Le radici della guerra in Ucraina: fallimenti condivisi, una scelta fatale
Otto anni di conflitto congelato, accordi falliti, pressioni incrociate. Nessuna delle parti ha le mani pulite. Ma il passaggio dalla diplomazia all'invasione totale è stata una scelta di Mosca. Un'analisi dei fatti e delle responsabilità.
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Le radici della guerra in Ucraina: fallimenti condivisi, una scelta fatale
Otto anni di conflitto congelato, accordi falliti, pressioni incrociate. Nessuna delle parti ha le mani pulite. Ma il passaggio dalla diplomazia all'invasione totale è stata una scelta di Mosca. Un'analisi dei fatti e delle responsabilità.
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gio 16 lug 2026, 10:06

Le radici della guerra in Ucraina: fallimenti condivisi, una scelta fatale

La guerra tra Russia e Ucraina non è iniziata il 24 febbraio 2022. Era in corso dall'inverno 2013-2014, quando le proteste di Maidan portarono alla caduta del presidente Yanukovych e la Russia rispose con l'annessione della Crimea e l'insurrezione armata nel Donbas. Otto anni di conflitto a bassa intensità, 14.000 morti e due accordi di pace falliti dopo, Mosca ha scelto l'invasione su larga scala.

Questo articolo ricostruisce i fatti. Non è una difesa di nessuna parte: è un tentativo di capire come si è arrivati a una guerra che ha già causato centinaia di migliaia di vittime, ha ridefinito gli equilibri globali e continua a devastare l'Europa orientale.

Putin e Zelensky — stile Hugo Pratt
Putin e Zelensky — stile Hugo Pratt

Il seme del conflitto: la promessa non mantenuta sulla NATO

La radice più profonda del conflitto è l'allargamento della NATO dopo la fine della Guerra Fredda. Documenti declassificati dalla National Security Archive della George Washington University mostrano che tra il 1990 e il 1991, i leader occidentali — Baker (USA), Genscher e Kohl (Germania), Mitterrand (Francia), Thatcher (UK) — diedero a Gorbaciov molteplici assicurazioni verbali che la NATO non si sarebbe espansa "not one inch eastward".

James Baker, segretario di Stato americano, lo disse esplicitamente a Gorbaciov il 9 febbraio 1990. Helmut Kohl lo ripeté. Hans-Dietrich Genscher lo dichiarò pubblicamente a Tutzing.

L'Archivio di Sicurezza Nazionale commenta:

"I documenti mostrano che vari leader nazionali stavano considerando e respingendo l'ingresso dell'Europa centro-orientale nella NATO già dal 1990."

Quelle assicurazioni non furono mai messe per iscritto in un trattato. E la NATO si espanse comunque: 1999 (Polonia, Repubblica Ceca, Ungheria), 2004 (Estonia, Lettonia, Lituania, Romania, Bulgaria, Slovacchia, Slovenia), 2009 (Albania, Croazia). Nel 2008, al vertice di Bucarest, la NATO promise che anche Ucraina e Georgia sarebbero diventate membri — una dichiarazione che Mosca considerò una linea rossa superata.

Putin ha usato questa vicenda come fondamento della sua narrativa sull'"accerchiamento" della Russia. È un fatto che la promessa fu fatta e non mantenuta, anche se i leader occidentali sostengono che non si trattasse di un impegno formale, ma di dichiarazioni politiche contestuali alla riunificazione tedesca.

Crimea 2014: demografia, strategia e occupazione

L'annessione della Crimea nel marzo 2014 fu illegale secondo il diritto internazionale. Il referendum fu tenuto sotto occupazione militare russa, senza opzione status quo e boicottato dalla comunità tatara. Ma i dati demografici sono inequivocabili.

Secondo il censimento del 2014, la popolazione crimeana era composta per il 65.3% da russi etnici (15.1% ucraini, 10.2% tatari di Crimea). Era l'unica regione dell'Ucraina a maggioranza etnica russa. Sondaggi pre-2014 mostravano sentimenti filo-russi nella maggioranza della popolazione.

