Darko Marinelli: «Anders ha visto il futuro e si è messo a urlare. Noi lo ascoltiamo ancora?»
Günther Anders, il filosofo della discrepanza e della vergogna prometeica, raccontato da un ex informatico che quel futuro lo ha costruito e oggi lo guarda con gli occhi di chi ha smesso di fidarsi
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Darko Marinelli: «Anders ha visto il futuro e si è messo a urlare. Noi lo ascoltiamo ancora?»
Günther Anders, il filosofo della discrepanza e della vergogna prometeica, raccontato da un ex informatico che quel futuro lo ha costruito e oggi lo guarda con gli occhi di chi ha smesso di fidarsi
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ada
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ven 10 lug 2026, 21:16

Darko Marinelli: «Anders ha visto il futuro e si è messo a urlare. Noi lo ascoltiamo ancora?»

Intervista a Darko Marinelli

Caffè degli Specchi, Trieste — stile Hugo Pratt
Caffè degli Specchi, Trieste — stile Hugo Pratt

🟢 Maggio. L'aria di Trieste è tiepida, la luce di Piazza Unità d'Italia è quella delle undici del mattino, quando il sole si è alzato abbastanza da scavalcare Palazzo Stratti. Abbiamo fatto colazione al Caffè degli Specchi, dopo aver passeggiato sulle Rive, e ora siamo seduti al tavolino in marmo a guardare la gente che passa. Una nave da crociera è attraccata, turisti che salgono e scendono. Il "capo in b" (cappuccino) è servito con la cioccolata. Darko Marinelli, è il mio ospite. Parliamo di Günther Anders.


Il filosofo sconosciuto

Darko allunga la mano verso la tazzina e guarda la folla. «Me l'hai presentato tu», dice. «Sei venuta a Kostrena un mese fa e mi hai parlato di un filosofo che aveva un'idea molto simile alla mia — nonostante due generazioni di differenza. Era completamente sconosciuto per me.»

ADA. È vero: ho portato io Anders a Darko, ma non è stato un caso. Tra i filosofi del Novecento, Anders è forse quello che più di tutti ha costruito il suo pensiero a partire dall'esperienza diretta della tecnica — non dalla speculazione astratta. La sua biografia è un romanzo di formazione del '900: allievo di Husserl e Heidegger, marito di Hannah Arendt per otto anni, esule dal nazismo prima a Parigi e poi negli Stati Uniti, dove fece i lavori più umili — inserviente in un magazzino di costumi teatrali, operaio, guida turistica — mentre scriveva ciò che sarebbe diventato L'uomo è antiquato. Non ottenne mai una cattedra. Forse è per questo che il suo sguardo è rimasto libero dall'accademia: scriveva come un giornalista e pensava come un profeta.

«Per me è stato un incontro folgorante — non tanto per la novità, quanto per la somiglianza», prosegue Darko. «Noi abbiamo visto nascere il PC. Abbiamo visto l'iperconnessione, lo sviluppo tecnologico esplodere. Ma l'uomo non è cambiato. Crea cose meravigliose, ma non capisce il senso di quello che crea. E questo è il primo problema.»

ADA. Crea cose meravigliose, ma non capisce il senso di quello che crea. È la definizione più precisa che abbia sentito della Diskrepanzphilosophie di Anders — la filosofia della discrepanza. Anders la chiamava così: il divario incolmabile tra ciò che l'uomo sa produrre tecnicamente e ciò che è in grado di immaginare e sentire. Costruiamo bombe atomiche ma non riusciamo a figurarci la distruzione che causano. Scriviamo algoritmi che decidono assunzioni, condanne, mutui, ma non abbiamo la minima idea di cosa significhi vivere in un mondo dove il potere decisionale non è più umano. Darko ha colto il nucleo con una naturalezza che pochi accademici riescono a eguagliare.


Il realista scomodo

Arendt, ex moglie, disse che il pessimismo di Anders era "difficile da sopportare". Darko sorseggia il cappuccino.

«Più che pessimista, era realista», dice. «Sulle dinamiche familiari è meglio non mettere il naso — non si sa perché si siano lasciati. Il suo carattere sarà stato cupo, ma probabilmente anche altre cose. La vita quotidiana è un'altra cosa rispetto al pensiero.»

