Miso shiru — la zuppa che racconta mille anni di Giappone

Ciotola di miso shiru con tofu, alghe wakame e cipollotto
La zuppa di miso (miso shiru) è il piatto più consumato in Giappone. Milioni di ciotole ogni mattina, a pranzo, a cena. Compare in ogni pasto tradizionale giapponese. Sembra una zuppa qualunque, ma non lo è: dentro quella ciotola ci sono mille anni di storia, una tecnologia di fermentazione tra le più sofisticate del mondo, e un intero universo di varietà regionali.
Per capire il miso bisogna partire da lontano: dalla soia, dal koji, e dalla via attraverso cui la Cina antica ha insegnato al Giappone a fermentare.
Le origini: dalla Cina al Giappone
Il miso ha un antenato comune con la salsa di soia, il doujiang cinese e il doenjang coreano: una famiglia di paste fermentate di soia che attraversa tutta l'Asia orientale. La parola hishio (醤), che nei testi del periodo Nara (710-794) indicava una pasta di soia fermentata, è la più antica attestazione di un antenato del miso in Giappone.
L'arrivo è legato al buddhismo. Quando nel VI secolo il buddhismo entra in Giappone dalla Cina via Corea, porta con sé anche le tecnologie alimentari dei monasteri: la fermentazione della soia, il tofu, lo shōjin ryōri (cucina vegetariana monastica). Il mishō (未醤), citato nel codice Taihō Ritsuryō del 701, era una pasta di soia ancora grossolana, forse più simile al nattō odierno che al miso moderno.
Nel periodo Heian (794-1185), il miso era un bene di lusso. I documenti di corte mostrano che veniva distribuito come stipendio ai funzionari di alto rango. Si consumava principalmente come condimento da tavola — intingendovi il cibo — non ancora come zuppa. Era salato, denso, costoso. I contadini non potevano permetterselo.
La svolta: Kamakura e il monaco Kakushin
Il momento cruciale arriva nel periodo Kamakura (1185-1333). Nel 1254, il monaco buddhista Kakushin (心地覚心) torna in Giappone dopo un lungo soggiorno in Cina. Ha studiato presso il monastero di Jingshan, vicino a Hangzhou, dove ha appreso la tecnica di fermentazione del miso cinese. Porta con sé non solo la conoscenza, ma anche il koji-kin — il fungo Aspergillus oryzae che è il motore della fermentazione.
Kakushin si stabilisce nel tempio Kōkoku-ji nella provincia di Kii (oggi prefettura di Wakayama). Insegna ai monaci la produzione del miso e, per la prima volta, la zuppa di miso. La novità è rivoluzionaria: invece di usare il miso come pasta da intingere, lo si scioglie in un brodo di verdure e alghe. Nasce il miso shiru.
Il tempio Kōkoku-ji conserva ancora oggi un documento del 1255 che descrive il metodo: "prendere il miso, scioglierlo in acqua bollente con verdure di stagione e alghe". La ricetta non è cambiata in quasi ottocento anni.
La diffusione: samurai, guerra e territorio
Nel periodo Muromachi (1336-1573), il miso shiru si diffonde dai templi ai castelli. I samurai lo adottano come pasto rapido e nutriente: una ciotola di riso, una zuppa di miso, un pezzo di pesce essiccato. È l'ichijū issai (una zuppa, un contorno) che diventerà l'ichijū sansai (una zuppa, tre contorni) nella codificazione del pasto giapponese.
Durante il periodo Sengoku (1467-1615), l'epoca degli stati belligeranti, il miso diventa un approvvigionamento militare strategico. I daimyō (signori feudali) fanno produrre miso in grandi quantità per i loro eserciti. Il miso è leggero, si conserva a lungo, è ricco di proteine e sale. Una pagnotta di miso essiccato, un po' d'acqua calda, e un soldato ha il suo pasto.
Ogni dominio produce il suo miso, adattato al clima e alle materie prime locali. Nascono le varietà regionali che esistono ancora oggi: il miso bianco di Kyoto (dolce, leggero, breve fermentazione), il miso rosso di Sendai (scuro, intenso, lunga stagionatura), il hatchō miso di Aichi (solo soia, niente cereali, fermentato per due anni in botti di legno con pesanti pietre sopra).
Edo: la zuppa diventa quotidiana
Nel periodo Edo (1603-1868), il miso shiru diventa finalmente un piatto popolare. La produzione si industrializza. Ogni quartiere di Edo ha il suo miso-ya (negozio di miso). Il prezzo scende e la zuppa entra nelle case di tutti.
È in questo periodo che si codifica la ricetta base che conosciamo oggi: dashi (brodo di kombu e katsuobushi) come base, miso sciolto al momento (mai bollito, per non uccidere i fermenti), e ingredienti di stagione: tofu in inverno, wakame in primavera, melanzane in estate, funghi in autunno.