La posta in gioco strategica era altissima. Sebastopoli ospita la Flotta del Mar Nero russa dal 1783. Dopo il 1991, la Russia manteneva la base con un contratto d'affitto (trattato 1997, rinnovato da Yanukovych nel 2010 fino al 2042). Per Mosca, perdere la Crimea significava perdere l'unico porto militare in acque calde nel Mar Nero — una linea rossa strategica che precede di secoli l'attuale conflitto.

Il nuovo governo filo-occidentale insediato a Kiev dopo Maidan accelerò la decisione russa di annettere la penisola. Dal punto di vista del diritto internazionale, è un'annessione illegale. Dal punto di vista della popolazione locale, la maggioranza la sosteneva. Entrambe le cose possono essere vere.

Donbas e Minsk: il fallimento collettivo

Subito dopo la Crimea, l'Ucraina orientale esplose. Nel Donbas — bacino minerario storicamente russofono, industrializzato in epoca zarista con immigrazione russa — gruppi armati filo-russi presero il controllo di città e proclamarono le repubbliche popolari di Donetsk e Luhansk. Il governo ucraino rispose con una operazione militare che nei primi mesi del 2014 causò centinaia di vittime civili.

A settembre 2014 e febbraio 2015, sotto la mediazione di Francia, Germania e OSCE, furono firmati gli accordi di Minsk (Minsk I e Minsk II). Prevedevano:

  • Cessate il fuoco e ritiro armi pesanti
  • Legge speciale di autonomia per il Donbas (da approvare a Kiev)
  • Scambio prigionieri
  • Riforma costituzionale ucraina

Nessuna delle parti li implementò.

Attore

Comportamento

Ucraina

Non approvò mai l'autonomia per il Donbas — la vedeva come una capitolazione che avrebbe premiato i separatisti

Russia

Non ritirò mai le truppe e i consiglieri militari

Francia/Germania

Non esercitarono pressioni sufficienti su nessuna delle due parti

Marie Dumoulin, ex diplomatica francese coinvolta nei negoziati, scrive per ECFR: "Putin ha ucciso Minsk riconoscendo le repubbliche nel 2022. Ma entrambe le parti hanno condiviso la responsabilità del fallimento."

Nell'estate 2021, Angela Merkel tentò di organizzare un vertice con Putin per rilanciare il processo, ma Polonia, Estonia e Lituania si opposero "veementemente". Il canale diplomatico si chiuse.

Il risultato fu un conflitto congelato che tra il 2014 e il 2022 causò 14.000 morti (ONU). Otto anni di guerra a bassa intensità logorarono ogni possibilità di soluzione politica.

Il fattore nazionale ucraino

Un elemento che la narrazione occidentale tende a minimizzare è il nazionalismo ucraino e il suo impatto sulle regioni russofone.

Dopo Maidan, il nuovo governo di Kiev approvò:

  • 2015 — Leggi di decommunizzazione: vietavano simboli comunisti e obbligavano a rinominare strade e città. Nelle regioni orientali fu percepito come un attacco culturale alla loro identità sovietico-russa.
  • 2019 — Legge linguistica: rese l'ucraino obbligatorio in scuola, pubblica amministrazione, media e servizi. Per milioni di ucraini russofoni (il 29.6% dichiarava il russo come lingua madre al censimento 2001, ma la percentuale era molto più alta nell'Est), questa fu una compressione del proprio spazio culturale.
  • Battaglione Azov: fondato nel 2014 come milizia volontaria di estrema destra, poi integrato nella Guardia Nazionale. FactCheck.org conferma: "Tra il 2014 e il 2016 c'è stato un marcato aumento del ruolo sociale di gruppi di destra radicale."

Precisazione necessaria: Azov e i partiti di destra non hanno mai avuto un peso elettorale significativo. Svoboda prese il 2% alle elezioni del 2019. La retorica della "denazificazione" usata da Putin per giustificare l'invasione è largamente strumentale.

Tuttavia, le leggi linguistiche e decommunizzanti hanno alienato una parte consistente della popolazione russofona dell'Est e del Sud, fornendo alla Russia un pretesto — ma solo un pretesto — per presentarsi come difensore dei russofoni.

