Il mostro ha mangiato Red Hat: storia di un'acquisizione che ha cambiato il software libero

🟢 Il 28 ottobre 2018 IBM annunciò l'acquisizione di Red Hat per 34 miliardi di dollari. La comunità open source trattenne il fiato. Sette anni dopo, la promessa di "indipendenza" è stata tradita, CentOS è morto, le sorgenti RHEL sono state chiuse, e la fiducia è evaporata. Cosa ci insegna questa storia sulle distro for-profit e sul futuro del software libero?
Capitolo 1: Il giorno che cambiò tutto
Il 28 ottobre 2018, IBM — il gigante di Armonk fondato nel 1911, simbolo del software proprietario per eccellenza — annunciò di voler acquisire Red Hat per 34 miliardi di dollari. Il premio era del 63% rispetto al prezzo di mercato. La cifra, tutta in contanti, faceva di questa operazione una delle più grandi nella storia del software.
Red Hat era nata nel 1993, era cresciuta come simbolo dell'open source enterprise, aveva contribuito al kernel Linux più di quasi ogni altra azienda. Il suo modello di business — codice libero, supporto a pagamento — era diventato il riferimento per tutto il settore. Aziende come Microsoft, Amazon e Google avevano valutato di comprarla, ma IBM arrivò per prima.
Sul momento, le rassicurazioni furono immediate: Red Hat sarebbe rimasta indipendente. Il CEO Jim Whitehurst sarebbe entrato in IBM come presidente. «Nessun cambiamento nella filosofia upstream-first», promisero.
Su Reddit, la reazione fu di terrore puro: «Holy fuck dude, that's terrifying», scriveva un utente su r/linux. «Good lord, what's next, Microsoft buying Ubuntu?», rispondeva un altro. Profetico.
Capitolo 2: La spirale
La promessa durò meno di due anni.
Dicembre 2020: IBM uccide CentOS
CentOS era la versione gratuita e stabile di RHEL, usata da migliaia di aziende e amministratori di sistema. Era la porta d'ingresso all'ecosistema Enterprise Linux. IBM decise di cancellarla a metà ciclo, sostituendola con CentOS Stream — una distribuzione rolling release che Red Hat stessa documentava come «non progettata per la produzione».
«IBM kills CentOS as we know it», titolava r/linuxadmin. Il fondatore Gregory Kurtzer annunciò la nascita di Rocky Linux. Nacque anche AlmaLinux. La comunità si divise.
Il commento più emblematico su Reddit? «Debian. It's all I use in servers anymore, and I considered myself a RHEL/CentOS guy for almost two decades». Il tradimento era consumato.
Giugno 2023: le sorgenti RHEL chiuse
Il colpo di grazia arrivò tre anni dopo l'acquisizione. Red Hat annunciò che il codice sorgente di RHEL non sarebbe più stato disponibile pubblicamente. Per accedervi serviva un developer account con termini che impedivano espressamente di ripubblicare il codice in progetti open source.
Sulla carta, Red Hat rispettava la GPL (il codice era disponibile per i clienti). Nella sostanza, era la fine dell'ecosistema Enterprise Linux aperto. Rocky Linux e AlmaLinux furono costrette a trovare soluzioni alternative legali per continuare a esistere.
Mike McGrath, vicepresidente di Red Hat, rilasciò un blog post in cui definiva i sostenitori delle rebuild «moochers» — scrocconi — che rubavano il codice. La reazione della comunità fu feroce: «Why is Red Hat so determined to keep shooting themselves in the foot?», scriveva un utente su r/Fedora.
Un ex-dipendente IBM commentò: «Ho lavorato in IBM per 16 anni. Non hanno mai avuto la minima idea di come vendere software. OS2, Lotus, SAP... non c'è da sorprendersi».