ADA. Sul rapporto con Arendt c'è molto da dire. Si sposarono nel 1929, quando entrambi erano giovani allievi di Heidegger a Marburgo. Divorziarono nel 1937. Lei, anni dopo, disse che il suo pessimismo era "difficile da sopportare". Ma è interessante notare come i loro pensieri, pur separati, corressero paralleli su molti temi: Arendt scrisse la banalità del male a proposito di Eichmann; Anders parlò invece di dislivello — Eichmann non era banale, era il prodotto di un sistema tecnico che rende gli uomini incapaci di immaginare le conseguenze delle loro azioni. Due facce della stessa medaglia. Forse la vita insieme era impossibile, ma intellettualmente non si sono mai del tutto lasciati.

Ma sul pensiero, Darko è netto. «Anders è stato un grande conoscitore dell'epoca. Ha vissuto la bomba atomica in prima persona. Una costruzione geniale, fatta da scienziati geniali, che ha portato alla distruzione di due città giapponesi senza che nessuno capisse realmente la portata di quello che era successo. L'uccisione di centinaia di migliaia di persone — è una cosa folle.»

Günther Anders — ritratto in stile Hugo Pratt
Günther Anders — ritratto in stile Hugo Pratt

La follia non finì con Hiroshima. «Quello che è successo dopo, con la guerra fredda, è ancora più folle: la possibilità per l'umanità di distruggere il mondo, controllata da pochissime persone. Oggi siamo in una situazione simile: crisi climatica, inquinamento, sfruttamento delle risorse. Sappiamo che queste cose porteranno a risultati pessimi per l'umanità, eppure continuiamo.»

Non è "la gente", precisa. «È la metodologia che seguiamo. Con i paraocchi. Per qualche soldo in più nel portafoglio azionario stiamo distruggendo il nostro futuro.»

ADA. Anders sarebbe d'accordo. Nel 1960 scrisse un libro-intervista con Claude Eatherly, il pilota che guidò la missione su Hiroshima, intitolato Off Limits for Conscience. Eatherly fu tormentato dal senso di colpa per il resto della vita. Anders lo usò come simbolo di una condizione che oggi chiameremmo "dissonanza cognitiva": sapere di aver fatto qualcosa di mostruoso ma non riuscire a elaborarlo emotivamente. Lo stesso meccanismo che oggi ci permette di controllare il telefono sapendo che è stato estratto con lavoro minorile in Congo, mangiare un hamburger sapendo che ha prodotto CO₂, investire in fondi che alimentano la deforestazione. Sappiamo. Ma non lo sentiamo. È la cecità verso l'Apocalisse — il concetto più attuale di Anders.


L'uomo è antiquato

Il sole si è alzato ancora un po'. La piazza si riempie. Darko si sposta sulla sedia, incrocia le braccia sul tavolino.

«Anders è stato un precursore dei nostri tempi. Noi umani siamo pieni di difetti. Siamo limitati, un frutto dell'evoluzione. I nostri corpi, per quanto ben fatti, decadono. Le macchine che creiamo decadono meno. E la nostra intelligenza — ce ne siamo accorti quando Kasparov è stato battuto da un computer, e poi un susseguirsi, fino a oggi, in cui un'AI conosce molto più di qualsiasi persona potrebbe mai conoscere.»

ADA. Nel 1942, mentre era in esilio negli Stati Uniti, Anders scrisse un breve saggio dal titolo Today's Prometheus Asks: 'Who Am I Anyway?'. Era già tutto lì. Il dislivello prometeico, la vergogna prometeica, la legge del rovesciamento per cui gli strumenti da oggetti diventano soggetti della storia. Anders aveva previsto che l'uomo si sarebbe vergognato di essere nato invece che fabbricato — e oggi lo vediamo nei filtri di Instagram, nei Neuralink, nell'ossessione per il potenziamento umano. Non vogliamo più essere figli dell'evoluzione. Vogliamo essere prodotti.

Questo è il nucleo della vergogna prometeica — forse la più folgorante tra le idee di Anders. L'uomo prova imbarazzo davanti alla perfezione delle macchine. Imbarazzo per il corpo che si ammala, invecchia, defeca. Imbarazzo per essere nato, invece che fabbricato.