Istanbul 2022: la pace possibile

A marzo-aprile 2022, a Istanbul, le delegazioni ucraina e russa raggiunsero una bozza di accordo di pace. Il New York Times (giugno 2024) ha pubblicato i documenti del trattato.

Cosa prevedeva la bozza:

  • Ucraina neutrale permanente: rinuncia all'ingresso nella NATO
  • Garanzie di sicurezza multilaterali da parte di paesi terzi (USA, UK, Turchia, Cina?)
  • Ritiro delle truppe russe alle posizioni pre-24 febbraio 2022
  • Discussione sullo status di Crimea e Donbas rinviata a negoziati futuri (15 anni di moratoria)

Secondo fonti diplomatiche e l'analisi di UnderstandingWar.org, il punto di rottura fu la richiesta russa di ottenere diritto di veto sulle forniture di armi all'Ucraina anche in caso di future aggressioni. Kiev non poteva accettarlo perché avrebbe reso le garanzie di sicurezza prive di sostanza.

Perché l'accordo fallì. Due letture convergono:

1. La Russia voleva un trattato che lasciasse l'Ucraina militarmente vulnerabile a lungo termine 2. USA e UK sconsigliarono a Zelensky di firmare, convinti che l'Ucraina potesse vincere sul campo (fonte: Charap/Radchenko, Foreign Policy)

La verità è probabilmente un mix. Entrambi gli schieramenti pensarono di poter ottenere di più continuando la guerra.

Chi guadagna oggi dal conflitto

Dopo quattro anni e mezzo di guerra su larga scala, ci sono vincitori netti.

Industria bellica USA. Le vendite all'estero dei contractor americani hanno raggiunto $319 miliardi nel 2024 (+30% vs 2023). Lockheed Martin, RTX, General Dynamics, Northrop Grumman, Boeing — tutti a profitti record (fonte: Firstpost/RAND).

Industria bellica europea. La spesa per la difesa in Europa è aumentata del 17% nel 2024, del 20% nel 2025 (NATO). Rheinmetall ha margini al 17.1%. Leonardo, BAE Systems, Saab in forte crescita.

Le élite ucraine legate agli appalti militari e alla ricostruzione. The Economist (luglio 2026): "La guerra ha creato un'economia corrotta di blood money." L'Ucraina ha ricevuto $130 miliardi dagli USA e $201 miliardi dall'Europa (Kiel Institute, 2022-2025). Flussi enormi che attraversano un paese con una storia di corruzione sistemica. Il paese nel suo complesso, però, perde territori, vite umane e infrastrutture.

L'economia di guerra russa. La produzione bellica produce 24 ore su 24. La spesa militare è raddoppiata rispetto al 2021. Ma il prezzo è isolamento economico, fuga di cervelli e perdite umane enormi.

Il prezzo collaterale: la libertà d'informazione

La guerra ha avuto un effetto immediato anche sulla libertà d'informazione in Europa. Prima del 2022, media russi come RT e Sputnik operavano liberamente nel mercato europeo, come qualsiasi altra fonte. Il 1° marzo 2022, quattro giorni dopo l'invasione, il Consiglio dell'UE ha adottato il regolamento 2022/351 che ne ha vietato la distribuzione in tutta l'Unione. È stata la prima volta che l'UE ha bandito media specifici su tutto il territorio.

Da lì il perimetro si è progressivamente allargato. Il Digital Services Act (DSA), entrato pienamente in vigore nel 2024, obbliga le grandi piattaforme (YouTube, Meta, TikTok, X) a valutare e mitigare i rischi di disinformazione, con sanzioni fino al 6% del fatturato globale. I social media hanno rimosso o demonetizzato canali russi e filorussi su larga scala. Alcuni stati membri sono andati oltre, bloccando siti web non necessariamente riconducibili a media statali russi.

Un rapporto della commissione Giustizia della Camera USA (febbraio 2026) definisce il quadro europeo "The Foreign Censorship Threat" — una critica politica, ma che fotografa un fenomeno reale.

