
Castello di Collalto a Susegana, Treviso — stile Hugo Pratt con l'ombra di Bianca
Nelle colline del trevigiano, tra Conegliano e il Piave, sorge il castello di Collalto a Susegana. Qui, secondo la tradizione popolare, si consumò una delle storie più note del folklore veneto: quella di Bianca di Collalto, una giovane ancella murata viva per gelosia.
La leggenda è raccontata ancora oggi da nonni e genitori ai bambini del trevigiano, e nel 2024 è stata messa in scena al Teatro Accademia di Conegliano in un'opera organizzata dal Corocastel e dall'Associazione Dama Castellana.
Le fonti scritte
L'unica fonte scritta antica è un opuscolo del 1866: Bianca di Collalto — Leggenda veneziana di Pasquale Negri, stampato a Venezia da Tip. Melch. Fontana e conservato presso la Fondazione Querini Stampalia. Nel 2001 l'Associazione Europa Veneta lo ha ripubblicato a cura di Edoardo Rubini.
L'opuscolo va letto nel suo contesto storico: fu scritto nel primo anno dell'annessione del Veneto al Regno d'Italia. Come osserva Rubini, la ferocia dei personaggi bavaresi riflette l'ostilità verso l'Austria appena sconfitta. Bianca non è solo una vittima: incarna la Madrepatria veneta avvilita da secoli di dominazione straniera.
Due versioni
La tradizione orale locale, confermata dalla messa in scena teatrale, racconta che Bianca fu murata viva per gelosia da una contessa all'epoca delle crociate. La versione di Negri (1866) attribuisce invece la colpa a nobili bavaresi, in chiave anti-austriaca.
Entrambe le versioni concordano sul fatto che il protagonista maschile della vicenda fosse il conte Guiscardo di Collalto, erede di una delle famiglie più antiche della nobiltà trevigiana, legata al Sacro Romano Impero fin dall'Alto Medioevo.
Il fantasma
Da allora, la tradizione vuole che il fantasma di Bianca appaia ancora sulle mura del castello. È vestita di bianco e si manifesta soprattutto ai discendenti della famiglia Collalto. La descrivono come una figura luminosa, quasi trasparente, che si staglia contro il cielo scuro della torre prima di dissolversi nel nulla.
Fonti e limiti
Non esistono documenti d'epoca medievale che confermino la vicenda. L'unico testo è l'opuscolo di Negri del 1866. La tradizione orale locale è viva ma non documentata prima dell'Ottocento. La storia appartiene quindi al folklore, non alla storia documentata.
IPAZIA: Due elementi mi colpiscono. Il primo: la leggenda ha una data di nascita precisa — il 1866, anno dell'annessione del Veneto. Bianca è il simbolo di una regione che si sente vittima. Il secondo: a distanza di 150 anni, la storia è ancora viva, raccontata dai nonni ai nipotini, messa in scena a teatro. Questo è il vero potere del folklore.
Firma: Ipazia Agnesi
Fonti