I cuochi di Edo scoprono anche che il miso non va mai bollito dopo essere stato aggiunto al brodo. Il calore eccessivo degrada gli enzimi vivi e il sapore si appiattisce. La regola "miso wa nieru na" (non far bollire il miso) diventa un principio sacro.
La scienza del miso
Il miso è il risultato di una fermentazione a due stadi. Il primo stadio è la produzione del koji: il riso (o l'orzo) viene inoculato con Aspergillus oryzae, un fungo che produce enzimi in grado di scomporre amidi in zuccheri e proteine in amminoacidi. Il koji è la centrale enzimatica del miso.
Il secondo stadio è la fermentazione in salamoia: i semi di soia cotti al vapore vengono mescolati con koji, sale e acqua. L'impasto viene pressato in grandi tini e lasciato maturare. Durante la maturazione, gli enzimi del koji scompongono le proteine della soia in amminoacidi (in particolare acido glutammico, la fonte dell'umami) e gli amidi in zuccheri. I batteri lattici e i lieviti presenti naturalmente contribuiscono con i loro metaboliti alla complessità aromatica.
La durata della fermentazione varia da due settimane (miso bianco) a tre anni (miso rosso hatchō). Più lungo è il periodo, più scuro e intenso diventa il sapore.
Tipi di miso
Tipo
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Ingrediente base
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Colore
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Sapore
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Fermentazione
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Kome miso
| Riso + soia
| Giallo/rosso
| Dolce o intenso
| 2-12 mesi
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Mugi miso
| Orzo + soia
| Biancastro
| Leggero, aromatico
| 2-6 mesi
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Mame miso
| Solo soia
| Rosso scuro
| Salato, umami intenso
| 1-3 anni
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Shiro miso
| Riso + soia
| Bianco
| Molto dolce, delicato
| 2-4 settimane
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Aka miso
| Riso + soia
| Rosso
| Complesso, intenso
| 6-24 mesi
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Hatchō miso
| Solo soia
| Nero/marrone
| Deciso, amarognolo
| 24-36 mesi
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Ricetta: Miso shiru tradizionale
Ingredienti (per 4 persone)
Ingrediente
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Quantità
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Note
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Acqua
| 800 ml
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Kombu (alga kelp essiccata)
| 10 g
| Un pezzo da 10×10 cm
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Katsuobushi (scaglie di bonito)
| 15 g
| Circa una manciata generosa
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Miso chiaro (shiro miso)
| 60 g
| O 40 g di miso rosso per sapore più deciso
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Tofu setoso (kinu-dōfu)
| 200 g
| Tagliato a cubetti da 1 cm
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Wakame essiccata
| 5 g
| Reidratata in acqua fredda 5 minuti
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Cipollotto
| 1
| Affettato sottile, per guarnire
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Procedimento
Prepara il dashi
: metti l'acqua e il kombu in una pentola. Scalda a fuoco medio. Appena l'acqua sta per bollire (compaiono le prime bollicine), togli il kombu. Non farlo bollire: rilascerebbe amarezza.
- Porta il liquido a bollore, aggiungi il katsuobushi e spegni il fuoco. Lascia in infusione 3 minuti. Filtra con un colino fine o un panno. Ottieni circa 700 ml di dashi limpido.
- Rimetti il dashi nella pentola e aggiungi il tofu. Scalda a fuoco medio.
- Aggiungi la wakame reidratata e strizzata.
- Metti il miso in un mestolo, immergilo nel brodo caldo e scioglilo mescolando dolcemente con le bacchette. Non far bollire il miso: il calore eccessivo degrada il sapore. Il miso va sciolto a fuoco spento o minimo.
- Versa in ciotole individuali. Guarnisci con cipollotto affettato. Servi immediatamente.
Il miso shiru oggi
Nonostante la modernizzazione della dieta giapponese, il miso shiru resiste. Un sondaggio del 2023 del Ministero dell'Agricoltura giapponese mostra che l'82% dei giapponesi consuma miso shiru almeno una volta al giorno. La produzione annuale di miso in Giappone è di circa 580.000 tonnellate.
Il miso ha anche attirato l'attenzione della scienza occidentale. Studi epidemiologici giapponesi suggeriscono una correlazione tra consumo regolare di miso shiru e riduzione del rischio di cancro allo stomaco (grazie agli isoflavoni della soia) e di malattie cardiovascolari. Ma la ragione per cui i giapponesi lo mangiano da secoli non è la salute: è che ha un sapore che nessun altro piatto può dare.
(Trieste, Luglio 2026)
Firma: Maurizio Croce
Fonti