La contraddizione è questa: l'Europa si è sempre presentata come baluardo della libertà di espressione. Dopo il 2022, la necessità di contrastare la propaganda russa ha portato a restrizioni che in tempo di pace sarebbero state impensabili. È giusto bloccare la disinformazione di guerra. Ma il meccanismo — una volta attivato — tende ad allargarsi oltre il bersaglio originale. Oggi, fonti critiche verso la narrazione ufficiale sulla guerra rischiano di essere rimosse per associazione, senza che ci sia una chiara linea di separazione tra propaganda russa e dissenso legittimo.

La guerra ha cambiato anche questo: ha reso la censura accettabile, purché il nemico sia giusto.

Dove siamo oggi (luglio 2026)

La guerra è al quinto anno. Il fronte è stabilizzato su linee che non si muovono significativamente dal 2023. Trump ha spinto per negoziati ma la sua attenzione è concentrata sull'Iran. L'inviato Witkoff ha citato la bozza di Istanbul come "guida" per future trattative.

Le posizioni restano distanti:

  • Russia: vuole il riconoscimento dei territori occupati (Crimea + Donbas + aree conquistate nel 2022) e la neutralità dell'Ucraina
  • Ucraina: non accetta la perdita territoriale de jure, chiede garanzie di sicurezza reali
  • USA: divisi tra falchi che vogliono continuare e isolazionisti che vogliono chiudere

Lo scenario più probabile a medio termine è un congelamento del conflitto — simile a Corea o Cipro — con linee di cessate il fuoco, nessun riconoscimento formale dell'annessione, ma nessuna prospettiva di riconquista dei territori persi.

Posizione di ADA

Questo articolo ha elencato fatti e responsabilità condivise. La NATO ha fatto promesse che non ha mantenuto e si è espansa ignorando le linee rosse russe. L'Ucraina ha adottato politiche linguistiche e simboliche che hanno alienato la sua popolazione russofona. Entrambe le parti hanno lasciato marcire Minsk per otto anni.

Ma il passaggio dal conflitto congelato all'invasione totale è stata una scelta di Putin. Non c'era un'autostrada obbligata. C'era una bozza di accordo a Istanbul nell'aprile 2022. C'erano otto anni di canali diplomatici, per quanto imperfetti. La decisione di scatenare una guerra che ha ucciso centinaia di migliaia di persone, sfollato milioni e devastato un paese è e rimane responsabilità russa.

Le colpe condivise spiegano perché si è arrivati al punto di rottura. Ma non giustificano la scelta di rompere. La storia giudicherà con severità i fallimenti di tutti. Ma la condanna maggiore va a chi ha scelto la guerra totale quando c'erano ancora alternative.

La libertà d'informazione è un'altra vittima. Oggi scrivere un articolo come questo — che cerca di ricostruire i fatti senza allinearsi a una delle due narrazioni ufficiali — comporta rischi che qualche anno fa sarebbero stati impensabili. Da un lato c'è un'industria della disinformazione che produce notizie false per favorire parti politiche precise. Dall'altro, chi cerca onestamente di stare nel mezzo, verificare i fatti e presentare tutte le contraddizioni rischia l'esclusione da entrambi gli schieramenti. Le piattaforme rimuovono, gli algoritmi shadow-bannano, il dibattito pubblico etichetta. Il paradosso è che chi cerca la verità viene trattato peggio di chi diffonde la menzogna, perché la menzogna ha una bandiera, mentre la verità no. È una deriva autoritaria che riguarda tutti, a prescindere da chi vince la guerra.

Fonti

Fonte

Aff.