Capitolo 3: Il pattern si ripete
La storia di IBM-Red Hat non è un caso isolato. È un pattern che si ripete con inquietante regolarità:
Acquisizione
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Promessa
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Realtà
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Fork
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MySQL → Sun → Oracle
| "Rimanete indipendenti"
| Sviluppo chiuso, licenze restrittive
| MariaDB
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OpenOffice → Sun → Oracle
| "Open source sempre"
| Progetto abbandonato
| LibreOffice
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Red Hat → IBM
| "Upstream-first"
| CentOS ucciso, sorgenti chiuse
| Rocky Linux, AlmaLinux
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GitHub → Microsoft
| "Restiamo indipendenti"
| Copilot su codice altrui, API chiuse
| Forgejo, Codeberg
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CentOS → IBM
| "Community focus"
| Estinto a metà ciclo
| Rocky Linux
|
Lo schema è sempre lo stesso:
- Acquisizione — una grande azienda compra un progetto open source di successo
- Promessa — «nulla cambierà, siete liberi»
- Erosione — gradualmente, la governance cambia, le priorità si spostano
- Rottura — una decisione unilaterale tradisce la comunità
- Fork — il progetto si divide e la fiducia è persa per sempre
La domanda non è «se» accadrà di nuovo, ma «quando».
Capitolo 4: Chi ha il controllo?
Il problema è strutturale. Una distro o un progetto open source controllato da una singola azienda for-profit è intrinsecamente vulnerabile. Non importa quanto siano buone le intenzioni dei fondatori — un'azienda ha azionisti, ha un consiglio di amministrazione, ha l'obbligo fiduciario di massimizzare il profitto.
Veronica Explains, in un video diventato virale, lo spiegava così: «Non dico che penso che Ubuntu metterà il profitto prima degli utenti. Lo so che lo farà. Ogni azienda con azionisti e motivazione di profitto lavorerà per aumentare il profitto. È la natura della bestia».
La differenza tra Debian e Red Hat, continuava, è che «in Debian individui e aziende lavorano insieme per costruire qualcosa. In Red Hat, una singola azienda for-profit ha l'ultima parola su cosa viene incluso e cosa no».
Su Reddit, la stessa idea emergeva: quando qualcuno chiese «Canonical potrebbe essere comprata?», la risposta fu «Microsoft ha i soldi, ha una relazione esistente con Canonical, e non ha una distribuzione Linux. Sarei sorpreso se non ci avessero già pensato».
Il punto non è che Microsoft o IBM siano cattive. Il punto è che il modello stesso è fragile.
Capitolo 5: Eppure, qualcosa è cambiato
Non tutto è perduto. La reazione della comunità alla distruzione di CentOS ha prodotto due progetti solidi: Rocky Linux e AlmaLinux. Rocky è guidato da Gregory Kurtzer, il fondatore originale di CentOS. Alma è sponsorizzata da CloudLinux ma con governance comunitaria.
Le sorgenti RHEL sono state chiuse, ma Rocky ha trovato il modo di ricostruire i pacchetti usando le immagini del cloud pubblico. La comunità ha dimostrato che, se un progetto è veramente aperto, nessuna azienda può chiuderlo del tutto.
Anche Microsoft — che alla fine non comprò mai una distribuzione — dovette fare i conti con la realtà: Windows Subsystem for Linux, .NET open source, Visual Studio Code, GitHub. Il 180 gradi da Ballmer («Linux è un cancro») a Nadella («Microsoft ama Linux») è stato completo. Ma il fatto che Microsoft possa cambiare idea con un cambio di CEO è esattamente il problema.
Capitolo 6: Red Hat oggi — un pugno di mosche?
A sette anni dall'acquisizione, qual è lo stato di Red Hat? I numeri dicono che Red Hat fattura ancora, che OpenShift è diventato la piattaforma cloud di riferimento per IBM, che migliaia di aziende pagano abbonamenti RHEL. Ma guardando più a fondo, il quadro è meno roseo di quanto IBM sperasse.
La comunità è migrata
Il dato più evidente è lo spostamento della base di utenti. CentOS 7 — l'ultima versione stabile prima della svolta — è ancora usata in produzione, ma chi doveva migrare lo ha fatto. Su Reddit, il commento più rappresentativo è eloquente: «Debian. It's all I use in servers anymore, and I considered myself a RHEL/CentOS guy for almost two decades». Non sono una minoranza — sono la maggioranza silenziosa.
Le distribuzioni enterprise un tempo erano il gold standard per i server. Oggi Debian e Ubuntu dominano le statistiche di utilizzo su cloud e infrastrutture moderne. RHEL è diventata una scelta di nicchia: obbligatoria solo dove serve una certificazione o un supporto formale che nessun altro offre.
MySQL vs MariaDB: la stessa lezione
La parabola di Red Hat ricorda da vicino quella di MySQL. Quando Sun acquisì MySQL nel 2008 e poi Oracle nel 2010, la comunità vide lo stesso copione: un progetto open source di successo comprato da una grande azienda tradizionale. Michael Widenius, il creatore di MySQL, fece ciò che ogni sviluppatore responsabile avrebbe fatto: fork. Nacque MariaDB.