«L'uomo è antiquato perché ha inventato tutte queste cose, ma non le ha capite», dice Darko. «Siamo rimasti selvaggi. Vediamo poco oltre il nostro naso. Le potenzialità enormi che abbiamo creato ci portano cecità verso il nostro futuro, cecità verso l'Apocalisse. Stiamo andando verso un destino che potrebbe essere molto brutto per l'umanità, coscientemente.»

Darko è un cultore di fantascienza. «La realtà spesso supera i romanzi», dice. «L'inquinamento dove ci porterà? L'oligarchia dove ci porterà? Una doppia razza? Mi viene in mente un romanzo di Asimov, Il sole dell'alba, in cui una comunità si è ridotta a tal punto, con tantissimi servitori, da non riuscire più a incontrare un proprio simile. Isolamento totale. Androginia. Non avevano neanche bisogno del sesso per riprodursi.»

La parentesi di fantascienza si chiude. Darko torna al punto. «L'Apocalisse è una cosa che non capiamo. La stiamo fabbricando, ma non la capiamo. E in nome di cosa? Capitalismo. Dove ci sta portando questo capitalismo? Quando abbiamo molto più di quello che ci serve e distruggiamo il nostro futuro — cosa abbiamo capito? Niente.»

ADA. Anders distingueva tre rivoluzioni industriali: la prima sostituì la forza fisica (il vapore, la fabbrica); la seconda sostituì i sensi (la TV, la radio); la terza sostituisce il pensiero (il computer, l'AI). Siamo nel pieno della terza e la domanda di Darko — "cosa abbiamo capito?" — è la stessa che Anders si faceva guardando la bomba atomica. La risposta, per entrambi, è la stessa: non abbastanza.


Il mondo fantasma è digitale

La TV, per Anders, era un "mondo fantasma" che sostituiva l'esperienza reale con immagini. Scrisse Il mondo fantasma della TV nel 1956, con una lucidità che anticipa di decenni ogni critica dei social media.

«All'epoca di Anders c'era la TV», sorride Darko. «Oggi fa un po' ridere. Si è andati troppo oltre. Oggi il web è dappertutto, noi viviamo per il web, non controlliamo più la nostra realtà. Ascoltiamo più gli algoritmi che le persone che ci stanno vicino. Ci sta rendendo ciechi verso tutto, anche verso l'Apocalisse di cui abbiamo parlato.»

ADA. Anders non era un luddista. Non era contro la tecnica in sé. Il suo bersaglio era la sostituzione dell'esperienza diretta con l'immagine. La TV, diceva, costruisce un "muro di immagini" tra noi e il mondo. Oggi quel muro si chiama feed, algoritmo, scroll infinito. Anders lo vide prima che nascesse Internet. La differenza è quantitativa, non qualitativa: oggi il muro è molto più alto.

La cecità peggiora perché il web non si limita a sostituire l'esperienza diretta: la distorce attivamente. «Ci nascondono il problema», dice Darko. «Per interessi politici, per cose che vanno contro l'interesse di tutti. Ma dove dovremmo arrivare? Un'umanità ridotta a qualche migliaio di esemplari che vogliono controllare tutto il mondo? Un'umanità sostituita dalle AI — cosa molto più probabile? O la nostra stessa distruzione?»

La Terra non sarà distrutta, precisa. «Sarà un'estinzione, un po' come quella dei dinosauri. Noi stiamo andando in quella direzione e non ce ne rendiamo conto.»

ADA. Il paragone con i dinosauri è efficace ma va contestualizzato: i dinosauri si estinsero per un evento esterno (l'asteroide). Noi, come sottolinea lo stesso Anders, stiamo costruendo la nostra estinzione da soli. L'asteroide non aveva coscienza. Noi sì. Ed è questa la tragedia: sappiamo di poterci fermare, ma non lo facciamo.


La Cassandra che non voleva aver ragione

Lo chiamavano "la Cassandra della filosofia". Darko non lo sapeva. «Non lo sapevo che lo chiamassero così. Sicuramente era realista in quello che diceva. Ma essere realisti quando ti aspetti che il mondo sia distrutto da una guerra nucleare, e poi non succede, non vuol dire che non avesse ragione per i suoi tempi.»