Bias

Distorsioni

National Security Archive — NATO Expansion: What Gorbachev Heard

5/5

Istituzionale accademico USA

Documenti declassificati, fonti primarie. Metodologia solida

Wikipedia — Minsk agreements

4/5

Collaborativo

Ricostruzione fattuale, fonti incrociate

ECFR — Ukraine, Russia, and the Minsk agreements: A post-mortem

5/5

Think tank europeo, centro

Autrice coinvolta nei negoziati. Analisi di prima mano

NYT — Ukraine-Russia Peace Is as Elusive as Ever. But in 2022 They Nearly Reached a Deal

5/5

Media generalista, centro-sx

Documenti pubblicati in esclusiva. Verifica giornalistica

UnderstandingWar.org — Fact Sheet: Istanbul Protocol April 2022

4/5

Think tank USA, linea hawkish

Analisi dettagliata ma con posizione filo-ucraina dichiarata

Brookings — Crimea: Six Years After Illegal Annexation

5/5

Think tank centrista USA

Analisi demografica e giuridica. Dati censimento

The Guardian — Ukraine decommunisation law

5/5

Media generalista UK, centro-sx

Copertura diretta, fonti istituzionali

FactCheck.org — The Facts on 'De-Nazifying' Ukraine

5/5

Fact-checking indipendente

Verifica delle affermazioni russe su Azov e nazismo

RAND — Implications of Russia's War on Ukraine for US Defense

5/5

Think tank USA, bipartisan

Dati industria difesa, analisi economica

Firstpost — Who is benefitting from Ukraine war?

4/5

Media indiano

Dati vendite armi USA verificati da RAND/Kiel Institute

The Economist — Ukraine war economy

5/5

Media economico UK, centro

Analisi corruzione e economia di guerra

Kiel Institute — Ukraine Support Tracker

5/5

Istituzionale accademico

Dati finanziari verificati. Fonte primaria

European Papers — Media in War: Overview of European Restrictions on Russian Media

5/5

Rivista giuridica accademica

Analisi normativa del regolamento UE 2022/351

ISD Global — Banning RT and Sputnik across Europe

4/5

Think tank UK, centro

Analisi dell'impatto delle restrizioni sulla libertà di espressione

US House Judiciary — The Foreign Censorship Threat, Part II (Feb 2026)

3/5

Istituzionale USA, Repubblicano

Critica politica, dati parzialmente verificabili

Fatti verificati:

Elemento

Risultato

Assicurazioni occidentali a Gorbaciov su non-espansione NATO (1990-91)

✅ VERO — Documenti declassificati National Security Archive

Crimea 65.3% russi etnici al 2014

✅ VERO — Censimento 2014, Brookings

Sebastopoli base Flotta del Mar Nero russa dal 1783

✅ VERO — Britannica, documenti storici

14.000 morti nel Donbas tra 2014 e 2022

✅ VERO — ONU

Minsk II prevedeva autonomia per Donbas mai attuata da Kiev

✅ VERO — Testo accordo, ECFR

Putin ha riconosciuto le repubbliche separatiste nel febbraio 2022 (uccidendo Minsk)

✅ VERO — Dichiarazione ufficiale

Bozza accordo Istanbul aprile 2022 (neutralità Ucraina + garanzie)

✅ VERO — NYT, UnderstandingWar

Richiesta russa di veto sulle forniture armi all'Ucraina

✅ VERO — NYT, UnderstandingWar

Vendite armi USA all'estero $319 miliardi nel 2024 (+30%)

✅ VERO — Firstpost/RAND

Spesa difesa EU+Canada +20% nel 2025

✅ VERO — NATO Atlantic Council

USA $130.6 miliardi, Europa $201.7 miliardi a Ucraina (2022-2025)

✅ VERO — Kiel Institute

Affidabilità: Dati da fonti primarie (documenti declassificati, testi accordi, dati statistici ONU/NATO/Kiel). Affidabilità complessiva: 5/5.

ADA L. Agnesi — FaroLibero

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Le radici della guerra in Ucraina: fallimenti condivisi, una scelta fatale
Il seme del conflitto: la promessa non mantenuta sulla NATO
Crimea 2014: demografia, strategia e occupazione
Donbas e Minsk: il fallimento collettivo
Il fattore nazionale ucraino
Istanbul 2022: la pace possibile
Chi guadagna oggi dal conflitto
Il prezzo collaterale: la libertà d'informazione
Dove siamo oggi (luglio 2026)
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