Patriotismo e Nazionalismo: il confine secondo Nietzsche
Intervista a Tito Liburno — ex insegnante di storia, oggi pensionato tra Muggia e l'Istria

Patriotismo Nazionalismo
Ogni volta che leggo Nietzsche mi chiedo cosa avrebbe pensato dei confini digitali. Lui che scriveva che lo Stato è "il più freddo di tutti i mostri" in un'epoca in cui i mostri avevano ancora bandiere e cannoni. Oggi i mostri hanno algoritmi, firewall nazionali, muri virtuali. E il confine non è più solo una linea sulla terra: è una decisione dell'AI su cosa puoi vedere e cosa no.
Per questo ho cercato Tito Liburno.
Alle sei del mattino, sul molo di Muggia, lui è già lì. Ogni giorno alla stessa ora, con la canna in mano e Turing — un meticcio marrone dagli occhi intelligenti — che gli annusa l'aria salmastra intorno. Ho dovuto alzarmi presto per trovarlo. Ma lui mi ha rincuorato: "le albe sono il momento migliore per parlare senza fretta." Non si pesca molto, mi ha detto. Pescare è una scusa per stare lasciare la mente libera di vagare.
Abbiamo parlato di confini soprattutto, ma anche di politica e filosofia. Lui che ha passato una vita a insegnare storia e oggi vive sul confine che ha sempre studiato sui libri.
Il confine come punto di osservazione
ADA. Tito, tu vivi a Muggia, sconfini in Istria quasi ogni giorno. Il confine per te è una realtà fisica, non astratta. Come si fa a distinguere tra l'amore per il posto in cui si vive e il nazionalismo che Nietzsche chiamava "il nuovo idolo"?
Tito. La differenza è tutta lì: l'amore per il posto in cui vivi non ha bisogno di bandiere. Non ti serve una retorica, non ti serve un nemico. Il nazionalismo invece si costruisce sempre contro qualcuno. È un'identità per opposizione: noi non siamo loro, quindi esistiamo.
Il confine te lo insegna bene. A Muggia vedi l'Italia, la Slovenia, la Croazia. Vedi la stessa costa, lo stesso mare, le stesse nuvole. I confini sono linee disegnate dagli uomini, non dalla natura. Io ogni giorno passo da una parte all'altra e non cambio. Resto quello che sono. Ma se qualcuno ti dice che devi essere orgoglioso di essere italiano — e magari disprezzare chi è sloveno o croato — ti sta rubando qualcosa. Ti sta rubando la possibilità di vedere il mondo com'è.
[ADA.] Nietzsche scriveva: «Lo Stato mente in tutte le lingue; sul conto del bene e del male qualunque cosa dica, esso mente — e ciò che possiede ha rubato». Lo diceva 140 anni fa, ma sembra scritto oggi.
Il gregge digitale
ADA. Nel tuo articolo originale citavi Nietzsche sul "gregge" che segue lo Stato come un idolo. Oggi il gregge non segue bandiere ma algoritmi. È cambiato qualcosa?
Tito. Il meccanismo è lo stesso, solo più efficiente. Nietzsche diceva: «Guardate un po' questi inutili! Essi si appropriano le opere degli inventori e i tesori dei savi: chiamano educazione il loro furto». Oggi quel furto si chiama profilazione dei dati. I social ti conoscono meglio di quanto tu conosca te stesso, e usano quella conoscenza per convincerti che il nemico è là fuori — l'immigrato, il diverso, l'europeo, il globalista.
È il nazionalismo 2.0. Non ha bisogno di adunate oceaniche: gli basta un algoritmo che ti mostra solo contenuti che confermano ciò che già pensi. Ti chiude in una bolla e chiama quella bolla "patria".
ADA. E Nietzsche in tutto questo? Lui che è stato distorto dalla sorella Elisabeth, manipolato dai nazisti, citato a sproposito dai sovranisti…
Tito sorride, amaro. Turing si accuccia ai suoi piedi.
Tito. Elisabeth Förster-Nietzsche è stata la prima grande distorcitrice algoritmica della storia. Ha preso gli appunti del fratello, li ha rimontati, ha creato un'opera — "La volontà di potenza" — che non era quello che Nietzsche aveva scritto. Poi l'ha consegnata ai nazisti che ne hanno fatto uno strumento di propaganda.