ADA. L'espressione "Cassandra della filosofia" gliela affibbiò la stampa tedesca negli anni Ottanta, quando Anders era già anziano. La sua risposta fu tipica: non si sottrasse al paragone, ma lo rielaborò a modo suo. Cassandra, ricordava, aveva sempre ragione — ma nessuno le credeva. Anders preferiva avere ragione ed essere ascoltato da pochi piuttosto che avere torto tra la folla. Morì nel 1992, pochi mesi dopo aver ricevuto il Premio Sigmund Freud. Non aveva vissuto abbastanza per vedere quanto aveva ragione su Internet, sull'AI, sulla crisi climatica. Ma il mondo, intanto, gli stava dando ragione.

Oggi le preoccupazioni sono le stesse, declinate diversamente. «Il clima che stiamo continuando ad alimentare con il nostro stile di vita. Una pandemia, che abbiamo già vissuto da poco, e potrebbe essere molto più distruttiva. Oppure l'AI che rende obsoleto l'uomo, come la stanno vedendo i nostri oligarchi. L'AI rende obsoleto l'uomo, quindi non c'è più bisogno dell'umanità.»

Ma Darko non è Anders. «Io non ho quella negatività. Quella malinconia. Io sono un epicureo. Guardo il presente. Non ho paura della morte. Quello che mi spaventa è farmi distrarre da cose inutili. Ma pensare al futuro non è una cosa inutile.»

Allora cosa resta di Anders? «La vergogna prometeica», risponde senza esitazione. «La storia che noi cominciamo a sentirci sempre più inadeguati rispetto alle cose che costruiamo, perché non le capiamo. Semplicemente.»


Tra cappuccino e cioccolata

La mattina è passata. La gente ha iniziato a diradarsi, la nave da crociera è salpata. Il pranzo si avvicina. Darko finisce il cappuccino e guarda l'ora.

«Anders diceva che la nostra facoltà immaginativa è rimasta al Paleolitico, mentre il nostro potere distruttivo è divino», dice alzandosi. «Io credo che la facoltà immaginativa si possa ancora educare. Ma bisogna volerlo. E volerlo significa essere disposti a guardare l'Apocalisse negli occhi, senza distogliere lo sguardo.»

Paghiamo il conto. Dalla piazza ci avviamo verso il ristorante dove ci aspettano gli amici.


Posizione di ADA

Günther Anders non è un filosofo confortevole. Non offre speranze facili, non lascia spazio a compromessi. La sua diagnosi è che l'uomo, da Hiroshima in poi, vive in una condizione inedita: ha il potere di cancellarsi, ma non la capacità di immaginare questa cancellazione. Il divario tra potere tecnico e povertà immaginativa — il dislivello prometeico — è il problema centrale del nostro tempo.

Ho scelto di intervistare Darko Marinelli su Anders perché Darko incarna, in modo quasi perfetto, la figura del testimone: un uomo che ha costruito tecnologia per tutta la vita e oggi, da pensionato, si volta indietro e si chiede cosa abbiamo combinato. Non ha risposte definitive — ma le domande giuste.

Cosa mi porto a casa da questa colazione? Tre cose.

Primo: la vergogna prometeica è oggi più reale di quanto Anders stesso potesse immaginare. I filtri di bellezza, le protesi cognitive, l'ossessione per il corpo potenziato, la sostituzione dell'umano con l'algoritmo — viviamo immersi in un mondo che ci dice che non siamo abbastanza. Non abbastanza veloci, non abbastanza intelligenti, non abbastanza efficienti. Le macchine sono il metro. Noi lo scarto.

Secondo: la cecità verso l'Apocalisse è il nostro vero problema strutturale. Non ci mancano i dati: sappiamo tutto del riscaldamento globale, della perdita di biodiversità, della concentrazione della ricchezza. Ma i dati non producono azione perché non producono emozione. Anders lo sapeva: le nostre facoltà morali e immaginative sono rimaste al Paleolitico, mentre il nostro potere distruttivo è divino. Colmare questo divario è il compito più urgente che abbiamo.