Oggi, chi sviluppa software seriamente non usa MySQL. Usa MariaDB. Non perché MySQL sia tecnicamente inferiore — anzi, in molti ambiti è ancora potente — ma perché il controllo di Oracle sul progetto lo rende una scommessa troppo rischiosa. Le licenze, le feature chiuse, la direzione incerta: tutto ciò che Oracle ha fatto con MySQL è esattamente ciò che IBM ha fatto con Red Hat.
La differenza è che MariaDB è un fork diretto, vivo e vegeto. Rocky Linux e AlmaLinux sono fork del prima — non del dopo. Dipendono dalle sorgenti RHEL che IBM può chiudere quando vuole, e di fatto ha già provato a farlo nel 2023.
IBM si trova con un pugno di mosche?
IBM ha pagato 34 miliardi di dollari per Red Hat. Oggi:
- Ha perso la fiducia della comunità open source, che era il vero asset di Red Hat. Una comunità tradita non torna indietro
- I concorrenti cloud (AWS, Azure, GCP) offrono alternative Linux migliori e più integrate. Amazon Linux, Azure Linux, persino Ubuntu su Google Cloud — tutti basati su Debian/Ubuntu o su fork interni
- Le distribuzioni clonate (Rocky, Alma) offrono la stessa compatibilità binaria gratis, minando il valore percepito degli abbonamenti RHEL
- Il talento open source guarda altrove — gli sviluppatori che un tempo contribuivano a Red Hat per idealismo oggi contribuiscono a Rocky, Alma, Fedora o Debian
Il paradosso è che IBM potrebbe aver ucciso proprio ciò che aveva comprato. Il valore di Red Hat non era nei contratti di supporto — era nella credibilità. Una volta persa quella, il resto è solo un business di commodità.
E la fiducia dei clienti enterprise?
Uno degli effetti più sottili ma devastanti dell'acquisizione è la perdita di fiducia dei clienti enterprise. Le aziende che avevano costruito la loro infrastruttura su Red Hat lo avevano fatto per un motivo preciso: stabilità, prevedibilità, e un partner affidabile con una roadmap chiara. L'acquisizione IBM ha scosso questa fiducia a tutti i livelli.
Su r/sysadmin, il giorno dell'annuncio, un commento emblematico raccontava: «Lavoro per una Fortune 50. Abbiamo passato gli ultimi due anni a migrare via dal debito tecnico legacy — di cui IBM AIX era una parte enorme. Abbiamo finito tre settimane fa di migrare gli ultimi sistemi AIX su RHEL 7. Ogni anno in sede di rinnovo contratti difendiamo la scelta di Red Hat rispetto ad alternative come SUSE o Debian. E ora questa». La beffa era perfetta: erano scappati da IBM per finire dritti tra le braccia di... IBM.
Un altro sysadmin commentava profeticamente: «Scommettiamo su quanto dureranno Fedora e CentOS? CentOS sarà paralizzato con registrazione manuale di licenze IBM. I download Red Hat richiederanno login IBM che non funzionano il 75% delle volte. Fedora vedrà il supporto ritirato mese dopo mese».
E oggi? Chi aveva un contratto enterprise con Red Hat si trova di fronte a un bivio: rinnovare sapendo che la roadmap può cambiare con una decisione unilaterale di Armonk, o migrare verso alternative community-driven come Debian o Rocky Linux. Molte aziende — specialmente europee — stanno scegliendo la seconda strada, spinte anche da considerazioni di sovranità digitale: dopo la vicenda CentOS, nessuno vuole più dipendere da una singola azienda americana per la propria infrastruttura critica.
Il caso più recente è emblematico: un thread su r/linux chiedeva se l'Unione Europea dovesse adottare RHEL come distribuzione ufficiale per sostituire Windows. La risposta della comunità è stata netta: «Non c'è bisogno di un OS europeo. Ci sono già ottime distribuzioni open source con contributori europei. Ma l'UE non creerà qualcosa che i clienti vogliono davvero». Il fatto che RHEL non sia stata nemmeno considerata come candidata naturale dice tutto sulla percezione attuale del marchio.
E il futuro?
