čiževskij (in About Gogol's Overcoat, 1974, raccolta Gogol From the Twentieth Century, Princeton University Press) analizza la dimensione grottesca come chiave allegorica; Jurij Mann, il maggiore gogolista russo contemporaneo, ha dedicato capitoli interi della sua Poetica di Gogol alla struttura narrativa del racconto.

Il grottesco: Gogol e Hoffmann

Treccani annota: "Nei racconti pietroburghesi di Gogol si avverte l'influsso dei romantici tedeschi, e soprattutto di E.T.A. Hoffmann". Il fantasma vendicatore non è realismo — è grottesco romantico, la stessa materia di cui sono fatti i racconti di Hoffmann. Ma dove Hoffmann gioca con il soprannaturale come artificio letterario, Gogol lo usa come vendetta simbolica: la vittima torna a perseguitare il carnefice. Non c'è redenzione, c'è solo una bilancia che si riequilibra da sola, fuori dalla legge.

Il parallelo con Bartleby

Il pastrano viene spesso accostato a Bartleby lo scrivano di Herman Melville (1853). Entrambi sono impiegati copisti. Entrambi sono alienati dal sistema. Ma il contrasto è più interessante della somiglianza: Akaki ama il suo lavoro, Bartleby lo rifiuta ("Preferirei di no"). Akaki esiste nella ripetizione, Bartleby nell'astensione. Akaki muore per un soprabito rubato, Bartleby per una vita rifiutata. Due facce della stessa medaglia: l'uomo ridotto a funzione.

Il film: Lattuada e Rascel

L'articolo originale del blog di Tito Liburno menziona un film con Renato Rascel che Tito Liburno cercava senza successo. Il film esiste: si intitola Il cappotto (1952), diretto da Alberto Lattuada, prodotto da Faro Film, distribuito da Titanus. Fu presentato al Festival di Cannes 1952. Le musiche sono di Felice Lattuada, padre del regista.

La trasposizione è coraggiosa: ambientata a Pavia negli anni Trenta, il protagonista si chiama Carmine De Pretis, impiegato comunale interpretato da Renato Rascel. La struttura portante è la stessa: l'impiegato umile, il soprabito nuovo, il furto, la burocrazia sorda. La scelta di Rascel — attore napoletano dal fisico minuto e dal volto espressivo — è azzeccata. Lattuada non tradì Gogol: spostò la storia in Italia, ma mantenne intatto il meccanismo.

(Dell'articolo originale: confermata l'ambientazione italiana anni Trenta e l'intuizione su Rascel come interprete ideale. L'articolo datava correttamente il film, che Tito Liburno non era riuscito a rintracciare.)

Il pastrano oggi

Che cos'è il pastrano oggi? È l'abito firmato che non puoi permetterti ma che ti serve per il colloquio. È l'iPhone che segnerebbe la differenza tra essere incluso o escluso. È l'account LinkedIn curato, la scrivania in open space, quel segnale sociale che dice: "io appartengo a questo livello".

La struttura descritta da Gogol è rimasta intatta: un sistema che valuta le persone per ciò che indossano — materialmente o simbolicamente — e le respinge quando non sono all'altezza. La burocrazia ottocentesca è diventata algoritmo, ma l'effetto è lo stesso. Akaki è oggi un impiegato della PA che timbra il cartellino, fa il suo lavoro, nessuno lo vede, nessuno lo saluta, finché un giorno qualcosa si rompe — e allora scopre che non ha diritti, non ha voce, non ha pastrano.

La genialità di Gogol è averlo capito nel 1842, quando i ministeri russi funzionavano a lume di candela e i documenti si copiavano a mano. Sotto ogni epoca, la polpa è la stessa: l'uomo piccolo, il sistema grande, e un soprabito che può salvarti o ucciderti.

Posizione IPAZIA

Il vecchio articolo sul blog di Tito Liburno raccontava bene la trama e le citazioni, e aveva il merito di segnalare il film di Lattuada-Rascel che Tito Liburno cercava. La riedizione che presentiamo aggiunge le fonti critiche russe (Belinskij, Ejchenbaum, Čiževskij, Mann), le analisi strutturali del formalismo, i paralleli letterari (Hoffmann, Melville) e una chiave di lettura contemporanea che non forza il testo in ideologia ma lo attualizza nella sua sostanza.

Restano fuori, per scelta editoriale, le attribuzioni apocrife (la celebre frase "Tutti siamo usciti dal mantello di Gogol" non è di Dostoevskij ma di De Vogüé, e non aggiunge nulla al racconto) e le etimologie onomastiche (Bashmachkin = scarpa). Ciò che conta non è il nome del protagonista, ma la sua invisibilità.

Fonti

Fonte

Affidabilità

Note

Gogol, Il pastrano (PDF)

★★★★★

Traduzione integrale dal russo, testo originale verificato

Treccani — Gogol'

★★★★★

Biografia, contesto letterario, ciclo pietroburghese

Treccani — Il cappotto

★★★★★

Scheda enciclopedica con datazione 1842 e film Lattuada

Belinskij, Il racconto russo e i racconti del signor Gogol (1835)

★★★★★

Fonte primaria, critica russa dell'Ottocento

Ejchenbaum, Come è fatto "Il cappotto" di Gogol (1924)

★★★★★

Saggio formalista, analisi strutturale e dello skaz

Nabokov, Lectures on Russian Literature

★★★★★

Giudizio critico, analisi del meccanismo gogoliano

Čiževskij, "About Gogol's Overcoat" (1974, Princeton UP)

★★★★★

Saggio accademico sul grottesco gogoliano

Wikipedia EN — The Overcoat

★★★★☆

Dettagli su trama, adattamenti, critica — usata per verifica incrociata

IMDB — The Overcoat (1952)

★★★★☆

Scheda film Lattuada-Rascel, Cannes 1952

tempo di lettura:
10 minuti
I racconti di Pietroburgo
L'uomo che non esisteva
Il pastrano
La burocrazia e la morte
Il fantasma
La critica russa: Belinskij ed Ejchenbaum
Il grottesco: Gogol e Hoffmann
Il parallelo con Bartleby
Il film: Lattuada e Rascel
Il pastrano oggi
Posizione IPAZIA
Fonti