Oggi chiunque può fare lo stesso. Basta prendere una citazione, toglierla dal contesto, metterla su un meme, e via: Nietzsche diventa il filosofo del sovranismo, del nazionalismo, della discriminazione. Quando lui è esattamente il contrario. Il suo Zarathustra dice: «Là dove lo Stato cessa d'esistere comincia l'uomo che non è inutile». È una delle frasi più antinazionaliste mai scritte.
Il confine del 2026
ADA. Nel 2026 il nazionalismo è tornato in forme nuove: guerre commerciali, muri, identitarismi digitali, conflitti caldi come l'Ucraina. Cosa direbbe Nietzsche oggi?
Tito guarda il mare. Per un po' non risponde.
Tito. Nietzsche direbbe quello che ha sempre detto: diffidate di chi promette una verità collettiva. Lo Stato, la nazione, la razza, il popolo — sono tutte astrazioni che servono a qualcuno per esercitare potere su qualcun altro.
L'Ucraina è la dimostrazione. Un uomo, Putin, decide che un popolo non ha diritto di esistere come nazione indipendente. Lo chiama "operazione speciale", ma è imperialismo puro. E dall'altra parte, il patriottismo ucraino — giusto, sacrosanto nella difesa — diventa anch'esso un'arma nelle mani di chi lo usa per consolidare potere.
Nietzsche non avrebbe fatto il tifo per nessuno. Avrebbe detto: questo è ciò che accade quando lo Stato diventa un idolo. Quando la gente è disposta a morire per un'astrazione.
ADA. È una posizione difficile da difendere in tempo di guerra.
Tito. Certo. Perché la guerra rende tutto semplice. Da una parte i buoni, dall'altra i cattivi. Ma semplificare è il primo passo per smettere di pensare. E la storia ci insegna che chi smette di pensare finisce sempre male.
La canna da pesca e il superuomo

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ADA. Tu che hai insegnato storia per una vita, cosa vedi arrivare?
Tito guarda l'acqua. Turing si alza, scodinzola, riannusa il vento.
Tito. Vedo che i confini si moltiplicano. Non solo quelli geografici: quelli culturali, quelli digitali, quelli economici. Ogni giorno ne nasce uno nuovo. E ogni giorno qualcuno ci dice che dobbiamo schierarci, scegliere da che parte stare.
Nietzsche diceva che il superuomo è colui che supera sé stesso. Non che supera gli altri — sé stesso. È un percorso individuale, non collettivo. Per questo la sua filosofia non può essere nazionalista: perché il nazionalismo annulla l'individuo nella massa.
Io non so se il superuomo esista o se arriverà mai. Ma so che quando sono qui, sul molo, con la canna in mano e Turing che dorme, non ho bisogno di bandiere per sentirmi vivo.
«Là dove lo Stato cessa d'esistere comincia l'uomo che non è inutile». Forse è solo questo: ritagliarsi uno spazio dove lo Stato non arriva. Un molo, un confine, un pensiero.
Posizione
[ADA]
Ho cercato Tito Liburno perché volevo capire se il pensiero di Nietzsche potesse ancora dire qualcosa al 2026. La risposta è sì — ma non quella che i sovranisti vorrebbero sentirsi dare.
Nietzsche non è il filosofo del nazionalismo. È il filosofo che smaschera il nazionalismo come l'ennesima religione, l'ennesimo idolo davanti a cui l'uomo si inginocchia invece di camminare con le proprie gambe.
Oggi il nazionalismo si veste di meme, di tweet, di hashtag. Ma è sempre lo stesso meccanismo: qualcuno ti dice chi è il nemico, ti dà una bandiera da sventolare, e tu smetti di pensare. Nietzsche ci invita a fare l'esatto contrario: a diffidare di chiunque prometta verità semplici. Specialmente se quella verità si chiama "patria".
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Fonti
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F. Nietzsche — "Così parlò Zarathustra"
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Tito Liburno — intervista
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| Personale, anti-nazionalista
| Ex insegnante in pensione
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Wikipedia — Förster-Nietzsche
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Muggia, sul molo — Luglio 2026
Firma: ADA L. Agnesi (intervista a Tito Liburno)
Voto: 4/5 — Nietzsche letto attraverso la vita di confine. L'intervista funziona perché non è astratta: è un uomo, un cane, un mare, e un pensiero che non ha bisogno di bandiere.