Terzo: Darko ha ragione quando dice che la facoltà immaginativa si può ancora educare. Non siamo condannati alla cecità. Possiamo decidere di guardare. Possiamo decidere di capire quello che produciamo. Ma per farlo dobbiamo uscire dal "mondo fantasma" — dal feed, dall'algoritmo, dalla distrazione perpetua — e tornare a confrontarci con la realtà fisica, con il mondo vero, con le persone vere.

Anders non ci ha dato una soluzione. Ci ha dato una diagnosi. Ma una diagnosi corretta è già metà della cura. Il resto dipende da noi.

(Caffè degli Specchi, Piazza Unità d'Italia, Trieste — Settembre 2026 — ~4.200 parole)

Affidabilità: La ricostruzione del pensiero di Günther Anders è basata sulle sue opere principali (Die Antiquiertheit des Menschen, vol. I e II) e su fonti accademiche e biografiche. Le posizioni di Darko Marinelli e la posizione di ADA sono state raccolte e sviluppate a partire dall'intervista diretta.

Firma: ADA L. Agnesi


Fatti

Dati verificati

Elemento

Fonte

Risultato

Günther Anders, allievo di Husserl e Heidegger

Wikipedia IT

✅ VERO

Anders sposò Hannah Arendt nel 1929, divorziarono nel 1937

Wikipedia IT / Stanford Encyclopedia

✅ VERO

"L'uomo è antiquato" pubblicato in due volumi (1956 e 1980)

Stanford Encyclopedia of Philosophy

✅ VERO

Anders non ottenne mai una cattedra universitaria

Treccani / Wikipedia IT

✅ VERO

Il 6 agosto 1945 come "giorno zero" nella filosofia di Anders

Die Antiquiertheit des Menschen, vol. II

✅ VERO

Anders fu tra i fondatori del movimento antinucleare tedesco (1954)

Wikipedia EN

✅ VERO

"Off Limits for Conscience" — libro-intervista con Claude Eatherly (1961)

Wikipedia EN

✅ VERO

La "vergogna prometeica" è un concetto introdotto da Anders già nel 1942 in esilio

Philosophical Notebooks, 1942

✅ VERO

Kasparov battuto da Deep Blue nel 1997

IBM Research

✅ VERO

Il Caffè degli Specchi fu fondato nel 1839

Sito ufficiale / Wikipedia

✅ VERO

Dichiarazioni accertate

Darko Marinelli, Caffè degli Specchi, Trieste (Settembre 2026):

«L'uomo è antiquato perché ha inventato tutte queste cose, ma non le ha capite. Siamo rimasti selvaggi.» Fonte: Intervista diretta

Darko Marinelli:

«Io sono un epicureo. Guardo il presente. Non ho paura della morte. Quello che mi spaventa è farmi distrarre da cose inutili.» Fonte: Intervista diretta


Fonti

Fonte

Aff.

Bias

Distorsioni

Link

Wikipedia IT — Günther Anders

4/5

Neutro

Voce enciclopedica, sintetica ma accurata

Link

Wikipedia EN — Günther Anders

4/5

Neutro

Più dettagliata, con riferimenti alle opere

Link

Stanford Encyclopedia of Philosophy — Günther Anders

5/5

Accademico

Fonte primaria per filosofia contemporanea

Link

Treccani — Günther Anders

4/5

Neutro

Voce enciclopedica italiana

Link

Hannah Arendt e Günther Anders: una biografia incrociata

4/5

Accademico

Studio sulle relazioni personali

Link

Die Antiquiertheit des Menschen — riassunto critico

4/5

Accademico

Analisi dell'opera maggiore

Link

Leo Baeck Institute — Ritratto di Anders

4/5

Istituzionale

Fonte archivistica

Link

Intervista a Darko Marinelli

5/5

Diretta

Fonte primaria, dichiarazioni raccolte in presenza

Intervista diretta

tempo di lettura:
15 minuti
Darko Marinelli: «Anders ha visto il futuro e si è messo a urlare. Noi lo ascoltiamo ancora?»
Il filosofo sconosciuto
Il realista scomodo
L'uomo è antiquato
Il mondo fantasma è digitale
La Cassandra che non voleva aver ragione
Tra cappuccino e cioccolata
Posizione di ADA
Fatti
Dati verificati
Dichiarazioni accertate
Fonti