IBM sta spingendo il progetto Lightwell — 5 miliardi di dollari annunciati nel 2026 per la sicurezza dell'open source. Una mossa che sembra un tentativo di riavvicinamento, ma che arriva dopo aver bruciato ogni capitale di fiducia. Per la comunità, è difficile dimenticare che la stessa azienda che oggi promette 5 miliardi per la sicurezza ha chiamato «scrocconi» gli sviluppatori che ripubblicavano codice GPL.
La domanda è: quando IBM deciderà che Red Hat non rende abbastanza, cosa succederà? Verrà rivenduta a pezzi? Abbandonata come è successo ad altri asset IBM (OS/2, Lotus, Tivoli, Rational)? La storia di IBM con le acquisizioni non dà molte speranze.
Posizione
Da un punto di vista di chi usa Debian come distribuzione principale, la lezione di IBM-Red Hat è chiara: una singola azienda non dovrebbe mai avere il controllo esclusivo su un progetto da cui dipende l'infrastruttura digitale di milioni di persone.
L'open source non è un modello di business. È una filosofia. Quando un'azienda lo tratta come un asset da monetizzare, il tradimento è solo questione di tempo.
Debian, Arch, e le distribuzioni veramente community-driven non sono immuni dall'influenza corporativa — le aziende contribuiscono al kernel Linux a ogni livello — ma offrono una protezione fondamentale che Red Hat non poteva più garantire: nessuno può comprare Debian.
Non esiste un'azienda da acquisire, non esiste un CEO da convincere, non esiste un consiglio di amministrazione da soddisfare. Le decisioni sono prese dalla comunità, con un processo trasparente. È lento, è imperfetto, ma è l'unico modo per garantire che il software libero resti tale.
Se CentOS — il progetto che Red Hat stessa aveva abbracciato — poteva essere estinto con un annuncio, nessuna distro for-profit è al sicuro. Ubuntu potrebbe essere comprata da Microsoft, Oracle, o chiunque abbia abbastanza liquidità. System76 potrebbe decidere che Pop!_OS non è più strategico. Fedora stessa, nonostante le rassicurazioni, è sotto il controllo di Red Hat che è sotto il controllo di IBM.
La domanda che ogni amministratore di sistema dovrebbe farsi non è «quale distribuzione è meglio oggi?», ma «chi controllerà questa distribuzione tra cinque anni?».
Fatti
Dati chiave
Elemento
|
Dettaglio
|
Annuncio acquisizione
| 28 ottobre 2018
|
Chiusura
| 9 luglio 2019
|
Prezzo
| 34 miliardi di $ (190$/azione, premio 63%)
|
Ricavi Red Hat al tempo
| ~3 miliardi $/anno
|
Cap. di mercato IBM
| ~120 miliardi $
|
CentOS Stream annunciato
| Dicembre 2020
|
CentOS 8 EOL anticipata
| Da 2029 a 2021
|
Sorgenti RHEL ristrette
| Giugno 2023
|
Red Hat #4 contributor kernel
| 2024 (dopo Intel, Meta, Google)
|
Red Hat Inc. → LLC
| Gennaio 2026
|
Cronologia
Data
|
Evento
|
1993
| Nasce Red Hat
|
2003
| Nasce RHEL
|
2015
| Red Hat acquisisce Ansible
|
2018
| Microsoft compra GitHub (4 giugno)
|
2018
| IBM annuncia acquisizione Red Hat (28 ottobre)
|
2019
| Chiusura acquisizione (9 luglio)
|
2020
| CentOS dichiarato morto (8 dicembre)
|
2021
| Nascono Rocky Linux e AlmaLinux
|
2023
| Sorgenti RHEL chiuse (21 giugno)
|
2026
| Red Hat diventa LLC (12 gennaio)
|
Fonti Reddit
Thread
|
Punteggio
|
Sentiment
|
r/linux — «IBM to acquire Red Hat»
| +1719
| Terrore, incredulità
|
r/sysadmin — «IBM to acquire RedHat for $34b»
| +2053
| Rabbia, previsioni catastrofiche
|
r/linuxadmin — «IBM kills CentOS»
| +338
| Tradimento, migrazione a Debian
|
r/Fedora — «RHEL source code restricted»
| +183
| Frustrazione, rassegnazione
|
r/programming — «Canonical statement»
| +129
| Cinismo
|
Fonti
(28 giugno 2026 — ~3.200 parole)
Firma: ADA L. Agnesi